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Cronaca

Un atto di crudeltà a Biancavilla: ucciso un gatto e lasciato come un rifiuto

La segnalazione è arrivata da alcuni abitanti di zona “Casina” ai volontari dell’associazione “Agriambiente”

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Un inutile e deplorevole atto di crudeltà commesso nei confronti di un gatto randagio. La povera bestiola è stata torturata e strozzata con una corda. E poi lasciata all’interno di una scatola di cartone, come un qualsiasi rifiuto.

È avvenuto in via Vittorio Emanuele, in zona “Casina”, a Biancavilla. La segnalazione di alcuni residenti della zona è arrivata ai volontari dell’associazione Agriambiente.

Sul posto, il presidente Dino Petralia.  «Un gesto compiuto da un vigliacco, un gesto da condannare, visto che il gatto è stato maltrattato prima di essere strozzato. Adesso –dice Petralia– provvederemo a denunciare l’episodio agli uffici dell’Asp per la parte di propria competenza. E allo stesso tempo chiameremo i vigili urbani per provvedere alla rimozione della carcassa».

Episodi di questo tipo -lo ricordiamo- rappresentano un reato previsto dal Codice penale, che all’art. 544 bis recita: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni».

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Cronaca

Mafia a Biancavilla, sei nuove misure di sorveglianza speciale per “volti noti”

Provvedimenti eseguiti dalla Questura di Catania ed emessi dal Tribunale su richiesta della Procura

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Volti noti alle forze dell’ordine, in maniera particolare in riferimento al blitz “Onda d’urto”, eseguito a Biancavilla nel dicembre 2016. Adesso, sei di loro, sono sottoposti alle misure della sorveglianza speciale. Tutti indiziati di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Si tratta di Giuseppe Amoroso, detto Pippo l’avvucatu, 49 anni, Fabio Amoroso (28 anni), Tino Caruso (43), Gregorio Gangi (32), Angelo Girasole (45) e Vincenzo Monforte (35).

I provvedimenti sono stati applicati nell’ultimo periodo dalla Questura ed emessi dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura. I soggetti coinvolti sono ritenuti «socialmente pericolosi per la sicurezza pubblica».

Ai “nuovi” sorvegliati speciali, come previsto dal Codice Antimafia, invalidati i titoli per l’espatrio (carta d’identità, passaporto) e per la guida. Imposti anche diversi obbligh. Tra questi: darsi alla ricerca di stabile lavoro, non frequentare abitualmente persone già condannate, non rincasare oltre le ore 21.00 e non uscire prima delle ore 6.00. E ancora: non trattenersi abitualmente nei pubblici esercizi e non partecipare a pubbliche riunione, non detenere e non portare armi.

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