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Cronaca

Un biancavillese arrestato dalla polizia per furto di bestiame

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C’è anche un 40enne originario di Biancavilla tra i due arrestati per furto di bestiame a Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina. Si tratta di Carmelo Galati Massaro, che, assieme a Biagio Salvatore Borgia, 28enne nato a Militello, aveva caricato quattro bovini su un Fiat Scudo e stava scappando ad alta velocità sulla Sp 164.

Sono stati i poliziotti a bloccarli. Gli animali erano uno sull’altro, imbrattati di feci e, come riscontrato poi dal personale veterinario, erano in stato di affanno, confusione e difficoltà respiratoria.

I due, quindi, sono stati arrestati per furto di animali in concorso e deferiti in stato di libertà per maltrattamento di animali. Come disposto dalla procura di Patti, Galati e Borgia sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza del Commissariato di Sant’Agata di Militello, in attesa del rito direttissimo, dopo il quale i due sono stati posti ai domiciliari nelle rispettive residenze. Galati a Tortorici e Borgia a Brolo.

Proseguono le ricerche dei complici dei due arrestati, fuggiti a bordo di un’automobile.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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