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«Padre Calaciura», marzo 1915-2015: album di una vita spesa per gli ultimi

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SCATTI INEDITI. Per i lettori di Biancavilla Oggi, i familiari di mons. Giosuè Calaciura, protagonista della vita cittadina del ‘900, aprono l’album dei ricordi. A 100 anni dalla nascita, l’intitolazione della circonvallazione nord.

di Vittorio Fiorenza

Un viaggio fotografico lungo una vita. Per la prima volta, grazie alla disponibilità dei familiari, che per i lettori di Biancavilla Oggi hanno aperto il proprio, ricchissimo album fotografico, ecco una piccola rassegna di immagini inedite sulla vita di mons. Giosuè Calaciura.

Il suo impegno di sacerdote, fino a diventare prevosto della chiesa madre. Il suo attivismo poliedrico per l’assistenza di ammalati, anziani e tossicodipendenti, dal “nuovo” ospedale alla fondazione dell’Opera Cenacolo Cristo Re. La sua attenzione verso gli ultimi, che da uomo dagli ampi orizzonti, lo portò fino in terra d’Africa. Negli scatti che qui pubblichiamo, ci sono momenti di eventi pubblici, ma anche di vita privata. C’è l’incontro con Papa Giovanni Paolo II. C’è l’abbraccio con mons. Carmelo Maglia, altro indimenticato sacerdote della Chiesa biancavillese.

Difficile riassumere in una sola photogallery la vita di «padre Calaciura», protagonista indiscusso della storia del Novecento di Biancavilla, morto nel 1998.

Domenica, a cento anni dalla sua nascita, per lui l’intitolazione della circonvallazione nord.

Per l’occasione è stato ristampato “Faville”, un libro con pensieri e riflessioni di mons. Calaciura pubblicato nel 1991 dall’Opera Cenacolo Cristo Re e che ora viene riproposto su iniziativa dei nipoti Grazia, Giuseppe ed Angela con l’integrazione di una rassegna fotografica e di una serie di testimonianze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da Biancavilla in direzione Catania: l’assurda calca sul vagone della Fce

Un’immagine eloquente inviataci da una nostra lettrice su come si viaggia sulla Circumetnea

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© Foto Biancavilla Oggi

Niente assembramenti, restrizioni sugli orari nei locali, regole su distanziamento, mascherine da indossare. D’accordo, serve a ridurre le occasioni di contatto e diffusione del coronavirus. Ma resta un aspetto critico ed irrisolto: quello dei trasporti pubblici. Un ‘esempio? La calca sulla Fce da Biancavilla verso Catania.

La foto che pubblichiamo è eloquente. Una nostra lettrice di Biancavilla l’ha inviata alla nostra redazione. «Mando delle foto di stamattina scattate in littorina. Ore 7, un solo vagone per Catania».

È venerdì mattina del 16 ottobre, ma è così tutti i giorni. Studenti e lavoratori pendolari si recano alle fermate della Ferrovia Circumetnea in attesa del treno diretto a Catania, passando per i vari paesi. Ognuno è diretto a scuola o in ufficio. C’è chi prende la littorina per andare in strutture pubbliche.

Questo è lo scenario: calca sul vagone. Viaggiatori ammassati occupano tutti i posti e gli spazi del corridoio. Nonostante portino tutti la mascherina, il contatto è troppo stretto. Comprensibile la preoccupazione. Eppure, c’è chi non può fare a meno del trasporto pubblico. In primis, gli studenti ma non soltanto loro. E quella foto della calca sulla littorina Fce, che da Biancavilla porta a Catania, fa una certa impressione. Soprattutto in un contesto -come quello delle ultime ore- in cui i contagi sono in aumento anche nel nostro comprensorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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