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Biancavilla, il paese più bello al mondo: il “sogno” di sentirlo al Tg1

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Blog Alessandro Scaccianoce

Potete immaginare con quale soddisfazione stamattina ho accolto in ufficio il saluto del collega che ha esordito: “Ieri al tg ho sentito parlare del tuo paese. Siete messi veramente male!”.

Eh già, siamo giunti alla ribalta mediatica, abbiamo conquistato l’ambito trofeo di fare la nostra bella passerella sul Tg1 nazionale! (ECCO QUI IL VIDEO)

Non so se vale in questo caso l’adagio “nel bene o nel male, purché se ne parli…!”. Purtroppo certa pubblicità non aiuta molto. Specialmente se si è impegnati – come nel mio caso – a sfatare i luoghi comuni dei colleghi del nord i quali credono che per le strade dei nostri paesi si assista ogni giorno a scene di sparatorie e rapine. Io sorrido dicendo: “ma non siamo mica nel far west, o nel terzo mondo…”. Poi ci pensa la cronaca a smentirmi puntualmente!

Negli ultimi mesi, in particolare, tra blitz e omicidi, ci siamo guadagnati ampi spazi sulle più note testate giornalistiche italiche. Qualcuno si è limitato a dire vagamente “nel catanese…” . Fiuuu, che sospiro di sollievo…!

La questione dell’amianto è seria. Per carità. Ma forse non tanto quanto si vorrebbe far credere. Tuttavia, mi rendo conto benissimo che se tutto questo clamore può aiutare a portare in paese un po’ di soldini, in un momento in cui la crisi economica sembra non lasciare spazio a iniziative economiche di nessun tipo, mi va pure bene. Se poi salviamo anche qualche vita umana, ancora meglio, ci mancherebbe.

Mi resta un solo rammarico: perché non riusciamo a conquistare copertine e titoli anche per qualche bella notizia, per un primato di eccellenza, per un merito significativo…?

I have a dream: quello di ritrovarmi ad accendere un giorno la tv e ascoltare al Tg1 la notizia: Biancavilla è il paese più bello al mondo dove poter vivere!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Günter sch

    21 Dicembre 2014 at 7:46

    Per me. Turista tedesca, biancavilla e la citta la piu sporca d’europa . é una vergogna !

  2. Salvo Messina

    26 Novembre 2014 at 18:17

    Ciao Alessandro! Sulla questione dell’amianto ci sarebbe tanto da dire, ma in tutti i casi, non credo sia così terribile come vogliono farci credere (sono ottimista!). Ho avuto modo di parlare con qualche oncologo (purtoppo) recentemente e mi è statto detto che non esistono, ad oggi, studi scientifici (dunque non basati esclusivamente sulla statistica) che attestino il reale rapporto causa/effetto tra fluoroedenite e cancro: sarà vero? Spesso si tende a mettere in un unico calderone amianto, notizie giornalistiche, allarmismi etc. Se queste notizie fossero finalizzate a “rifocillare” le casse comunali non mi stupirei più di tanto.
    Per ciò che riguarda il nostro paese …. cosa dire? Abbiamo eccellenze che molto spesso non vengono valorizzate con la necessaria attenzione; qualche esempio? I cosiddetti “cervelli” in fuga all’estero, aziende locali che primeggiano in Italia e all’estero, scuole pubbliche che si fregiano di premi di qualità con standard europei etc.
    Abbiamo anche molti difetti, ma sono convinto che il buon esempio sia sempre un buon traino verso il successo. Sursum Corda!
    Anch’io come te ho lo stesso sogno:quello di ritrovarmi ad accendere un giorno la tv e ascoltare al Tg1 la
    notizia: Biancavilla è il paese più bello al mondo dove poter vivere! Un abbraccio

  3. Pieroc Cannistraci

    26 Novembre 2014 at 16:06

    Caro Alessandro, a parte il fatto che il problema amianto che ha causato decine di morti a Biancavilla, non è un semplice trovata per fare arrivare qualche finanziamento per completare la bonifica, penso che per rendere il “paese più bello al mondo”, non basta solo sognare, ma impegnarsi tutti a che ciò avvenga. Purtroppo i giovani e molti “intellettuali”, preferisce farsi una “sega” mentale davanti alla tastiera del computer o col telefonino, sparando critiche a 360%, piuttosto che impegnarsi per la salvaguardia del territorio e della saluta pubblica, o su quale sviluppo ecosostenibile sia possibile nel nostro territorio. Scusami, niente di personale, ma il contesto generale è questo.

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

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