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Netturbini in stato di agitazione: c’è il rischio caos per San Placido

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I sindacati cominciano la protesta. La Cisl: «Assurdo, ci sono nuovi appalti in tutta la Sicilia, ma soltanto a Biancavilla, per colpa dell’amministrazione Glorioso, 14 padri di famiglia rischiano il loro posto».

di Vittorio Fiorenza

Il nuovo appalto del servizio di raccolta dei rifiuti, messo a punto dall’amministrazione Glorioso e vinto dalla Caruter di Brolo, rischia di fare una strage di posti di lavoro. Su 38 operatori ecologici della Dusty, ovvero il personale effettivo del cantiere di Biancavilla, dovrebbero essere 14, secondo le organizzazioni sindacali, ad essere licenziati e non essere riassorbiti dalla nuova impresa, in sfregio ad accordi e principi sindacali elementari. E quelli “fortunati”, viene ancora fatto presente dai lavoratori, dovrebbero «sottostare a modifiche contrattuali unilaterali con abbassamento di stipendio di 200-300 euro al mese».

Da qui, le fibrillazioni. Le proteste e i conseguenti disservizi potrebbero esplodere proprio in coincidenza delle festività patronali di San Placido e Maria Santissima dell’Elemosina e, in particolare, nelle giornate clou, tra il 4 e il 6 ottobre.

Gli operatori ecologici Dusty, che attendono di essere riassunti dalla Caruter, finora hanno tenuto un profilo basso e pacifico. Ma dopo la seconda riunione all’Ufficio provinciale del lavoro, che per i lavoratori ha prospettato uno scenario per nulla roseo (dalla perdita di garanzie contrattuali e di diritti acquisiti fino al licenziamento dall’oggi al domani per una parte di loro), cominciano a fare la voce grossa.

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Un momento della seconda riunione all’Ufficio provinciale del lavoro sulla vertenza Biancavilla

Come viene anticipato a Biancavilla Oggi, Cgil, Cisl e Uil stanno per proclamare lo stato di agitazione del cantiere biancavillese. Si comincerà il 1° ottobre con iniziative pacifiche ed assemblee. Se, però, la vertenza si dovesse incancrenire, il livello di lotta dovrebbe innalzarsi. L’intenzione è quella, per esempio, di rinunciare ad effettuare i servizi di pulizia straordinaria nei giorni clou della festa. E se si considera la grande folla che si concentra in quei giorni, da via Vittorio Emanuele al viale dei Fiori, in cui sono disseminate decine e decine di bancarelle, è facile immaginare il rischio caos in cui si potrebbe andare incontro.

I margini di trattativa non sembrano ampi e l’incontro all’Ufficio provinciale del lavoro è stato aggiornato al 7 ottobre, quando i festeggiamenti sono già passati. Il 10 ottobre, poi, scade la proroga che con ordinanza del sindaco Giuseppe Glorioso è stata data alla Dusty, nell’attesa del passaggio effettivo del servizio alla nuova ditta.

Timori e sospetti dei sindacati
«Noi temiamo il fatto che così come sono le cose -dichiara a Biancavilla Oggi Ignazio Arcidiacono, coordinatore del comparto Igiene ambientale della Cgil- il servizio di raccolta dei rifiuti a Biancavilla non potrà raggiungere gli standard minimi di efficienza. Se già si hanno difficoltà a svolgere il servizio ora, figuriamoci con 24 unità. Ecco perché è stato incomprensibile il tetto del monte ore stabilito dall’amministrazione comunale».

Arcidiacono non è uno che parla con frasi di circostanza e vuole essere ancora più chiaro: «L’ho detto all’Ufficio provinciale del lavoro e lo ribadisco, assumendomene le responsabilità. La sensazione è che si voglia adesso licenziare ed internalizzare alcuni servizi, per esempio quelli dell’isola ecologica, per poi lamentare che non si riesce ad essere efficienti e procedere con assunzioni proprie e discrezionali. Questo non è consentito dalla legge quadro, ma poi vedremo come gli amministratori si comporteranno».

L’esponente sindacale, poi, evidenzia che il caso di Biancavilla ha una singolare particolarità: «La situazione che si è creata a Biancavilla, con 14 lavoratori che dovrebbero essere tagliati fuori, è unica in Sicilia. In tutti gli altri comuni, tutti i lavoratori sono salvi e le amministrazioni, a differenza di quella guidata da Glorioso, hanno coinvolto le organizzazioni sindacali per concordare le modalità ed eventuali correttivi. Adesso ci troviamo a questo punto: proclamiamo lo stato di agitazione, che significa non svolgere nemmeno un minuto di straordinario. Certo che la situazione non è felice: come si fa a dire a 14 persone che perderanno il lavoro?».

Marcello Mazzeo, rappresentante sindacale unitario della Cgil, interpreta l’umore di tutti i colleghi: «Da parte nostra c’è una forte preoccupazione, dopo tanti anni di lavoro con sacrificio, adesso si fa leva su cavilli ed interpretazioni, pur di mettere alla porta dei padri di famiglia. Noi facciamo riferimento al nostro contratto collettivo nazionale di lavoro: non possono cancellarci dei diritti acquisiti, qui si fa scempio di principi sindacali, mentre garanzie elementari vengono calpestate ai danni dei lavoratori. Attueremo delle iniziative di lotta. Facciamo appello al sindaco Glorioso perché possa essere più ragionevole e chiuda questa vicenda senza che nessun operatore perda il pane con cui mantenere la propria famiglia».

Le organizzazioni sindacali, non a caso, avevano sollecitato, con tanto di convocazione ufficiale, la presenza del Comune nella persona del sindaco Glorioso al tavolo dell’Ufficio provinciale del lavoro. Tavolo al quale, però, era assente sia il primo cittadino o un suo assessore delegato sia il consulente in materia di rifiuti, Pasquale Lavenia. Glorioso ha preferito inviare, in rappresentanza del Comune, un legale, esperto in normative sul lavoro. Una figura tecnica, insomma, che i lavoratori e i sindacati hanno interpretato come «un chiaro segnale politico di prendere le distanze dalla vertenza e smarcarsi dalle preoccupazioni degli operatori ecologici».

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Infermieri contro l’Asp: «A Biancavilla personale carente, disagi per i pazienti»

Approssimazione e superficialità: duro atto d’accusa del sindacato NurSind, che annuncia un sit-in

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© Foto Biancavilla Oggi

Un sit-in è in programma venerdì prossimo, dalle ore 9 alle 13, da parte del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Una manifestare per lanciare un grido di allarme sulle condizioni venutesi a creare in tutta l’Asp di Catania e, in particolare, all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, convertito in struttura Covid.

«La scelta aziendale di convertire frettolosamente in Covid ha letteralmente “catapultato” i pazienti all’interno dei reparti senza che sia stata data la possibilità di una fattiva organizzazione strutturale e di personale. Di fatto –viene lamentato dal sindacato– in prima battuta i locali del pronto soccorso sono stati approntati senza i requisiti minimi di sicurezza atti a garantire la salute di chi, suo malgrado, è stato costretto al ricovero ospedaliero, anche per l’inefficacia complessiva dell’assistenza domiciliare».

«La struttura, essendo già ai minimi termini come personale infermieristico e di supporto, non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19” per cui, nonostante gli sforzi attuati dal personale, infermieri e operatori socio-sanitari hanno dovuto sopportare disagi enormi», viene ancora sottolineato dal Nursid.

«Per non parlare dell’elevato numero di pazienti che stazionano in pronto soccorso, la necessità di cambiare a mano i bomboloni d’ossigeno per l’assenza dei circuiti, l’assenza di un numero sufficiente di bocchettoni per aspirazione e spazi inadeguati non hanno permesso e non permettono di assistere i malati in maniera decorosa».

Salvatore Vaccaro, segretario territoriale del NurSind Catania, spiega: «Abbiamo fatto di tutto per collaborare con le istituzioni per mitigare l’impatto fisico e psicologico sui lavoratori; purtroppo dobbiamo affermare con grande amarezza che gli infermieri sono stati lasciati soli a gestire situazioni ingestibili strutturate con grande approssimazione e senza nessuna proattività da parte della direzione strategica».

«L’Asp doveva farsi trovare pronta nell’affrontare la seconda ondata». Lo sostiene Alessandro Scalisi segretario NurSind di Presidio, anche lui contagiato dal Covid-19, molto preoccupato per la futura tenuta del nosocomio. «NurSind – dice Scalisi – ha sempre denunciato la carenza di personale infermieristico e di supporto in cui versa l’azienda, ma come sempre accade spesso ormai, i segnali d’allarme sono stati inascoltati e sottovalutati».

Si è dovuto fare i conti anche con il personale che si è contagiato poiché, lavorando in tali condizioni, è facile commettere qualche errore, pagato oltretutto a caro prezzo.

«Ancora oggi nonostante i numeri sembrano calare, il personale continua ad essere sotto stress, i reparti saturi e il pronto soccorso con pazienti che stazionano ore ed ore in attesa di un posto. Oggi, possiamo affermare con assoluta certezza che – evidenzia l’organizzazione sindacale – molte vite sono state salvate grazie allo spirito di sacrificio degli operatori (infermieri, medici e operatori di supporto), nonostante una gestione fallimentare dell’emergenza da parte dell’azienda. Noi li ringraziamo sempre, aspettiamo ancora che l’Asp faccia la sua parte».

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