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Rubinetti a secco all’ospedale, neonati lavati con acqua minerale
«Pronto, 112? Chiamo dall’ospedale di Biancavilla. Mia figlia ha partorito, siamo in reparto Ostetricia, ma in tutto il nosocomio non c’è erogazione idrica. Siamo costretti a lavare il bambino appena nato con l’acqua minerale. Potete intervenire voi?».
Quello che sembrava uno scherzo, purtroppo si è rivelata una segnalazione fondata. All’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, i rubinetti sono stati a secco dal primo pomeriggio di giovedì fino a tarda notte. I disagi sono stati in tutti i reparti sia per le pazienti che per il personale medico.
«C’è stato un problema con le valvole che non ha fatto arrivare acqua nelle vasche», ha puntualizzato Piero Ciadamidaro dalla direzione sanitaria del presidio ospedaliero. Ciadamidaro si è comunque prontamente attivato non appena dai rubinetti dei bagni ha cominciato a scarseggiare l’acqua. Ci sono delle verifiche in corso, si fa sapere dai vertici ospedalieri, per capire se all’origine del disservizio ci sia stato «un guasto tecnico o la mano di qualche bontempone che, deviando la valvola, ha determinato tutto questo».
Disagi in “Ginecologia e ostetricia”
Fatto sta che la mancanza d’acqua, come hanno segnalato alcuni pazienti ed operatori del nosocomio biancavillese, è stato un problema non soltanto per i servizi igienici. Le lamentele più accese si sono avute nei reparti di “Medicina” e “Ginecologia ed ostetricia”. In quest’ultimo, in particolare, per lavare un bambino nato in nottata, il personale della sala parto è stato costretto ad utilizzare dell’acqua fisiologica, quella che si trova nelle flebo.
Esigenze di pulizia risolte in modo analogo anche da qualche altra neomamma presente in reparto, che si è ingegnata ad usare, appunto, l’acqua minerale per pulire il proprio piccolo. Da qui, le comprensibili lamentele delle ricoverate e dei parenti.
Inconvenienti che all’alba erano stati del tutto risolti. «Siamo intervenuti subito –ribadiscono i vertici ospedalieri– però per ripristinare l’effettiva erogazione idrica dai rubinetti nei vari reparti è stato necessario attendere».
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Istituzioni
Via della Montagna, scatta il limite di 30 km/h: installati nove dossi artificiali
Decisione dell’amministrazione comunale per rendere più sicura l’arteria, spesso teatro di incidenti
Sono iniziati i lavori di messa in sicurezza di via della Montagna, a Biancavilla. L’intervento, disposto dall’amministrazione comunale, prevede una serie di misure per ridurre la velocità dei veicoli e migliore le condizioni di sicurezza lungo l’intero asse viario.
Decisa l’installazione di nove dossi artificiali, collocati in corrispondenza dei punti ritenuti maggiormente critici, e l’istituzione della Zona 30, con la conseguente riduzione a 30 k,/h del limite massimo di velocità.
È inoltre previsto il completo rifacimento della segnaletica verticale e orizzontale. Particolare attenzione sarà riservata agli attraversamenti pedonali, che verranno realizzati in versione rialzata, con l’obiettivo di aumentarne la visibilità e la protezione per i pedoni.
Alla base della decisione c’è un’istruttoria tecnica che ha evidenziato una situazione ritenuta critica sotto il profilo della sicurezza stradale. Vengono così richiamati la presenza costante di pedoni, il notevole flusso di traffico, soprattutto nelle ore serali, e il verificarsi di diversi incidenti (il più grave, nell’agosto 2023, nel quale perse la vita il giovane Vincenzo Tomasello) o comunque di condizioni che determinano un elevato rischio.
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Fuori città
Itinerari culturali diventano percorsi di terapia per gli ospiti del “Cenacolo”
Gruppo di utenti della comunità biancavillese in visita ai castelli di Motta Sant’Anastasia, Paternò e Adrano
Nuova attività culturale realizzata dalla Comunità Terapeutica Assistita “Cenacolo Cristo Re” di Biancavilla per favorire la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico del territorio etneo. Protagonista dell’iniziativa, un gruppo di utenti della struttura, accompagnato dagli educatori Filadelfio Grasso e Giulio Restivo, che hanno proposto un’escursione trasformandola in un’occasione concreta di crescita culturale, socializzazione e partecipazione.
Il percorso ha condotto il gruppo alla riscoperta di alcuni dei più significativi castelli della zona etnea. Seguendo la Valle del Simeto e la Piana di Catania, l’itinerario è partito da Motta Sant’Anastasia, per poi raggiungere Paternò, dove il dongione domina la storica collina, e quindi Adrano. I tre maestosi manieri sono stati ammirati, osservati e commentati nelle loro specifiche peculiarità.
A guidare il gruppo nella lettura storica dei luoghi è stato Salvuccio Furnari, cultore di storia del territorio. Furnari ha arricchito il percorso con aneddoti, leggende e approfondimenti storici, accompagnando i partecipanti in un affascinante viaggio nel tempo.
Particolarmente significativo il momento dedicato al castello di Adrano: ha suscitato grande ammirazione e interesse l’allocazione del museo civico intitolato al prof. Saro Franco. Le visite hanno riguardato inoltre il castello-abbazia di Maniace e la fortezza sul mare di Aci Castello.
La cultura come terapia
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di conoscenza dei beni architettonici e culturali presenti nel territorio in cui gli ospiti vivono la loro quotidianità e sviluppano il proprio percorso terapeutico-riabilitativo. In questo contesto, la conoscenza del territorio diventa uno strumento educativo capace di stimolare curiosità, autonomia, relazione e partecipazione attiva.
Le finalità prefissate dal progetto sono state pertanto raggiunte. Favorite la conoscenza e l’acquisizione di nuovi riferimenti storici e architettonici. Offerte agli utenti l’opportunità di vivere il territorio non come una realtà distante, ma come parte integrante della propria esperienza personale e sociale.
L’arricchimento culturale rappresenta, infatti, un importante elemento di crescita, non soltanto individuale ma anche collettiva. Ne è stata una significativa conferma l’esperienza vissuta dagli utenti. Al loro rientro hanno condiviso con entusiasmo quanto appreso e vissuto con gli altri ospiti della struttura, trasformando così l’esperienza individuale in partecipazione comunitaria.
Il direttore generale Giosuè Greco auspica che questo progetto pilota possa rappresentare uno stimolo per le altre agenzie educative, per gli istituti scolastici e per le aggregazioni giovanili del territorio, affinché vengano programmate con sempre maggiore attenzione attività ed escursioni di questo tipo. L’esperienza del “Cenacolo Cristo Re” dimostra, ancora una volta, come la cultura, la conoscenza del territorio e il lavoro educativo possano intrecciarsi efficacemente, creando occasioni di partecipazione, scoperta e crescita condivisa.
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