Editoriali
Il condannato infastidito dalla verità «È la stampa, bellezza! La stampa»
In questo articolo che dà conto della condanna di Giuseppe Furnari (come altri 36 suoi ex colleghi di Palazzo Minoriti) per l’inchiesta delle cosiddette “spese pazze” alla Provincia di Catania, abbiamo raccontato, per onorare un sacrosanto dovere di cronaca, fatti di interesse pubblico, di cui i biancavillesi devono avere conoscenza. Prima di farlo abbiamo letto le 156 pagine della sentenza della Corte dei conti e ci siamo attenuti a quanto riportato nel pronunciamento dei giudici. Senza nulla togliere, senza nulla aggiungere.
Abbiamo fatto il nostro lavoro di cronisti liberi, come hanno fatto altri colleghi, anche se non hanno fornito gli stessi, nutriti dettagli che ha pubblicato Biancavilla Oggi. La censura e l’occultamento dei fatti li lasciamo ai servi di regime. Il diretto interessato si è sentito infastidito e irritato dal racconto della verità giudiziaria e ha azionato nei nostri confronti la solita macchinetta del fango. Tranquilli: siamo impermeabili. Lo comprendiamo, sul piano umano. E anche sul piano politico, dal momento che persino i bambini di Biancavilla sono a conoscenze delle sue ambizioni di fare il sindaco. Ma non per questo è titolato a denigrare e insultare chi scrive con rigore deontologico la verità contenuta nella sentenza.
Di certo, negli anni, non ci siamo fatti scombussolare da telefonate e da “messaggi” di mafiosi o dalle minacce di qualche malandrino, familiare di chi mostra permalosità e intolleranza (tutto riferito ai carabinieri). Figurarsi se ci facciamo intimidire da qualche reazione intestinale o da annunci di querela (per cosa poi, per avere riportato una notizia vera, verificata e verificabile?).
La condanna (definitiva) non ce la siamo inventati noi e il condannato non può cancellarla, mascherandola e offuscandola populisticamente con i successi calcistici della squadra di cui è presidente. Un vano e disperato tentativo di distrazione di massa. È la Casta che si autoassolve e che scoppia come popcorn quando viene urtata.
Ci fa pena, poi, chi esprime, con viscidissimo interesse, stima per i risultati sportivi, ma non emette alito per una grave, gravissima sentenza, pronunciata in nome del popolo italiano.
Beiamoci per una partitella domenicale e infischiamocene della cultura della legalità, del senso civico e dell’etica pubblica calpestati ogni giorno a Biancavilla, senza ritegno alcuno e senza precedenti simili. Vergogna: quanta miseria culturale ed intellettuale! Sono questi aspetti che infangano l’immagine della nostra Biancavilla, non la puntuale e coraggiosa attività di cronaca e di denuncia.
Siamo impegnati quotidianamente a raccontare la realtà biancavillese, nella sua articolata complessità. La sua parte deteriore, degradata e scandalosa. La sua parte migliore, costituita da giovani intraprendenti e meritevoli, sano volontariato, scuole in prima linea e parrocchie che suppliscono ai vuoti del Comune. Di notizie belle e positive che esaltano la nostra Biancavilla ne abbiamo pubblicate a centinaia, raggruppate nella rubrica “GoodNews”. Ma –mettetevelo nella testolina– non siamo né promoter pubblicitari né funzionari dell’Istituto Luce comunale.
Facciamo informazione giornalistica, senza riverenze ed ossequi, senza padroni o padrini, e quindi le nostre materie prime, per dovere costituzionale della nostra professione, sono la cronaca, i fatti di mafia e la deriva morale e politica di questa città decapitata e senza guida. Capiamo perfettamente che certa classe dirigente desidererebbe il silenzio, l’omertà, l’indifferenza, la censura e l’informazione infiocchettata e glorificatrice. Ci impegniamo con tutte le nostre energie per deludere questi “settori deviati”. Per questo nostro lavoro, ci conforta avere una ricca collezione di attestati di stima di magistrati e di rappresentanti delle forze dell’ordine. E di semplici cittadini, che ogni giorno ci leggono a migliaia.
Forse è proprio il vastissimo successo di diffusione di Biancavilla Oggi, senza possibilità di paragoni, che crea timori in coloro che vorrebbero mettere la museruola all’informazione. Si rassegnino lor signori: non ci riuscirete con noi. Mai e poi mai. Non siamo in vendita, non corromperete la nostra libertà ed intransigenza. Pazienza se, da destra a sinistra, certi politici poco devoti alla libertà di stampa ci detestino: è una medaglia che ci mettiamo al petto e la esibiamo con grande orgoglio.
A Giuseppe Furnari, l’augurio sincero, sentito e non provocatorio di trovare serenità d’animo e compostezza politica.
Ai lettori di Biancavilla Oggi, una sola promessa. La solita. Siamo stati, siamo e saremo sempre “L’Altra informazione”: cani da guardia e non da compagnia. È il nostro manifesto editoriale, dal quale non ci discostiamo nemmeno di un millimetro.

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Editoriali
Quando la folla “cavò” gli occhi al Duce: Biancavilla da sempre antifascista
Buon 25 aprile con tre proposte politiche e culturali che avanziamo al sindaco Antonio Bonanno
Tanti italiani maturarono la piena consapevolezza della tragedia fascista quando videro l’orrore della guerra (e dell’occupazione nazista) in cui ci aveva follemente trascinati il Duce. Soltanto pochi intuirono e non sottovalutarono, fin dall’inizio, il destino senza libertà che avrebbe segnato il Ventennio più ignobile della storia italiana. Biancavilla non ha dovuto attendere i titoli di coda del regime per manifestare la sua avversione alle camicie nere e al totalitarismo cui ci avrebbe incatenato Benito Mussolini. Lo ha fatto con orgoglio e straordinaria partecipazione un anno dopo la Marcia su Roma e ancor prima del vile delitto Matteotti. Era il 23 dicembre del 1923, giorno in cui i biancavillesi animarono la prima sommossa popolare avvenuta in Italia contro il fascismo.
Una pagina di storia che la storiografia nazionale ha snobbato, ma che testimonia l’orgoglio democratico e la ripugnanza alla dittatura di un piccolo centro agricolo di 16mila abitanti. Il pretesto fu l’introduzione della “tassa sulla paglia” da parte del commissario prefettizio Francesco Trombetta, imposto al Comune in sostituzione dei rappresentanti democraticamente eletti.
Il balzello – stabilito a tavolino per fare quadrare i conti comunali – avrebbe colpito indistintamente tutta la popolazione. La protesta divenne subito un fiume in piena con un’imponente manifestazione di piazza. Fu assaltata la “Casa del Fascio”: i rivoltosi incendiarono la mobilia e si spinsero a cavare gli occhi al ritratto di Mussolini che era appeso ad una parete. I manifestanti raggiunsero la caserma delle guardie municipali e i casotti del dazio, poi dati alle fiamme. La rabbia si indirizzò contro il “Casino dei civili” (l’attuale Circolo Castriota). C’è chi fece irruzione in Municipio (quando si trovava ancora vicino alla chiesa dell’Idria), minacciando di incendiarlo. I rivoltosi rintracciarono e accerchiarono il cavaliere Trombetta, fino a malmenarlo. Pur essendo agli esordi, il regime rispose per giorni con l’assedio di tutto il paese, mobilitando truppe di pubblica sicurezza, carabinieri e milizia fascista. Ci furono arresti e processi, ma l’odiosa tassa fu ritirata.
Fatti ricostruiti e analizzati in “Biancavilla contro il Duce”, il volume di Alfio Grasso, pubblicato nel 2021 dalla nostra casa editrice “Nero su Bianco” e di cui siamo particolarmente fieri. Li rievochiamo proprio oggi, in questa Festa della Liberazione, perché riteniamo che Biancavilla debba alimentare l’esercizio della memoria, la propria innanzitutto. Non un esercizio retorico, di circostanza, liturgico, ma proiettato al presente. In quest’ottica, Biancavilla Oggi vuole avanzare al sindaco Antonio Bonanno e alla sua coalizione alcune proposte politiche e culturali dal valore simbolico. Proposte che possano contribuire a (ri)formare una coscienza civica e politica con il presupposto di riscoprire un tratto della nostra nobile identità: quello dell’antifascismo.
Un dossier per il Quirinale
Auspichiamo, innanzitutto, che il Comune di Biancavilla possa intestarsi un lavoro di documentazione storica. Il libro di Grasso è ben dettagliato, ma altri elementi inediti si possono aggiungere. Qui ci limitiamo ad accennarne due. Il primo riguarda la lettera aperta (scritta dallo scrittore e poeta Antonio Bruno ma non firmata), in cui Trombetta fu definito “pescecane”. Lettera distribuita due giorni prima della rivolta, finendo poi sul tavolo del Ministero dell’Interno. L’altro elemento è il verbale di consegna dei preziosi della Madonna dell’Elemosina che i membri del PNF locale nascosero e riconsegnarono al segretario comunale, temendo già l’insurrezione.
Un dossier – così lo pensiamo – che abbia non soltanto valore culturale, ma che – votato dalla Giunta e dal Consiglio Comunale – costituisca un fascicolo da inviare poi al Quirinale. Con una richiesta alla Presidenza della Repubblica perché decida un formale riconoscimento alla Città di Biancavilla, distintasi in Italia, prima di ogni altra località, con quella sollevazione di popolo contro il fascismo e a difesa dei valori democratici.
Una lapide sotto l’Arco Sciacca
Nell’attesa, il Comune può intestarsi una semplice iniziativa, a ricordo di quella memorabile giornata, sostanzialmente sconosciuta ai biancavillesi (e ad un corpo insegnanti incapace – nella conoscenza della storia locale – di andare oltre alla solita favoletta sui profughi albanesi). Il Comune, dicevamo, può apporre una lapide commemorativa che rievochi e onori quei fatti. L’occasione potrebbe essere il prossimo 23 dicembre.
Il luogo che ci sembra più adatto è sotto l’Arco Sciacca di via Vittorio Emanuele, da cui ha inizio via Antonio Gramsci. La targa marmorea si potrebbe fissare sul muro nel quale fino a pochi anni fa, prima che la facciata fosse tinteggiata, si vedevano i resti di un manifesto di epoca fascista. Proprio qui – dove adesso ha sede un circolo ricreativo – c’era la “Casa del Fascio” assaltata dalla folla di biancavillesi. E proprio qui, in pubblica via, furono accatastati e dati alle fiamme i mobili, oltre a sfregiare il ritratto di Mussolini, che ci sembra un segno potente dell’avversione di Biancavilla al nascente regime.
Cittadinanza al Duce da “revocare”
C’è un’ultima richiesta che Biancavilla Oggi avanza al primo cittadino, sulla scia di quanto avvenuto già in tanti comuni italiani, anche su input dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). In pochi lo sanno, ma l’istituzione comunale di Biancavilla conferì la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Si faccia carico, Antonio Bonanno, di proporre al Consiglio Comunale una delibera di revoca di quella onorificenza data a colui che soppresse le libertà fondamentali, fu responsabile della persecuzione politica e razziale e gettò l’Italia nei più tragici eventi della storia mondiale contemporanea.
No, non è un tentativo di “cancellazione della storia”. Tutt’altro. Sarebbe, invece, un atto che parli al presente e alle future generazioni. Non un processo né un giudizio retroattivo, ma un atto di responsabilità istituzionale, etica e civile che gli attuali consiglieri comunali assumerebbero di fronte alla storia per riaffermare i principi della nostra Costituzione repubblicana. E di quell’antifascismo di cui Biancavilla è stata antesignana e grazie al quale oggi possiamo festeggiare la Liberazione avvenuta nel 1945. Buon 25 aprile.
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ALFIO GRASSO
Biancavilla contro il Duce
23 dicembre 1923: la prima sommossa popolare antifascista.
Editoriali
San Placido “censurato” nei manifesti: è un ottobre che di sacro ha ben poco
L’uscita silenziosa del fercolo potrebbe essere un segno solidale per i bambini e i civili massacrati a Gaza
Non è tanto vedere un manifesto in cui pochi appuntamenti amplificano un blu di vuoto, quanto che nella più anonima intestazione di “Ottobre in festa” si oblitera il più specifico e distintivo rimando a San Placido. Tra le ecclesiastiche “Feste patronali” e quelle civili inespresse, ancora quest’anno, si dimentica il laboratorio che la biancavillese “Festa di S. Placido” è stato, dai tempi del Regno delle Due Sicilie e per tutta una centenaria catasta di Almanacchi nazionali e Barbanera. Ce lo ricorda il De Roberto appassionato narratore delle esposizioni universali, che riconosceva ai nostri la primazia nello sperimentare il lancio dei palloni aerostatici, ne va ancora fiero il crispellaio che si autoproduce l’insegna ossequiando la tradizione.
Ci si teneva, allora, alle ricorrenze e ci si è tenuto fino a quando lenzuolate di programma erano l’attesa di nonni e bambini che sillabavano insieme nella lettura. Dispiace, quindi, che non si pensi a chiedere a un noto artista, locale o no (a partire da Dino Cunsolo, per fare un nome) di illustrare con una creazione a tema il più significativo e ricorsivo evento della città, biechi e incuranti di quell’ideale galleria che il tempo ne restituirebbe. Come si possono educare i più giovani alle tradizioni e all’orgoglio dei luoghi, se poi si assiste a così marchiane incuranze? Nota a margine: per zelo e passione ci sarebbe da apprendere dai fedeli del Circolo San Zenone.
Come possiamo festeggiare noi?
Per questo Ottobre 2025, che di sacro ha ben poco, funestato com’è dalle guerre, dall’inefficacia degli organismi internazionali e dagli sporchi interessi dei governi, forse la nostra festa di S. Placido un segnale potrebbe darlo, a partire da un’uscita silenziosa del fercolo alle 12 del 5, quando per ogni biancavillese nel mondo è l’ora X, e a Biancavilla, per un quarto d’ora ininterrotto, la terra trema.
Come possiamo festeggiare noi quando in altri lembi di terra, per lo stesso sordo rumore di deflagrazioni, si è sospesi tra la vita e la morte; quando vediamo ossute e vagolanti sagome di bambini aggirarsi tra le macerie di Gaza? Lo dico, a scanso di equivoci, da biancavillese affezionatissimo allo “sparo”, ma per quest’anno, destiniamo a causa migliore i fondi.
Noi, periferia nel dolore del mondo?
Che il nostro borioso festeggiare non ci renda periferia nel dolore del mondo. E, attenzione, non è religioso, è solo un umano riconnettersi alla migliore tradizione di questa terra: allo scoppio della Prima Guerra Mondiale le donne scesero in piazza per manifestare contro il conflitto, e il locale periodico “La Ronda”, sempre nel 1915, apriva su tutte le colonne con i versi di Vincenzo da Filicaia a sostegno della causa pacifista. Vogliamo ancora sciorinare il refrain che i biancavillesi non capirebbero o che Biancavilla non è pronta? Siamo, per caso, più involuti di 110 anni fa?
Ci resta a consolarci il fatto che la Festa cada in una felice congiuntura stagionale, e che – sempre e comunque – per la sorridente famiglia emigrata questi giorni offrono l’occasione di riunirsi ai parenti e, rigorosamente e ritualmente, esibire il vestito nuovo. E che quando l’ultimo botto del 6 ci congederà da questa bolla magica, San Placido si aggirerà ancora rubicondo per le vie, calcherà i basolati e ci perdonerà da incuranze e miserie, tentando di renderci migliori. Rientra, d’altronde, tra i compiti del Patrono.

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Djanco
5 Novembre 2016 at 18:28
Goduria pura.
Complimenti davvero per tenere in vita questa piccola fiammella di speranza di vivacità ed interesse della cosa pubblica.
La classe dirigenziale vecchia va spazzata via assieme ai suoi nuovi scagnozzi.
Anselmo
2 Novembre 2016 at 23:25
Quindi la triade Giuseppe Furnari, Dino Laudani, Giuseppe Pappalardo perde il primo pezzo? Forse che era il meno peggio visto gli altri due.
tino
28 Ottobre 2016 at 21:10
Che amara tristezza, nell’apprendere che il denaro della pubblica amministrazione venga gestito malamente, (e pensare che fatica per le povere classe sociali a poter pagare le tasse).
ovviamente l’informazione e il primo strumento per andare avanti.
vito
26 Ottobre 2016 at 17:30
Complimenti per l’articolo, chiaro e veritiero, non ci si può arrabbiare per aver pubblicato il contenuto di una sentenza, le sentenze sono atti pubblici e come tali possono essere portati a conoscenza di tutti.Per favore la vogliamo finire con questa farsa della squadra di calcio e del sociale??vogliamo proporre per la beatificazione tutti i presidenti delle squadrette di paese perchè offrono un servizio alla comunità?ma davvero nel 2016 qualcuno crede che la gente si lasci sviare così facilmente da ignorare un fatto gravissimo solo perchè si è presidenti di una squadra di pallone? il discorso è un altro…in una probabile candidatura a sindaco candidatura ormai sfumata) affidereste il vostro paese a qualcuno che è stato condannato alla provincia per aver sperperato i soldi pubblici solo perchè è un bravo presidente di calcio, senza temere che faccia lo stesso con i soldi dei cittadini? ognuno ragioni secondo coscienza
Salvo Stimoli
26 Ottobre 2016 at 12:41
Ciao Vittorio, sbaglio o la permalosità di Giuseppe Furnari ha superato quella di Mario Cantarella e Pippo Glorioso? Non oso immaginare che farà se diventerà (spero di no) sindaco. Fai come hai fatto sempre, fregatene di questi politici piccoli piccoli e continua a distinguerti dai tuoi colleghi. Sei l’unico che fa informazione libera, gli altri suonano i violini e incensano i politici e sappiamo perché. Solidarietà massima a te e a Biancavilla Oggi.
PS Ti devo un caffè, non me ne sono dimenticato.
Francesco
25 Ottobre 2016 at 20:27
Si sta facendo passare l’Avv. Furnari come un condannato penale e ciò si relive dai commenti di questo post che il giornalista ha pilotato con il suo scritto.
L’Avv. Giuseppe Furnari è stato condannato dalla Corte dei Conti, assieme a tutti i componenti dello scorso consiglio provinciale, perchè alcune spese autorizzate da tre funzionari sono state ritenute, anche se legittime, non dovute a fini istituzionali (manifesti, locadinde e biglietti di auguri). C’è differenza fra una condanna penale ed una risarcitaria da parte della Corte dei Conti per poco più di € 6.000,00. Chi ha rappresentato le istituzioni non è stato raro di incappare nella Corte dei Conti che non guarda la legittimità di una spesa (quella riguarda la magistratura ordinaria o penale che sia) ma l’interesse che ha l’ente della spesa effettuata e la finalità istituzionale. Si precisa che nessun rimborso è stato dato all’Avv. Furnari, come per altro agli altri consiglieri provinciali, ma autorizzazioni preventive alla spesa. Appare evidente che c’è più responsabilità da parte di chi preventivamente autorizzò la spesa (gente pagata dalla collettività) che di chi autorizzato ha effettuato la spesa. Infine mi chiedo quali sono le lagnanze da parte del giornalista e ripetute nei commenti di questo blog su chi voglia mettere dei bavagli e a chi? Avete percaso letto articoli dell’Avv. Furnari o interviste che parlano di ciò o sono pure fantasie difensive e preventive di crede che forse l’Avv. Furnari possa rivolgersi all’autorità giudiziaria per tutelare la sua immagine in quanto lesa perchè l’articolo e poi il successivo possono indurre in errore il lettore facendogli capire ben altro?
Biancavilla Oggi
25 Ottobre 2016 at 20:52
Apprezziamo la sua appassionata arringa. Ma non ce n’era bisogno. Ci siamo limitati a dare la notizia nuda e cruda della condanna della Corte dei conti (nessuno ha parlato di condanna penale) a 37 ex consiglieri provinciali e, siccome il nostro giornale si occupa di Biancavilla, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul biancavillese Giuseppe Furnari. Non abbiamo espresso commenti, ma fornito tutti gli elementi di informazione contenuti nella sentenza. Invece la reazione dell’esponente Pd ha trasbordato, insultando l’autore dell’articolo, solo per avere fatto il suo dovere di cronista. Ecco perché è stato necessario e doveroso questo editoriale. Deve essere chiaro a tutti che nessuno può permettersi di insultare, visto che noi non lo abbiamo mai fatto con nessuno. Legga il profilo Facebook di Furnari e capirà: è evidente che lei non l’abbia letto. Minacciare querele solo perché si pubblica una notizia vera, verificata e verificabile, è un modo per tentare di intimidire la libertà di stampa. Ovviamente è un tentativo che su “Biancavilla Oggi” non ha alcun effetto.
Francesco
26 Ottobre 2016 at 9:53
Non leggo i profili altrui e non mi interssa farlo, ma non crede che anche Lei vuole limitare la libertà di espressione delle persone non accendo alcuna critica? Il politico, il professionista, il cittadino Furnari, ha non ho ha la libertà ed il diritto di esprimere il suo, naturalmente assumendosi le proprie responsabilità. Penso che Lei abbia esagerato con il Suo editoriale non dando nessuna facoltà di replica. Comunque da lettore penso che l’Avv. Furnari non è quel mostro di persona, di professionista e di politico, che Lei fa trasparire dai suo articoli. Anzi, persona da sempre impegnata sul sociale, anche in tempi come oggi, con le proprie forze e senza alcun aiuto di istituzioni pubbliche e private, gestisce una squadra di calcio in Eccellenza (per i non addetti ai lavori è la serie A di ogni regione. La categoria superiore è già professionismo) e pen 4 squadre nel settore giovanile, impegnando decine e decine di ragazzi di Biancavilla e del comprensorio allo sport e non alla strada. La ringrazio per la replica concessa
Biancavilla Oggi
26 Ottobre 2016 at 12:27
Se non conosce ciò che ha scritto Furnari nei nostri confronti, non può comprendere le reazioni successive. La sua è una difesa “a prescindere”… Inutile discutere. Saluti cordiali.
Carlo
26 Ottobre 2016 at 13:20
ma il sociale dove sta nell’essere presidente di una squadra di calcio?Non è che possiede la comunità di don Mazzi, non sta levando nessuno dalla strada, paga solo dei ragazzi per giocare al pallone, nella speranza che questo gli sia utile come raccolta voti per una futura candidatura.Il sociale è ben altra cosa. Il campionato di eccellenza, comunque è pur sempre un campionato dilettantistico di poco conto, e comunque anche se fosse stato di grande importanza, non possiamo certo compensare il buon andamento di una squadretta di calcio con i soldi della collettività. che sia chiaro Del calcio non frega a nessuno!!!
Fabrizio
25 Ottobre 2016 at 20:56
Egregio signore lo abbiamo capito che è una condanna della Corte dei conti, abbiamo studiato anche noi e abbiamo letto chiaramente ciò che è stato riportato nell’articolo. Ma le sembra una cosa da niente? Se lei la vuole far passare come una multa per eccesso di velocità… Invece resta la gravità della sentenza sia sul piano istituzionale che sul piano etico. Scusi se è poco.
pippo
27 Ottobre 2016 at 14:41
Sign. francesco, mi sembra che lei non conosce molte cose.. Non è vero che tutti i consiglieri provinciali sono stati condannati, ci sono stati anche consiglieri che hanno agito secondo legalità a cui la corte dei conti non ha chiesto indietro nulla. La vostra difesa di ufficio risulta oltre che faziosa anche errata e inesatta.
giulio
24 Ottobre 2016 at 15:22
Ma che storie!!!!…,….uno che ci spiega come e’ fantastico il Biancavilla calcio ma che si innervosisce perché una sentenza ci spiega come da rappresentante delle istituzioni ha speso i soldi pubblici…………..mi pare proprio il personaggio giusto per fare il sindaco al prossimo giro in un paese come il vostro……………evvaiiii!!!!
giuseppe chisari
24 Ottobre 2016 at 12:26
Non conosco il sig. Furnari. .Apprendo in questa occasione che ha la querela facile. Auguri perché si dovrà esercitare a lungo.
salvo maglia
23 Ottobre 2016 at 23:27
Quando sono indagati, dicono che la magistratura deve fare il suo corso. Quando sono rinviati a giudizio, invocano la presunzione di innocenza. Quando sono condannati, la colpa è della stampa che dà la notizia. Sono semplicemente ridicoli. Mai nessuno che si assuma la responsabilità. Giuseppe Furnari ha sbagliato e continui a sbagliare, assumi un altro profilo, magari sarai ascoltato dalla gente. Così facendo mostri tutta la tua debolezza e irritazione. Solidarietà a Biancavilla Oggi, che ha fatto solo il suo dovere. L’informazione seria e professionale non può essere additata per quella che infanga una città Sono altri che deturpano l’immagine di Biancavilla.
Franca
23 Ottobre 2016 at 23:22
Faccio notare che per altra vicenda anche il dott. Pippo Calaciura è stato condannato, ma la reazione di compostezza che ha avuto nell’apprendere la sentenza è esemplare. Invece Giuseppe Furnari ha avuto una reazione scomposta, nervosa e berlusconiana (colpa della stampa). Due persone diverse e lo si vede anche dalle diverse reazioni.
Fabrizio
23 Ottobre 2016 at 23:18
Un grande plauso va a Biancavilla Oggi, l’unica voce fuori dal coro. Il resto è una stampa asservita. Continuate così, vi seguo ogni giorno.
Maria
23 Ottobre 2016 at 18:09
questo soggetto non ha capito ancora che infangare lui non equivale a infangare Biancavilla, lui non rappresenta Biancavila, nè Biancavilla rappresenta lui…soprattutto dopo questa vicenda. Semmai potrebbe essere vero il contrario, che la sua vicenda ha infangato Biancavilla, qualcuno ha parlato di servi…ma perchè i padroni sarebbero loro?padroni di cosa? che ridere…
franco
23 Ottobre 2016 at 17:30
I cittadini tutti attendono con ansia che venga a chiedere il loro voto a tempo di elezioni….moralità legalità trasparenza ed efficienza…assurdo come un avvocato che dovrebbe conoscere le leggi sia il primo a violarle, con il denaro pubblico di quegli stessi cittadini che l’hanno votato. Questo articolo meriterebbe la diffusione cartacea per il paese, per aprire gli occhi a un po’ di gente
Salvatore
23 Ottobre 2016 at 17:14
Sbaglio o questo Furnari prima era in Rifondazione Comunista? Penso che il suo passaggio al Pd è stato un atto di coerenza. Complimentissimi.
Onestà al potere
23 Ottobre 2016 at 17:12
Siete grandi ragazzi, vi meritate un monumento per il vostro coraggio. Continuate così. Distinguetevi dalla massa e dall’informazione al servizio del potente pagata con i soldi dei cittadini. Siete unici. Se qualcuno vi tocca con un dito, chiamatemi, faremo le barricate per difendere il nostro diritto di avere una informazione non pilotata come vorrebbero i politicanti.
Alfredo Nicotra
23 Ottobre 2016 at 17:09
Stima e solidarietà incondizionata a Biancavilla Oggi, unica testata slegata da interessi politici e da incarichi amministrativi. Furnari è un condannato e questo nessuno lo può cancellare. Pretendeva forse che non bisognava dare notizia? Ridicolo. Stia zitto, almeno. Ci fa ccniu cumpassa.
Marco
23 Ottobre 2016 at 16:04
La verità sempre e ad ogni costo, Complimenti. Non si può nascondere un grave reato o una malefatta con un risultato calcistico positivo di cui non frega nulla a nessuno.Di fronte all’evidenza certa gente dovrebbe tacere ed andare a nascondersi ed invece ha il coraggio di parlare peggiorando ulteriormente la propria posizione già sommersa dal fango. ottimo articolo…complimenti
gaetano
23 Ottobre 2016 at 18:11
Complimenti al giornalista per la sua straordinaria capacita professionale di raccontare i fatti con precisione e puntualità, minacciare querele è tipico dei politi senza alcuna spina dorsale che vogliono una stampa lacchè e a servizio, sempre pronta a elogiare e a incensare……se poi provi a raccontare i fatti e a limitarti a descrivere le sentenze diventi il nemico da aggredire da isolare da sbeffeggiare. Questo signore vuol fare il sindaco? mi pare sulla buona strada, ha già comprato una squadra di calcio, ora deve solo comprare una rete tv, piazzare qualche giornalista amico e il gioco è fatto, ha imparato in fretta…..,ma noi resteremo da parte di chi ancora racconta la verità e i fatti senza alcun timore………