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Storie

Tony Zermo, reportage da Biancavilla: «La vendetta dei “signori del racket”»

Morto a 89 anni l’inviato de “La Sicilia”: nell’estate del 2000 venne in paese per raccontare il clima mafioso

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Il terremoto del Belice e dell’Irpinia, gli anni di piombo e il terrorismo, il sequestro Moro e le Brigate rosse alla sbarra, il maxiprocesso di Palermo, la guerra del Golfo e Sarajevo. E poi le “sue” battaglie: quella per realizzare il Ponte di Messina e quelle sul Casinò di Taormina e l’aeroporto di Comiso.

Tony Zermo, inviato storico del quotidiano “La Sicilia”, è stato un testimone dei fatti catanesi, siciliani, italiani ed internazionali. Lo ha fatto a partire dai 20 anni, quando entrò nella redazione del giornale fondato da Domenico Sanfilippo, poi diretto da Mario Cianco, amico e compagno di scuola di Zermo.

Era ricoverato all’ospedale di Acireale a causa del Covid: il giornalista è morto all’età di 89 anni. Di lui si sta scrivendo, citando i grandi avvenimenti di cui si è occupato tutta una vita.

Ma aveva battuto spesso la provincia, soprattutto per fatti di criminalità e di mafia. A Biancavilla era venuto nell’estate del 2000, in occasione dell’assalto al Bar Scandura e del gravissimo ferimento della titolare. Pochi giorni prima era scattato il blitz antimafia “Vulcano 4”. Erano gli anni in cui ancora il clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello appariva compatto e feroce, temuto e spavaldo.

Zermo raccontò il clima che si respirava a Biancavilla. «La vendetta dei “signori del racket”», il titolo del reportage pubblicato su “La Sicilia” il 5 agosto del 2000.

«È un paese che ha paura, che non vede, non sente e non parla», l’incipit del suo “pezzo”. «In una stanzetta dell’ospedale “Maria Ss. Addolorata” è ricoverata in gravi condizioni Flavia Di Grigoli di 66 anni, viva per miracolo dopo che un killer con casco integrale ha sparato due colpi alla cassa del suo bar…».

Prosegue il racconto giornalistico: «La gente commenta sottovoce, ma quando si avvicina un estraneo cambia discorso “niente abbiamo visto, niente sappiamo”, e i ragazzi vanno in moto a testa nuda senza nessun vigile urbano che li fermi. È la “repubblica silenziosa” di Biancavilla, dove forse l’unico motociclista con il casco è quello che ha sparato…».

È un racconto asciutto, quello di Zermo, ma descrive una realtà vera. Una realtà che soltanto la Biancavilla perbenista e accovacciata (accade così pure oggi) non voleva (e non vuole) vedere. Zermo parla con l’allora sindaco Pietro Manna ed il comandante della compagnia dei carabinieri di Paternò dell’epoca, il capitano Francesco Cavallo. E va in giro per il paese a sondare gli umori, come il buon inviato sa fare.

«Il clan di Biancavilla è di quelli tosti –scrive – che non può far passare sotto silenzio il fatto che qualcuno dei commercianti del paese abbia avuto la “sfrontatezza” di denunciare il “pizzo” e di far arrestare tanti picciotti che tengono famiglia… Il problema è che il clan era “padrone” del paese, i mafiosi andavano al ristorante e non pagavano, andavano al bar e non pagavano, facevano la spesa al supermercato e non pagavano, e in più chiedevano il “pizzo” a tappeto».

Una cronaca di vent’anni fa che entra di diritto nella storia della mafia del “Triangolo della morte”. Un reportage con una chiusa amara: «Dopo il sospiro di sollievo dei recenti arresti è tornata una cappa pesante su questo paese dalle stradine tortuose, dai motociclisti senza casco, ma dalle chiese di abbagliante bellezza». Firmato Tony Zermo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Storie

Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia

Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza

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Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.

Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.

Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.

Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.

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Storie

Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla

Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»

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Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.

Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.

La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».

A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.

Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.

Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»

Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».

«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».

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