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Cronaca

Auto incendiata per ritorsione, eseguite perquisizioni domiciliari

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Fiamme nella notte in via Nuoro su una Y10. Una bottiglia con benzina trovata nel vano motore. Immediate le indagini dei carabinieri. Si segue la pista dei dissidi tra vicini.

 

di Vittorio Fiorenza

Un’auto incendiata nella notte per un intento intimidatorio o ritorsivo. Non ci sono dubbi sull’origine dolosa delle fiamme che hanno distrutto una Lancia Y10, in via Nuoro, arteria del quartiere che fa riferimento alla chiesa di “San Salvatore”, a Biancavilla.

Il fondo di un bottiglia di plastica con l’inconfondibile odore di benzina è stato trovato, infatti, nel vano motore dell’auto. Sul posto, sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. Immediate le indagini da parte dei carabinieri.

Il proprietario del veicolo incendiato, una impiegata, e i familiari vengono descritti come «persone tranquille». Rispetto all’accaduto, non avrebbero manifestato alcun sospetto.

Il fatto, tuttavia, secondo le prime ipotesi dei militari dell’Arma, potrebbe essere riconducibile a rapporti tra vicinato e comunque a questioni private. Non a caso, i carabinieri biancavillesi hanno eseguito una serie di perquisizioni, nel tentativo di trovare elementi utili a risalire al responsabile. Controlli e verifiche che continueranno.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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