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La “colpa” di vivere nel centro storico, tra bullismo sociale e istituzionale

Le amministrazioni di Biancavilla degli ultimi 20 anni: loro hanno progettato lo stato in cui siamo

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© Foto di Carmelo Giuffrida

In molti ultimamente hanno affrontato l’argomento del centro storico di Biancavilla, dei suoi problemi, dei suoi alti e bassi, e sicuramente il mio intervento rischia di essere superfluo e non aggiungere niente. Già Machiavelli ne Il Principe introduceva l’opera spiegando come in molti avevano già parlato delle regole comportamentali che dovessero tenere i regnanti, e di come il suo intervento potesse sembrare magari superfluo, ma lui si sarebbe distinto per il suo approccio legato alla realtà effettuale delle cose. Lungi dal paragonarmi all’autore de Il Principe, ritengo, però, come lui, che magari una voce o un’opinione in più possa dare più chiavi di lettura a un fenomeno che diventa sempre più preponderante nella nostra città.

Il problema a cui faccio riferimento è il bullismo. Ma attenzione, non il bullismo scolastico e adolescenziale, calamità purtroppo in costante crescita e dai risvolti sempre più tragici, ma di un altro tipo di bullismo. Ricordate i classici film americani per teenager, in cui viene raccontata la vita delle high school, con i gruppi sociali, la squadra di football, le cheerleader, i nerd etc., e di come le dinamiche sociali di questi gruppi siano improntate sulla presunta superiorità dei “popolari”, innescando il fenomeno per cui chi è più in vista ha sempre ragione e viene sempre supportato, mentre chi è più dimesso o socialmente inferiore viene etichettato come “strano”? Nel nostro paese (intendendo sia Biancavilla che l’Italia in generale) assistiamo giornalmente a queste dinamiche.

Il biancavillese medio

Il biancavillese medio le rispecchia pienamente. Lui è superiore, la sua macchina ha un motore rombante, a lui raramente importa del prossimo. Passando da via Vittorio Emanuele la musica deve necessariamente essere alta, perché la gente deve sapere che l’automobilista in questione ha un impianto audio di una certa importanza, e soprattutto che i suoi gusti musicali sono allineati alle principali tendenze del momento (cioè a sonorità partenopee con testi che inneggiano a corse clandestine di cavalli o a improbabili avventure extraconiugali, ma anche alle sempreverdi sonorità latinoamericane – spesso molto simili alle prime -, fatte di mañana, corazón, vida loca).

E questo di giorno ma soprattutto di notte, quando la movida cittadina offre il meritato palco a questo tipo di personaggi. Ricordo un tempo di tanti anni fa, in cui quando dalla “piazza” passava qualcuno con la musica napoletana a palla, le persone si giravano prendendolo in giro, considerandolo un tamarro qualsiasi, e irridendo i suoi gusti musicali. Oggi la movida serale ammira questo tipo di comportamento, le ragazzine si girano estasiate, i ragazzini approvano ed emulano questi comportamenti, con la conseguenza che la notte è il momento migliore per queste performance.

Movida, un plauso ai pub

Premessa doverosa: la movida biancavillese non è per niente in discussione. Grazie all’impegno dei gestori dei pub, di cui conosco personalmente il valore morale e imprenditoriale, Biancavilla negli ultimi anni è diventata faro di socialità rispetto al deserto serale dei paesi limitrofi. E il tutto è portato avanti nel pieno rispetto del vivere civile, per cui la musica, dal vivo e non, viene staccata o drasticamente abbassata a mezzanotte, gli spazi utilizzati vengono puliti prima e dopo le serate, la spazzatura prodotta viene diligentemente raccolta.

Il problema sono quelli che Jovanotti chiamava “gente della notte”: una popolazione notturna eterogenea, composta da giovani e meno giovani, da professionisti e nullafacenti, tutti con un unico comune denominatore: la libertà di fare ciò che si vuole. A qualsiasi ora devono essere liberi di bere, urlare, suonare clacson, sbattere sportelli. Ma più ci si inoltra nel silenzio della notte, più un’attività supera le altre: la chiacchiera. In queste calde notti d’estate, in cui i residenti dormono con la finestra aperta, è possibile sentire animate discussioni su argomenti di qualsiasi tipo. Nella stessa notte ho ascoltato gente di mezza età infervorarsi sui conflitti in Medio Oriente e mezz’ora dopo si sentivano raccontare i maldestri approcci a base di commenti sessisti di alcuni ragazzetti con barbe lunghe e tatuaggi.

E le istituzioni cosa fanno?

Nei commenti agli articoli letti nelle ultime settimane si legge spesso una domanda: ma le istituzioni cosa fanno al riguardo?

Le istituzioni negli ultimi vent’anni hanno progettato e realizzato la situazione attuale. L’intervento di svuotamento commerciale del centro storico in favore di viale dei Fiori è stato sistematico e strutturale, fortemente voluto dalle amministrazioni che si sono susseguite. Durante le ore diurne il centro è il regno del traffico, del parcheggio selvaggio, ma soprattutto del vero super predatore di questo habitat: l’anziano della società. Lui occupa i parcheggi, non spende, non produce, ma soprattutto guarda: guarda tutto, come parcheggiano male le donne, come i papà si rendono ridicoli giocando con le figlie, come i giovani di oggi non abbiano più rispetto per gli anziani, come non esistono più le mezze stagioni. Sono loro i veri leoni di questa savana.

Di recente si è mirato a colpire i parcheggi selvaggi, colpendo ovviamente i residenti che sono i primi ad averne disagi (splendidi i commenti del tenore di “se vivi al centro, affitti un garage. Non ti lamenti”).

I due bullismi

Ma tutte le amministrazioni negli ultimi anni hanno sempre avuto come obiettivo dichiarato (in campagna elettorale) la valorizzazione del centro storico, progettando isole pedonali, progettando parcheggi, tutti proclami che alla fine si sono risolti con la posa di una panchina o di una fioriera in più, che si trasforma in pattumiera nel giro di un’ora.

Ma il vero paradosso amministrativo sta nel fatto che in un mondo in cui tutti i comuni, siciliani e non, progettano e realizzano avendo come punto di riferimento la riqualificazione del proprio centro storico come punto di forza (financo Adrano, la “perfida Albione”!), la nostra amministrazione risponde alle lamentele dei residenti quasi come se fosse in realtà colpa loro (“eeeh, se vivi in centro, che vuoi farci…”). Ricorda tanto il giochino dei già citati bulletti americani, quando forzando il braccio della vittima lo colpiscono con il loro stesso pugno, ripetendo “smettila di picchiarti, smettila di picchiarti”.

Questi due bullismi, sociale e istituzionale, trovano il loro perfetto punto di incontro a ogni tornata elettorale, in cui i candidati, sotto il mantello del rinnovamento sociale e culturale, nascondono le loro preferenze per la decentralizzazione e il depopolamento. Anche Machiavelli diceva che il principe, per evitare la rovina dello stato, deve essere pronto a rinnegare le promesse, o a favorire una categoria a discapito di un’altra. In ottica machiavellica a Biancavilla, per evitare la rovina della perdita di voti, bisogna essere pronti a rinnegare promesse e proclami, e se devi favorire qualcuno, meglio favorire chi porta più preferenze. E il risultato conferma tutto ciò: il 92% dei consensi alle scorse elezioni, quindi la popolazione di Biancavilla è pienamente d’accordo con questa modalità di amministrazione.

Siamo noi quelli sbagliati

Ne viene fuori un’unica e innegabile conclusione: quelli sbagliati siamo noi! Elettori e amministrazioni rispettivamente vogliono e favoriscono il sopruso sociale fine a sé stesso, quello che non ti dà un effettivo vantaggio ma dimostra la tua superiorità sul prossimo, quello basato sulla presunzione, sul passare per primo ad un incrocio, quello che ti permette di bloccare con l’auto una via del centro perché devi fare bancomat, quello secondo cui la mia libertà vale più di qualsiasi altra cosa e di chiunque altro.

E altrettanto chiaramente ne viene fuori un’unica e innegabile conseguenza: adeguarsi, diventare carnefice, cantare a squarciagola Mario Merola alle tre di notte per le strade del centro, far suonare a palla dalla propria auto Gigi D’Agostino (che tra l’altro adoro!) dall’Idria fino a Sant’Orsola. E non importa se tra i residenti ci sono anziani, non importa se tra i residenti ci sono neonati. Se non ti sta bene, la colpa è tua che hai deciso di vivere in centro, è un problema tuo. Te lo dico io. Te lo dicono loro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Biancavilla tra coriandoli e ceneri: se il Carnevale fa irruzione nella Quaresima

Il meteo cambia il calendario: sfilata di carri in due tempi, che per definizione dovrebbero restare distinti

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C’è chi inizia la Quaresima con il digiuno e la cenere sulla fronte e, pochi giorni dopo, si ritrova a vedere sfilare i carri del Carnevale. Succede a Biancavilla, dove il maltempo riscrive il calendario e fa incontrare due tempi che, per tradizione, non si sono mai parlati. Da una parte l’avvio del cammino quaresimale, dall’altra la festa, i colori, la musica, i fischietti. In mezzo, una comunità (quantomeno quelle dei fedeli) che si interroga sul senso di questa inedita sovrapposizione. Stridente. Come l’immagine che pubblichiamo qui sopra.

La pioggia impone rinvii e nessuno mette in discussione la necessità di tutelare l’impegno e il lavoro che c’è dietro all’organizzazione del Carnevale. Ma quando la sfilata di carri allegorici piomba dentro la Quaresima (come quest’anno, con la sfilata sabato 21 febbraio), la questione non resta solo organizzativa. Diventa simbolica. Il Carnevale non è una festa qualsiasi: è un tempo delimitato, collocato prima di un altro tempo, diverso per ritmo e significato. Se quella soglia si attenua, la festa rischia di perdere la sua funzione e di trasformarsi in un evento come tanti, spostabile a piacimento, come una sagra o un concerto.

Una stonatura che pesa in modo particolare a Biancavilla. Qui la Quaresima è un percorso che conduce a uno dei momenti identitari più forti della città: il Venerdì Santo. Un appuntamento che non è soltanto una ricorrenza religiosa: è memoria, rito tramandato, partecipazione popolare. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia assistito alla rinascita delle confraternite e all’avvicinamento di molti giovani. L’Addolorata, l’attesa che attraversa la giornata, la sera dei “Misteri”: un tempo che cambia il passo della comunità e ne ridefinisce il volto. Un patrimonio riconosciuto anche per il suo valore storico-culturale, oltre che spirituale.

Su questo sfondo, lo slittamento del Carnevale dentro la Quaresima assume un significato che va oltre il singolo evento. Il rischio è che la festa finisca per non dire più nulla. Se il Carnevale non prepara a niente, se non introduce a un cambio di ritmo, allora diventa semplice intrattenimento, fine a se stesso. E quando tutto può stare ovunque, anche la Quaresima rischia di ridursi a una data sul calendario, senza più un “prima” e un “dopo” riconoscibili.

È vero: situazioni simili si registrano anche in altri centri siciliani, da Sciacca ad Acireale fino a Termini Imerese. In quei contesti, il Carnevale rappresenta uno degli elementi centrali dell’identità cittadina e il suo recupero, anche oltre i tempi tradizionali, viene vissuto come una necessità quasi obbligata. A Biancavilla, però, la prospettiva è diversa. Qui l’identità collettiva non si riconosce nel Carnevale, ma in altri momenti. Nel passato, rinunciare a una sfilata era più facile, oggi prevale la logica “a ogni costo”. Un cambiamento che racconta molto del rapporto attuale fra tradizione e contemporaneità.

La vicenda non vogliamo chiuderla con una polemica e probabilmente non lascerà strascichi immediati. Il Carnevale si svolge, la Quaresima continua. Poniamo però una domanda: se i tempi smettono di essere distinguibili, cosa diventano le feste e quale il loro senso nel calendario? Non è una questione teorica o astratta. È una questione di identità locale: da dove veniamo, cosa siamo, quale direzione abbiamo preso. E meno male che a Biancavilla non si è dato più seguito al “Carnevale più dolce di Sicilia” con tavolate di pasticcini, torte e chiacchiere: fedeli e credenti si sarebbero trovati con la tentazione dell’abbuffata nei giorni del… digiuno. Prendiamola a ridere.

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È il momento (forse) di ripensare alle modalità di governo di Biancavilla

Un elenco di fatti, notizie e criticità che si intensificano: riflessioni e osservazioni a distanza

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Da circa un anno a questa parte mi capita di leggere notizie pubblicate su Biancavilla Oggi relative a fatti e situazioni non certamente nuove ma che percepisco come intensificarsi e, quasi, a frequenza giornaliera. Premetto che non è mia intenzione criticare fine a se stesso o puntare il dito contro alcuno/a. Sono solo una sintesi di ciò che osservo da lontano ma anche quando mi trovo spesso in loco (è il paese che mi ha dato i natali e ritengo di averne il diritto-dovere).

-Rifiuti in libertà in molte zone

-Mancanza di acqua in molti quartieri

-Contrasto incompiuto agli aspetti negativi della movida

-Parcheggi selvaggi e “silenzio” su musica ad “alto volume” da auto

-Risse e episodi violenti

-Teatro della vergogna (“La Fenice”)

-Traffico ineducato e non gestito

-Officine, carrozzerie, negozi alimentari… abusivi (si è mai pensato di proporre loro un aiuto/contributo per invitarli a mettersi in regola? Non li giustifico ma in fondo sono persone che si inventano un lavoro per vivere)

-E la chicca, persistente e forse unica nel suo genere, l’accordo programmatico pre-elettorale delle nomine di Assessori e figure istituzionali che mi appare come uno sponsor allo stipendificio (6 mesi a me, 6 mesi a te, 6 mesi per tutti).

Un cambio di rotta

Forse, e ribadisco forse, è arrivato il momento di ripensare profondamente le modalità di governo del territorio. Non è importante se a proporlo lo faccia la destra, sinistra, centro, sottosopra o diagonale: far rispettare le regole e dare supporto concreto ai cittadini non ha nessun colore ed è un obbligo morale e sociale per chi ricopre il ruolo di amministrare e gestire la cosa pubblica.

Più presenza attiva e frequente nei cantieri, specie quelli pubblici, nelle strade principali e le vie interne, controlli senza preavviso, dialogare con le Persone non con l’obiettivo immediato di punirli; ciò va fatto in tutte le ore senza cercare alibi sulla mancanza di soldi o tempo.

E sarebbe utile, ed è una mia personale opinione, comunicare ai cittadini una sintesi delle varie voci di spesa che compongono i progetti (ad esempio quelle su 1,35 milioni di euro per rifacimento basolato lavico di via Dott. Portale).

Sforzi e volontà non mancano

Qualcuno, forse tanti, risponderebbero che “queste cose succedono dappertutto”; quindi vogliamo confrontarci con i cattivi esempi? Eh no, troppo facile e superflua come scusante per non porsi delle domande; personalmente non mi interessa cosa di pessimo facciano gli altri, mi interessa la realizzazione di cose utili per la collettività del paese; poi se “gli altri” vogliano condividerlo diventeremmo un esempio positivo.

Il Chi, Come e Quando non sarò certo io a indicarlo, non ne avrei le competenze ma credo che sul territorio ce ne siano. Perché è anche vero che le responsabilità passano anche dai cittadini tutti, me per primo. Altresì, ho apprezzato e apprezzo gli sforzi e volontà di questa e precedenti Amministrazioni Comunali di realizzare buone opere e servizi ma ritengo che la percezione comune, a parte le sterili polemiche, sia di orientamento diverso. La percezione, quando predominante, ha una sua forza stravolgente. E sono abbastanza convinto che migliorare la gestione del paese possa dare un certo valore anche ai “Ricchi & Poveri” (questa passatemela come battuta, mica tanto ironica).

GIANFRANCO GALVAGNO

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