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Il virus ferma pure l’Addolorata ma non scalfisce il valore di una tradizione secolare

Salvuccio Furnari: «Il precedente in cui la processione fu interrotta risale al 1859 per scongiurare l’eccidio dei “civili”»

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© Foto Riccardo Tamburella

di VITTORIO FIORENZA

Tutti chiusi a casa. Persino l’Addolorata “costretta” dal virus ad interrompere la “cerca” del Figlio morto. Non è una semplice tradizione religiosa sospesa per causa di forza maggiore. I riti e le processioni della Settimana Santa a Biancavilla – che cominciano ad entrare nel vivo proprio con il peregrinare mattutino della Vergine dal volto afflitto e sofferente, per proseguire nella sera dei “Tri Misteri” e culminare con ‘a Paci della Domenica di Pasqua – segnano cadenze intatte e immutate nei secoli.

Ma non quest’anno. Non in questo 2020, in cui il mondo si blinda per difendersi da un’epidemia, che sta falciando migliaia di vite, ci sta privando degli abbracci, sta sconvolgendo la nostra quotidianità e cancella ora persino manifestazioni di cultura identitaria. Come è la processione della Madonna Addolorata, di cui ha la custodia l’Arciconfraternita dei Bianchi. Salvuccio Furnari, che dalla fine degli anni ’70 è stato “capovara” (ruolo ereditato dal prof. Carmelo Petronio), dei Bianchi è stato ed è un dirigente, fino ad assumere la carica di governatore dal 2000 al 2017 (poi passata all’avv. Ninni Milone). Ecco perché a quella processione è legato da una vita, in maniera indissolubile.

Dottor Furnari, lei conosce ogni movenza della processione, ogni basola e ogni viuzza toccate dal passaggio dei fedeli al seguito di una figura in cui si rispecchia il supremo dolore umano. Con quale sentimento vive questo Venerdì santo?

È un sentimento di fede, di devozione. È il sentimento di un confrate che ha la consapevolezza di promuovere il culto e la religiosità nei confronti della Madonna. Certamente, quest’anno, viviamo questo giorno con tristezza per il difficile momento che attraversa il mondo per un’emergenza socio-sanitaria senza confini.

Mentre si trova a colloquio con Biancavilla Oggi, in assenza delle restrizioni dovute al coronavirus, lei sarebbe stato al suo posto di “capovara” con l’Addolorata in giro per tutto il paese, facendo sosta in ogni chiesa. Invece, la statua si trova adesso in basilica.

Sì, è stato questo il volere del prevosto Pino Salerno, che è anche nostro assistente ecclesiastico e rettore della Chiesa del Purgatorio (sede della nostra confraternita e, dal 2000, luogo in cui si custodisce la statua dell’Addolorata). Il simulacro è stato traslato in basilica e posto ai piedi del Crocifisso affinché la sua immagine, in assenza della processione, potesse arrivare ad ognuno attraverso i media e i social e, pur restando a casa, poterle rivolgere una preghiera.

Lei è un custode della memoria storica cittadina. Non è mai accaduto (o quasi) che la processione dell’Addolorata, così come quella dei “Misteri” e di Pasqua, non si svolgessero. Bisogna fare riferimento alla Biancavilla pre-unitaria, come ci riferiscono Giuseppe Giarrizzo e padre Placido Bucolo, per trovare “il” precedente.

Sì, è proprio così. Il “precedente” fu dettato da ragioni di ordine pubblico. Nella tradizione orale, come ci raccontava in famiglia zia Clementina Viaggio, che è morta centenaria e che proveniva da avi legati all’arciconfraternita, non si ha memoria di un’interruzione della processione, nemmeno in periodo di guerra o di epidemie, come al tempo della “spagnola”. Però, a detta degli storici, il Venerdì santo del 1859 l’autorità di pubblica sicurezza proibì l’uscita del simulacro dell’Addolorata, non la mattina ma la sera dei “Tri Misteri”. Lo fece per evitare tumulti ed atti di violenza già pianificati nei confronti dei “civili”, quasi tutti appartenenti ai Bianchi, portatori del simulacro. Eccidi che, però, avvennero alcuni mesi dopo.

Il contesto, lo ricordiamo, era quello della vigilia dell’Unità d’Italia in una Biancavilla tra i comuni più irrequieti del Meridione.

Un contesto particolarmente incandescente con una Biancavilla “rivoltosa” e protagonista nelle antiche istanze per la divisione delle terre con i “civili” visti come l’ordine costituito e detentori di un’ampia ricchezza terriera.

© Foto Massimo Maria Messina

In epoca a noi più vicina, poi, c’è certamente quel doloroso episodio dello “sfregio” del volto della Madonna.

Accadde la mattina del Venerdì santo del 1983. La processione si trovava nelle adiacenze della chiesa di San Giuseppe, nel cuore del centro storico di Biancavilla. C’era un filo elettrico penzolante da un’abitazione all’altra. Al passaggio, il filo colpì il delicato volto in cera della Madonna, sfigurandone l’immagine. La reazione dei fedeli fu di sbigottimento e dolore, qualcuno interpretò il fatto come un presagio, un messaggio funesto. Fu un incidente. Coprimmo il viso deturpato della Madonna con il suo stesso mantello viola e proseguimmo, in un clima di mestizia. La processione continuò regolarmente, ma per i Tri misteri il simulacro non uscì. Dopo quello del 1859, ecco il secondo episodio di mancata partecipazione alla processione, anche in questo caso non quella mattutina ma quella serale.

In quali altri anni, dai suoi ricordi diretti, la processione dell’Addolorata ha subito cambiamenti?

In quasi sessant’anni di mia partecipazione diretta, diverse volte è capitato che ragioni meteorologiche abbiano rallentato o fatto variare il percorso, ma mai interrotto l’uscita del simulacro. Una delle processioni più brevi risale agli anni ’90. L’Addolorata uscì dalla chiesa madre e attraversò il breve tratto di via Vittorio Emanuele, ma dovette ripararsi dalla pioggia battente sotto l’arco Spampinato, imbocco di via Alcide De Gasperi. Essendo proibitive le condizioni del tempo, svoltammo subito da via Castriota e riportammo in basilica la statua, sostituendo la processione ad un momento comunitario e corale di preghiera.

Tra i biancavillesi, quella dell’Addolorata resta la processione religiosa cittadina (soprattutto nelle prime ore della mattinata) con la più sentita partecipazione emotiva.

Quella figura rappresenta il dolore. In Lei riponiamo e rivediamo le nostre sofferenze, i nostri patimenti, le difficoltà della vita. Sotto il suo manto cerchiamo la sua protezione materna. E con Lei, partecipiamo al dolore di una Madre per la Passione del Figlio. Una processione che suscita commozione nei biancavillesi perché non è strutturata, ma spontanea, durante la quale ognuno si accosta a Maria senza “formalismi” o protocolli.

Quando nasce e matura la sua devozione per quella figura?

Comincia quando ero piccolo, per ragioni di sensibilità familiare. E matura anno dopo anno. È sempre viva ed attualissima. Ho trasmesso il culto ai miei figli, lasciando a loro libertà in questa scelta di fede e devozione.

Tradizioni secolari come quelle della Settimana Santa a Biancavilla cosa dicono ai fedeli e ai cittadini di oggi, anche a quelli indifferenti all’osservanza religiosa?

Persone distanti e indifferenti alla figura dell’Addolorata non ne ho mai viste. Chiunque, di fronte a quell’immagine, si avvicina con la voglia e l’intento di immedesimarsi in chi è nella sofferenza. La sofferenza è una manifestazione umana, che va al di là del “credo” di ognuno. Sta qui il valore di tradizioni come quelle che viviamo a Biancavilla: un valore antropologico e non soltanto religioso. Ed è per questo che sono tradizioni che hanno un futuro, grazie anche alle confraternite, che affondano le proprie radici nel passato, ma che negli anni si sono rinnovate e continuano a perpetuare riti secolari.

© Foto Pieremanuele Sberni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. Beppe

    10 Aprile 2020 at 16:08

    Tutti dietro a un pezzo di legno ala faccia del primo camandamento: Non ti farai idolo nè immagine alcuna (quindi neanche statue…) di ciò che è lassù nel cielo…Esodo 20,4 la chiesa ha pesanti responsabilità nel favorire queste storpiature delle Sacre scritture
    Questo è un cristianesimo di tradizione svuotato da ogni significato reale
    Sono cristiano, battezzato e credente.
    Mi affido alla Sacra Bibbia e al Santo Vangelo.
    La chiesa, che frequento per i sacramenti, nel corso dei secoli ha storpiato la Parola di Dio.
    Quindi almeno in questa Pasqua evitiamo di fare arrabbiare ancor più il buon Dio che spero ci perdoni e ci liberi da questa Pandemia

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Chiesa

Con un pensiero a Carlo Acutis riapre a Biancavilla la chiesa del Purgatorio

Per i fedeli riprende l’adorazione eucaristica prolungata, che coinvolge quasi 300 biancavillesi

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di GIUSEPPE GUGLIUZZO

Riapre al culto, a partire da lunedì 19 ottobre, a Biancavilla, la chiesa del Purgatorio. Riprende così l’adorazione eucaristica prolungata. E un pensiero, per l’occasione, viene rivolto a Carlo Acutis, il ragazzo morto a 15 anni ed elevato a beato dalla Chiesa cattolica, nella celebrazione tenutasi ad Assisi.

L’adorazione eucaristica a Biancavilla è cominciata il 3 gennaio 2006, proprio l’anno della morte di Carlo. Inizialmente era curata dalla fraternità “Ecco tua Madre”, guidata da padre Carmelo Barbera, nella chiesa di San Gaetano. Ma l’edicifio sacro è inagibile a casua del forte terremoto del 2018. Poi è passata a tutta la comunità ecclesiale di Biancavilla.

«Abbiamo l’opportunità –spiega il vicario foraneo, don Giovambattista Zappalà– di poter riprendere l’adorazione prolungata, che non si è fermata dal 3 gennaio 2006. Quindi sono ben 13 anni che i biancavillesi adorano il Signore Gesù tutti i giorni».

Attualmente sono circa 250 gli “adoratori”, mentre i “capitani d’ora” sono 18 e 12 i ministri straordinari della Comunione, provenienti da varie parrocchie.

«A causa del Covid – prosegue padre Zappalà– abbiamo dovuto ovviamente chiudere. Adesso, viste le condizioni e con i dovuti permessi, possiamo riaprire la chiesa del Purgatorio. A trarre beneficio dall’adorazione prolungata a Gesù Eucarestia è tutta la città, perché la preghiera ridonda sempre a beneficio degli altri, con benedizioni spirituali e anche materiali. Gesù non ha bisogno di noi, ma siamo noi che abbiamo bisogno di Lui, di stare accanto a Lui».

E a proposito di Carlo Acutis, padre Zappalà sottolinea che «non è casuale la riapertura della chiesa del Purgatorio e la ripresa dell’adorazione a pochi giorni dalla beatificazione di Carlo Acutis. Lui era un ragazzo del tutto “Cristocentrico” ed “Eucaristicocentrico”, nel senso che viveva la sua giornata attorno a Gesù. L’adorazione la definiva “autostrada” per incontrare Gesù».

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Un biancavillese frate francescano, professione solenne di fra’ Timpanaro

Celebrazione nella Cattedrale di Palermo con il “ministro provinciale” fra’ Antonino Catalfamo

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Il biancavillese Antonio Timpanaro è frate francescano fell’ordine dei Frati minori di Sicilia. Ha fatto la sua “professione solenne” nella cattedrale di Palermo nelle mani del “ministro provinciale” fra’ Antonino Catalfamo.

Particolare vicinanza manifestata a Biancavilla dalla comunità del convento francescano, dal monastero delle clarisse “Santa Chiara” e dalla parrocchia Cristo Re, nella quale è cresciuto Antonio.

Qui, in preparazione alla “professione solenne”, si sono avuti infatti momenti di preghiera, celebrazioni e catechesi dall’8 all’11 ottobre.

Pubblichiamo qui sopra le immagini video con il momento culminante che ha riguardato fra’ Antonio Gabriele Maria Timpanaro, tratto dalla diretta streeming sulla pagina Facebook ed il canale Youtube dei Frati minori di Sicilia. Oltre a lui, la “professione solenne dei Consigli evangelici” ha riguardato fra’ Carmelo Maria Iabichella, fra’ Antonio Maria Ducato, dra’ Michele Giuseppe Mazzola. La cerimonia, inoltre, si è tenuta nel rispetto delle misure e delle disposizioni anti-Covid. La registrazione integrale è possibile seguirla da questo link che porta a Youtube.

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