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Cronaca

Niente mantenimento al figlio: 6 mesi di carcere e multa di 600 euro

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giustizia

Condanna inflitta dal Tribunale di Catania ad un 43enne biancavillese per non avere versato 200 euro mensili al figlio minore. Pena più pesante di quella richiesta dal pm.

 

di Vittorio Fiorenza

Si è separato dalla moglie, ma si sarebbe sottratto all’obbligo di riconoscere l’assegno di mantenimento per il figlio minore. Adesso il Tribunale di Catania lo ha condannato a sei mesi di reclusione, a 600 euro di multa e al pagamento delle spese processuali.

Quella inflitta ad un biancavillese di 43 anni è una pena severa. Ancor di più se si considera che il pubblico ministero aveva chiesto la pena più “soft” di quattro mesi di reclusione e 500 euro di multa.

Il giudice, Giuseppina Montuori, invece, ha calcato ancor più la mano. L’uomo dovrà adesso risarcire i danni in favore della ex moglie, assistita dall’avv. Pilar Castiglia. Danni da liquidarsi separatamente in sede civile.

Nella fase di separazione consensuale, presso la Prima Sezione Civile del Tribunale di Catania, era stato stabilito che il padre dovesse versare 200 euro mensili per le spese di mantenimento del figlio. Versamento che non sarebbe avvenuto, al punto che la madre ha dovuto ricorrere all’aiuto dei propri familiari. Da qui, la denuncia e la sentenza di condanna di questi giorni nei confronti dell’uomo per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

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Cronaca

Fuochi d’artificio e rombi di motori per l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi

Funerali nella chiesa del “Santissimo Salvatore” per il giovane ucciso nelle campagne di Centuripe

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Fuochi d’artificio fuori dall’abitazione di Spartiviale, all’ingresso della chiesa del “Santissimo Salvatore” e al cimitero. Un corteo con moto e scooter lungo le strade del centro storico. Clacson e rombo di motori. Striscioni e palloncini. Applausi e lacrime.

Così è avvenuto l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi, il giovane biancavillese di 20 anni ucciso con un colpo di pistola, durante un inseguimento, nelle campagne di Centuripe.

I funerali li ha celebrati il parroco don Salvatore Verzì. All’interno della chiesa di viale Europa, silenzio e raccoglimento, attorno alla bara bianca.

«Bisogna alzare lo sguardo a Cristo – ha detto padre Verzì – perché guardando Cristo l’uomo, chiunque esso sia, può ritrovare la vera immagine di sé e così non fare del suo cuore un luogo di barbarie». Il sacerdote si è rivolto in modo particolare ai giovani presenti: «La vita è sacra, altrimenti è davvero la barbarie. Solo Cristo ha il potere di liberarci della morte qualsiasi forma essa assuma».

Per ragioni di prevenzione di ordine pubblico, a seguire e monitorare lo svolgimento, come accade in casi del genere, c’erano carabinieri in divisa e in borghese.

Indagini ancora in corso

Sul fronte delle indagini, nonostante sia stato sottoposto a fermo il 46enne Salvatore Santangelo per gravi indizi di colpevolezza, il lavoro dei militari non è ancora concluso. Proseguono approfondimenti e acquisizioni di informazioni. Il fascicolo dell’inchiesta è ora sul tavolo della Procura di Enna, competente per territorio.

Il movente è stato indicato in una serie di dissidi tra il presunto omicida e la vittima per questioni legate a terreni e pascoli di ovini. Al vaglio degli inquirenti, episodi che si riferiscono agli ultimi due anni. L’ultima discussione è degenerata in lite. Ne è nato un inseguimento nelle strade di campagna. Santangelo, con la sua jeep, si è ritrovato affiancato al furgoncino in cui viaggiava Andolfi, e ha cominciato a sparare. Almeno tre colpi di pistola. Uno ha centrato il giovane al torace, come accertato pure dall’esame autoptico.

Il conducente del furgone – anche lui allevatore – ha proseguito la corsa fino all’ospedale di Biancavilla, ma il 20enne era già spirato durante il tragitto. Ai carabinieri della compagnia di Paternò e della stazione di Biancavilla è bastato poco per rintracciare Santangelo, che non era ancora rientrato a casa e che subito ha assunto un atteggiamento collaborativo.

Assistito dall’avv. Giuseppe Milazzo, si attende per lui una nuova convalida del fermo da parte del gip del Tribunale di Enna, dopo quello disposto in un primo momento a Catania. Resta chiuso in una cella del carcere catanese di piazza Lanza. Gli vengono contestati l’omicidio di Andolfi, il tentato omicidio del conducente del furgoncino e il porto illegale d’arma da fuoco.

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