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Crollo differenziata a Biancavilla: nel mese di marzo disastro al 21%

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di Vittorio Fiorenza

Mai una percentuale così bassa. La quota differenziata della raccolta dei rifiuti a Biancavilla si è attestata nel mese di marzo 2018 al 21,77%. Un dato che segna allarme rosso, ancor di più se si considera che lo stesso dato, lo scorso mese di gennaio, era del 37,89%.

Che il 2018 segni un preoccupante crollo dei rifiuti differenziati era cosa nota. Biancavilla Oggi nei giorni scorsi, come altre testate catanesi (ma non quelle locali!), aveva riferito l’allarme lanciato a San Pietro Clarenza dalla Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) dell’Area Metropolitana di Catania. La Srr ha indicato nei giorni scorsi i 10 peggiori comuni etnei per raccolta differenziata (tra questi, Biancavilla) in quanto si sono attestati in questi ultimi mesi ad una quota inferiore al 35%, ovvero la soglia minima indicata nell’ordinanza del governatore Nello Musumeci.

Il dato di marzo, dunque, conferma quanto avevamo doverosamente riportato e smentisce i toni propagandistici del Comune di Biancavilla e di chi ne cura la comunicazione. Toni tesi ad evidenziare (lo abbiamo fatto anche noi, peraltro) soltanto la menzione della Regione attribuita a Biancavilla per il 44% di differenziata del 2017, ma ad oscurare del tutto gli aggiornati e sconfortanti dati.

Eppure è su questi ultimi che il Comune adesso è obbligato ad intervenire. La Srr ha chiesto, infatti, alle amministrazioni comunali di comunicare un cronoprogramma di interventi per invertire la rotta, indicando un ultimatum per il 31 maggio.

Dall’amministrazione comunale si è blaterato che «Biancavilla è uno dei migliori comuni siciliani», cullandosi su quel 44% dello scorso anno che –si comprende– non è comunque così brillante e beandosi di un foglio di pergamena da appendere al muro. Infatti la Regione non ha riconosciuto un premio (riservato ai comuni che hanno superato il 50%) ma una “menzione”. Un incoraggiamento per fare meglio e di più, insomma.

Incoraggiamento che, stando ai nuovi aggiornamenti, sembra essere disatteso, a meno che si provveda subito a fare risalire quelle percentuali. Cosa possibile, senza necessità di ricorrere alla propaganda da Istituto Luce. Da gennaio a marzo, la differenziata ha segnato, per esempio, un +13% a Paternò, +12% a Gravina, +13% a San Giovanni La Punta o +10% a Tremestieri Etneo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Bonifica anti-amianto, nuovo inghippo: interdittiva antimafia ad un’impresa

Il parco verde di monte Calvario rischia di imbrigliarsi in un reticolato di ricorsi e sospensive

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© Foto Biancavilla Oggi

Ancora un diversivo nell’iter della bonifica dell’area di monte Calvario a Biancavilla. Il taglio del nastro risale al febbraio 2023, eppure gli interventi di risanamento e creazione di un parco urbano – al di là del monitoraggio ambientale preliminare già ultimato – attendono di essere avviati.

Adesso – come è in grado di raccontare Biancavilla Oggi – l’ultimo intoppo riguarda un provvedimento di interdittiva antimafia nei confronti di una delle società interessata all’appalto. La “Gentile Ambiente spa” con sede a Casoria, infatti, è stata raggiunta da un’informativa antimafia ostativa da parte della Prefettura di Napoli. Un provvedimento già caricato e visibile nella Banca dati nazionale Antimafia.

L’importo complessivo degli interventi è di circa 17 milioni di euro, frutto di un accordo quadro – siglato nell’ottobre del 2020 – tra Regione Sicilia e ministero dell’Ambiente sulle bonifiche dei grandi siti inquinati, su progetto redatto dall’Ufficio tecnico comunale. Oltre alla “Gentile Ambiente”, nell’associazione temporanea di imprese c’è la Rem (si era sfilata una terza impresa, la Lab. Studio Chimico Ambientale).

La novità dell’interdittiva antimafia per una delle imprese è subito balzata agli occhi dei funzionari del Comune di Biancavilla. Interpellato da Biancavilla Oggi, il sindaco Antonio Bonanno fa sapere che «l’amministrazione comunale si è già attivata per avviare le procedura di esclusione della ditta dai lavori».

Semplice a dirlo, più tortuoso il percorso che potrebbe essere tracciato dagli eventi. Il rischio concreto è che l’appalto venga messo in secondo piano rispetto a carte bollate, ricorsi e sospensive, pregiudicando l’effettivo avvio e svolgimento della bonifica. Che il progetto del polmone verde di monte Calvario resti sulla carta, imbrigliato nei reticolati della giustizia amministrativa, è uno scenario possibile.

Le contromosse dell’impresa

D’altra parte, la “Gentile Ambiente” ha immediatamente attivato tutte le azioni giurisdizionali necessarie a fronteggiare gli effetti di una misura che considera illegittima.

A farlo sapere sono il presidente del Consiglio di Amministrazione della società, Giovanni Gentile, e l’avv. Lorenzo Lentini. L’impresa napoletana ha presentato già ricorso con istanza di sospensione cautelare presso il Tar della Campania «contestando il difetto assoluto del presupposto e la non idoneità dei fatti segnalati». Il Tar discuterà nella Camera di Consiglio prevista per il 17 aprile.

Altra istanza è stata presentata al Tribunale di Napoli – Servizio Misure di Prevenzione per la nomina di un controllore giudiziario «che a fronte della terzietà della società rispetto a contesti di tipo mafioso, consenta la prosecuzione vigilata dell’attività di impresa».

«L’altra ditta proceda nei lavori»

Se l’intento dell’impresa è quello di invitare la stazione appaltante a «soprassedere da qualsiasi provvedimento pregiudizievole di carattere definitivo», a Biancavilla si guarda avanti, puntando ad escludere la ditta napoletana.

«È stata effettuata – ci dice il sindaco Bonanno – una sorta di verifica preliminare nei confronti della mandataria (la Rem, ndr) per capire se questa ha tutti i requisiti per procedere nei lavori senza l’altra. Riteniamo che questo sia possibile. Certo, un’interdittiva antimafia che arriva dopo due anni è un’anomalia per i lavori pubblici e non è normale che arrivi ad appalto già assegnato».

L’appalto per la bonifica di monte Calvario riguarda la messa in sicurezza dell’intera area (dagli agli ’50 e fino al 1998 luogo di estrazione e produzione di materiale destinato all’edilizia). L’opera finale è la realizzazione di un parco verde. Alla base dei lavori, l’incapsulamento delle fibre di fluoroedenite (minerale naturale assimilabile all’amianto) che qui si trovano sotto forma di venature nelle rocce laviche. Fibre diffuse in tutto il paese e nelle sue costruzioni edili, tali da avere provocato decine di morti per mesotelioma pleurico.

La lievitazione dei costi

Un precedente intoppo, dopo l’assegnazione dell’appalto, si era verificato quando l’impresa Rem aveva avanzato la richiesta di una serie di aggiornamenti, a partire dai costi dei materiali che nel frattempo sono aumentati.

Tutte questioni che hanno portato l’impresa e il Comune davanti al Collegio Consultivo Tecnico (presieduto dal prof. Antonio Saitta).

L’organismo si è espresso a febbraio in modo favorevole alla linea del Comune, che aveva sollecitato l’impresa a procedere nei lavori. Adesso, però, la vicenda che riguarda la “Gentile Ambiente” appare parecchio più complessa e delicata.

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