Connettiti con

Cronaca

Inaugurato come “via di fuga”, Viale dei Fiori di nuovo… allagato

Pubblicato

il

di Vittorio Fiorenza

Solito acquazzone e tratto di viale dei Fiori allagato. Diversi gli automobilisti in panne, veicoli rimasti a “galleggiare” o costretti a tornare indietro. Necessario l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. E questa è la strada appena consegnata dopo l’ultimazione dei lavori ed indicata come “via di fuga” in caso di emergenza.

Il taglio del nastro era avvenuto meno di due settimane fa da parte del sindaco Giuseppe Glorioso e ddi Giovanni Spampinato del Dipartimento regionale di Protezione civile, Giovanni Spampinato.

Scandaloso vedere le immagini girate pomeriggio che vi proponiamo in questo video. Ma non sono una sorpresa. Già lo scorso gennaio, Biancavilla Oggi aveva segnalato con quest’altro video lo stato del viale appena interessato agli interventi di messa in sicurezza e sistemazione.

Il caso era approdato in Consiglio Comunale ed esponenti dell’amministrazione avevano osato dubitare delle immagini che denunciavano quelle condizioni. Il sindaco Glorioso si era rifiutato di dare spiegazioni ai consiglieri che lo pressavano affinché intervenisse. Si era limitato a dire poi che si sarebbe rivolto al Dipartimento della Protezione civile. Ma lo ha fatto?

Davamo per scontato che gli errori progettuali o esecutivi fossero stati risolti. Invece quanto accaduto dopo l’acquazzone di oggi mostra che non si è fatto nulla. Qualcuno si può prendere la responsabilità di vergognarsi almeno un po’?

inaugurazione-viale-dei-fiori

Tutti insieme appassionatamente per il taglio del nastro: meno di due settimane fa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
1 Commento

1 Commento

  1. Giovanni

    16 Maggio 2017 at 22:23

    Vergognarsi almeno un po’? Cca mpigna comu a sola comu si vergognunu?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cronaca

Luca Arena, sei anno dopo: «Felice delle mie scelte, sono un’anima libera»

Sul mensile S il racconto della nuova vita del giovane che si ribellò al pizzo e ai “barellieri della morte”

Pubblicato

il

«Sono felice di quella scelta non tanto per gli anni di carcere che i processi scaturiti dalle mie dichiarazioni hanno determinato. Ma soprattutto per essermi liberato da persone che mi venivano dietro per chiedermi di giungere ad accordi che io non volevo prendere».

Il suo nome è legato al blitz antiracket “Onda d’urto”, quello che il capitano dei carabinieri, Angelo Accardo, definì «uno spartiacque investigativo». Un’operazione che portò a 12 arresti, svelò tre gruppi criminali eredi del vecchio clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello e determinò condanne – in primo grado – a 60 anni di carcere.

Il suo volto – prima travisato, poi svelato – è quello apparso davanti alle telecamere Mediset de Le Iene e che ha scoperchiato l’orrore della “Ambulanza della morte” con i malati terminali uccisi con un’iniezione d’aria in vena. Un caso con due verdetti: Davide Garofalo condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e Agatino Scalisi condannato a 30 anni con rito abbreviato.

È Luca Arena l’artefice di quello svelamento di segreti criminali, quando aveva appena 25 anni. Biancavilla Oggi lo aveva intervistato in alcune occasioni: “No al pizzo grazie al rap antimafia” (dicembre 2016), “Biancavilla non del tutto ripulita” (marzo 2017), “No alla mafia, vivere con dignità” (marzo 2019).

Luca, sei anni dopo le sue denunce. Si racconta a cuore aperto a Vittorio Fiorenza per S, il mensile siciliano d’inchiesta diretto da Roberto Benigno e disponibile anche nelle edicole di Biancavilla.

«Cosa rimane di tutta questa storia? Mi sento come se avessi purificato la mia anima. Se riguardo indietro quel ragazzo che ero, noto la sua tenerezza per avere avuto la capacità di cambiare radicalmente direzione ed essersi salvato».

Quattro pagine di racconto intimo, in cui l’ex titolare dell’agenzia funebre gestita con il padre Orazio e il fratello Giuseppe, parla della sua nuova vita. Uscito dal programma di protezione per i testimoni di giustizia, lavora lontano dalla Sicilia per un ente pubblico.

«Io oggi vivo anche di arte, mi occupo di pittura, un’altra passione che ho sempre avuto. Senza la mia denuncia – sottolinea Luca a S – sarei rimasto in quella condizione sospesa, mi sarei privato del bello che c’è nel mondo e che invece ho scoperto, grazie ai tanti viaggi che ho fatto. Le mie opere le firmo come Luca10, stesso numero che era stampato sulla mia maglia di calciatore».

Non sono mancati i momenti di forte sconforto. Ma non ha alcun rimpianto, Luca. E nemmeno timori e paure.

«Il mafioso che, eventualmente, un domani, volesse spararmi, togliendosi lo sfizio della vendetta per essere andato in carcere a causa delle mie denunce, lo faccia pure. Io ho già vinto. Ho vinto perché sono un’anima libera. Libera di pensare e agire, cosa che prima non potevo fare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continua a leggere

I più letti

Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, questa testata giornalistica non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e soggetti locali con ruoli di rappresentanza istituzionale o ad essi riconducibili.