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Netturbini in stato di agitazione ma oggi dovrebbero finire i disservizi

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di Vittorio Fiorenza

Fortuna che le temperature non siano ancora eccessivamente calde, altrimenti il fetore e i cumuli in fiamme avrebbero completato uno scenario, di per sé degradante. Sacchetti della spazzatura penzolanti dai balconi e cumuli di rifiuti agli angoli delle strade, a Biancavilla. Nemmeno le vie centrali del paese sono state risparmiate dalla vista di cumuli di immondizia.

Effetto dell’agitazione dell’intero comparto di igiene ambientale, a causa del mancato pagamento degli stipendi di aprile. Lo scorso venerdì era stata la Uil a proclamare una giornata di sciopero, ma Biancavilla, rispetto ad altri comuni interessati alla protesta, si era distinta per la partecipazione di tutti gli operatori ecologici della Dusty, compresi quelli aderenti ad altre sigle sindacali.

Gli stessi lavoratori biancavillesi hanno proseguito poi lo stato di agitazione con assemblee il sabato, il lunedì e lo scorso mercoledì. Ciò ha determinato un ritardo nel servizio con alcuni quartieri coperti dalla pulizia ed altri no. Le aree del mercato settimanale, mercoledì, sono state comunque interessate a regolare pulizia.

La situazione dovrebbe cominciare a tornare alla normalità da oggi. Soltanto ieri, infatti, nelle casse dell’impresa sono state effettivamente accreditate le somme dovute dal Comune.

In una nota, la sezione di Fratelli d’Italia – An «esprime vicinanza e solidarietà agli operatori ecologici locali per i disagi subiti a causa della mancata erogazione delle competenze dovute. A tal fine si impegnerà nelle sedi opportune a monitorare l’evolversi della situazione, per scongiurare futuri disagi che concernono la comunità biancavillese».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Infermieri contro l’Asp: «A Biancavilla personale carente, disagi per i pazienti»

Approssimazione e superficialità: duro atto d’accusa del sindacato NurSind, che annuncia un sit-in

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© Foto Biancavilla Oggi

Un sit-in è in programma venerdì prossimo, dalle ore 9 alle 13, da parte del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Una manifestare per lanciare un grido di allarme sulle condizioni venutesi a creare in tutta l’Asp di Catania e, in particolare, all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, convertito in struttura Covid.

«La scelta aziendale di convertire frettolosamente in Covid ha letteralmente “catapultato” i pazienti all’interno dei reparti senza che sia stata data la possibilità di una fattiva organizzazione strutturale e di personale. Di fatto –viene lamentato dal sindacato– in prima battuta i locali del pronto soccorso sono stati approntati senza i requisiti minimi di sicurezza atti a garantire la salute di chi, suo malgrado, è stato costretto al ricovero ospedaliero, anche per l’inefficacia complessiva dell’assistenza domiciliare».

«La struttura, essendo già ai minimi termini come personale infermieristico e di supporto, non ha potuto sopportare l’impatto avuto dalla trasformazione in “unità operativa Covid-19” per cui, nonostante gli sforzi attuati dal personale, infermieri e operatori socio-sanitari hanno dovuto sopportare disagi enormi», viene ancora sottolineato dal Nursid.

«Per non parlare dell’elevato numero di pazienti che stazionano in pronto soccorso, la necessità di cambiare a mano i bomboloni d’ossigeno per l’assenza dei circuiti, l’assenza di un numero sufficiente di bocchettoni per aspirazione e spazi inadeguati non hanno permesso e non permettono di assistere i malati in maniera decorosa».

Salvatore Vaccaro, segretario territoriale del NurSind Catania, spiega: «Abbiamo fatto di tutto per collaborare con le istituzioni per mitigare l’impatto fisico e psicologico sui lavoratori; purtroppo dobbiamo affermare con grande amarezza che gli infermieri sono stati lasciati soli a gestire situazioni ingestibili strutturate con grande approssimazione e senza nessuna proattività da parte della direzione strategica».

«L’Asp doveva farsi trovare pronta nell’affrontare la seconda ondata». Lo sostiene Alessandro Scalisi segretario NurSind di Presidio, anche lui contagiato dal Covid-19, molto preoccupato per la futura tenuta del nosocomio. «NurSind – dice Scalisi – ha sempre denunciato la carenza di personale infermieristico e di supporto in cui versa l’azienda, ma come sempre accade spesso ormai, i segnali d’allarme sono stati inascoltati e sottovalutati».

Si è dovuto fare i conti anche con il personale che si è contagiato poiché, lavorando in tali condizioni, è facile commettere qualche errore, pagato oltretutto a caro prezzo.

«Ancora oggi nonostante i numeri sembrano calare, il personale continua ad essere sotto stress, i reparti saturi e il pronto soccorso con pazienti che stazionano ore ed ore in attesa di un posto. Oggi, possiamo affermare con assoluta certezza che – evidenzia l’organizzazione sindacale – molte vite sono state salvate grazie allo spirito di sacrificio degli operatori (infermieri, medici e operatori di supporto), nonostante una gestione fallimentare dell’emergenza da parte dell’azienda. Noi li ringraziamo sempre, aspettiamo ancora che l’Asp faccia la sua parte».

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