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Cronaca

Lite per futili motivi: un 32enne finisce all’ospedale per una coltellata

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Si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla insanguinato e con diverse escoriazioni. Finite le medicazioni, l’uomo, un rumeno di 32 anni, ha raccontato ciò che era successo.

Tutto è nato da una lite, per futili motivi, con un suo connazionale, un bracciante agricolo di 28 anni.

Sarebbe stato quest’ultimo ad aggredire il 32enne, prima prendendolo a pugni, poi ferendolo con un coltello a serramanico.

Entrambi sono residenti a Santa Maria di Licodia. I militari, acquisite le informazioni, hanno denunciato per lesioni personali aggravate il presunto aggressore.

La vittima, secondo i medici dell’ospedale biancavillese, ha riportato «due ferite da punta e taglio al fianco destro, contusioni escoriate alla regione parietale sinistra e una piccola ferita lacero contusa alla radice del naso». La prognosi è di dieci giorni.

© RIPRPDUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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