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Altro incidente nel viale dei Fiori: coinvolto un giovane in scooter

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Scontro tra un’auto ed uno scooter, per fortuna senza gravi conseguenze. In questo tratto, esattamente un anno fa, perse la vita il 26enne Francesco Taormina di Adrano.

 

di Vittorio Fiorenza

Ennesimo incidente nel viale dei Fiori, a Biancavilla. Per fortuna, questa volta senza gravi conseguenze. Ma l’episodio conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, la pericolosità dell’arteria stradale.

Coinvolto un giovane a bordo di uno scooter, scontratosi con un’auto. Sulla dinamica, il comando della polizia municipale non ha saputo dare alcuna informazione, in quanto sul posto non è intervenuta nessuna pattuglia dei vigili urbani.

Nelle immagini pervenuteci in redazione, lo scooter a terra, in mezza alla corsia, mentre i passanti prestano i primi aiuti al conducente. Poi, l’arrivo di un’ambulanza del servizio del 118, ma il giovane non avrebbe riportato a quanto pare traumi di rilievo, se non una ferita al piede, graffi ed escoriazioni.

Il tratto in questione, che ha subito notevoli rallentamenti, è stato spesso teatro di incidente. Tra i più recenti, quello più grave risale esattamente ad un anno fa, quando perse la vita Francesco Taormina, 26enne di Adrano, che era sul suo scooter quando si è andato a schiantare per evitare un’auto.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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