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I “Misteri”, perché ci emoziona così tanto la più antica delle processioni

Il Covid interrompe una tradizione secolare: era successo soltanto durante le rivolte del 1860

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© Foto di Antonio Bruno

E così neanche quest’anno celebreremo il Venerdì santo come a Biancavilla abbiamo imparato a fare fin da piccoli: per le strade della nostra storia, dietro ai nostri “santi”, nell’aria profumata della sera primaverile, con le note funebri che accompagnano i nostri passi.

La pandemia, ormai ce ne siamo accorti, non ha reso pericolosi solo gli abbracci, ma anche i riti della tradizione, perfino quei momenti liturgici popolari che neanche i secoli sono ancora riusciti a svuotare, quanto piuttosto ad esaltare, nobilitare, solennizzare.

Durante gli ultimi tre secoli, a quanto ne sappiamo, solo una volta la città aveva perso l’appuntamento con “a sira de’ tri misteri” a causa del respiro violento della storia: era il 1860, nel pieno delle rivolte contadine contro la borghesia e la piccola nobiltà per l’occupazione delle terre comunali. In quel caso, la scelta fu dettata dalla necessità di evitare che il corteo religioso diventasse il teatro di un eccidio.

La processione dei “Misteri” è probabilmente la più antica delle manifestazioni religiose esterne biancavillesi, di certo è la più grandiosa, e poi, senza alcun dubbio, la più emozionante. Ecco, chiediamoci, perché ci emoziona così tanto?

Sarà forse per la bellezza struggente dei simulacri? O forse per la partecipazione maestosa di tutte le confraternite cittadine con i loro abiti tradizionali, con le loro rispettive insegne, con i loro affascinanti colori? Oppure perché i primi tepori della giovane primavera ci fanno dimenticare i rigori dell’inverno ormai alle spalle?

O non sarà forse perché accompagnando le statue del Cristo piagato e sconfitto per le vie del centro storico tutti noi accompagniamo idealmente ancora una volta al sepolcro i nostri morti, riflettendo sulla vanità della nostra vita?

Ecco, forse ci emoziona tanto perché, più che in ogni altra processione, la fede, la storia, la tradizione, il mistero della vita, la tenerezza della speranza continuano a tessere un affascinante e drammatico dialogo.

Per tutto questo e per tanto altro la notte del Venerdì santo è carica di suggestioni profonde. Per tutto questo e per tanto altro ci mancherà anche quest’anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa

È il più giovane sacerdote della Diocesi: Giosuè Messina parroco dell’Annunziata

L’annuncio è stato dato dall’arcivescovo Salvatore Gristina: l’insediamento ufficiale avverrà il 29 giugno

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© Foto Biancavilla Oggi

Ha 28 anni ed è il sacerdote più giovane di tutta la Diocesi di Catania. Padre Giosuè Messina, biancavillese, è stato adesso nominato parroco dell’Annunziata di Biancavilla. Una decisione dell’arcivescovo Salvatore Gristina presa per colmare la vacatio venutasi a creare in quella cominità parrocchiale, dopo la morte prematura -a causa del Covid- di padre Antonino Tomasello.

La notizia della nomina del nuovo parroco l’ha data lo stesso Gristina. Lo ha fatto nel corso della celebrazione per la formale riapertura al culto della chiesa dell’Idria, dopo gli interventi di restauro per i danni del terremoto del 2018. L’annuncio è stato seguito da un applauso. Il vescovo ha rivolto un pensiero di gratitudine alla memoria di padre Tomasello.

Formatosi al seminario arcivescovile di Catania, Giosuè Messina ha conseguito il baccalaureato in Teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia-Studio teologico “San Paolo”. È stato ordinato presbitero, il 17 maggio 2019, nella basilica cattedrale di Catania. È consulente ecclesiastico del Movimento Pro Sanctitate di Catania. il suo primo incarico è stato quello di vicario parrocchiale della chiesa di “San Biagio” di Paternò. Poi, dopo la morte di padre Tomasello, l’affiancamento a padre Zappalà, chiamato ad amministrare la parrocchia “Annunziata”. Una comunità, quindi, che il nuovo parroco già ben conosce.

Don Giosuè, un prete con la passione per la storia

Una comunità per quasi mezzo secolo guidata da padre Placido Brancato, per poi passare il testimone a padre Zappalà per altri 18 anni, durante i quali si sono distinti per attivismo gruppi ed aggregazioni. Una realtà ecclesiale con una storia plurisecolare.

E proprio la storia della Chiesa biancavillese è uno degli ambiti di interesse culturale del nuovo parroco.

Padre Giosuè Messina, sotto la guida dello storico mons. Gaetano Zito, ha svolto specifiche ricerche su “La Collegiata di Biancavilla. Tre secoli di storia, trame e dispute ecclesiastiche“.

Un volume pubblicato da Nero su Bianco Edizioni, con prefazione del vescovo Gristina, che presenta un’indagine svolta con metodo e rigore scientifici, discostandosi così dall’approccio amatoriale ed ampolloso di diversi sacerdoti locali che, nel passato, si sono cimentati in studi di storia patria.

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