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Cronaca

Auto prende fuoco all’improvviso: panico in via Cristoforo Colombo

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La Y10 in fiamme ancora prima dell’arrivo dei vigili del fuoco di Adrano

di Vittorio Fiorenza

Stava percorrendo via Cristoforo Colombo, quando all’improvviso l’auto ha preso fuoco. Gli occupanti, a quanto pare un donna con un bambino, hanno avuto il tempo di scendere dal veicolo e subito le fiamme hanno avvolto il mezzo, una Y10.

È successo a due passi da piazza Giovanni XXIII, ai piedi della chiesa Sacro Cuore.

Alla base dell’incendio improvviso, un malfunzionamento elettrico o meccanico.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano, che hanno subito domato le fiamme. In contemporanea sono arrivati pure i vigili del fuoco, che hanno regolato il traffico in un punto nevralgico della viabilità cittadina.

Finite le operazioni dei pompieri, l’auto distrutta è stata spostata in via San Rocco per liberare la carreggiata del viale e fare defluire il traffico accumulato con rallentamenti e code.

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L’auto spostata in via San Rocco dopo le operazioni dei vigili del fuoco

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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