Cronaca
«O lavori così oppure te ne vai»: albergatori accusati di estorsione
Una coppia che gestiva un hotel nel centro di Catania a processo, dopo la denuncia di una biancavillese
di VITTORIO FIORENZA
Impiegata come addetta alle pulizie delle camere, ma trattata come una Cenerentola. Per quasi due anni ha lavorato senza regolare contratto in un piccolo hotel del centro storico di Catania.
Pensava che i desideri di stabilizzazione, prima o dopo, potessero avverarsi. Invece, quando ha cominciato a lamentare le condizioni di lavoro e a pretendere il riconoscimento dei propri diritti, i titolari si sarebbero rivoltati con toni non appropriati: «O ti sta bene così oppure puoi uscire da quella porta, in tua sostituzione ne troveremo a decine».
La lavoratrice, una 47enne di Biancavilla, in effetti ha varcato “quella porta”, ma è andata dritta a presentare denuncia, assistita dall’avv. Pilar Castiglia.
La giovane coppia che gestiva l’albergo si ritrova adesso sotto processo per estorsione ai danni della ormai ex dipendente. Ebbene sì: il reato è quello di estorsione, secondo una linea giurisprudenziale a cui il Tribunale di Catania negli anni si è allineato. In sostanza, approfittare di una persona, facendo leva sullo stato di bisogno e di debolezza per ottenerne lavoro malpagato, è da considerare alla stregua di una richiesta di “pizzo”.
Non solo: la donna, come scrive il pubblico ministero, Assunta Musella, sarebbe stata anche minacciata. «Minacce –viene specificato– consistite nel prospettare che se non avesse accettato le condizioni di lavoro imposte sarebbe stata licenziata e sostituita da altra persona, al punto da costringere la predetta ad accettare condizioni di lavoro umilianti nonché emolumenti inferiori a quelli previsti per legge». Il processo si è aperto ieri presso la prima sezione penale del Tribunale. L’udienza è stata rinviata a settembre.
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Cronaca
Truffa un’azienda agricola con un assegno rubato di 7500 euro: arrestato
Un 49enne smascherato dai carabinieri dopo un secondo tentativo di illecito pagamento di 2700 euro
Aveva acquistato da un’azienda agricola di Biancavilla materiale per 7500 euro, pagando con un assegno risultato poi provento di furto. La titolare ha richiesto l’intervento dei carabinieri dopo avere riconosciuto l’uomo, che a distanza di due giorni si è ripresentato per un ulteriore acquisto di 2700 euro con relativo assegno.
I militari hanno subito avviato le indagini, risalendo ad un 49enne di Ramacca. L’uomo è stato ora arrestato dai militari della stazione di Biancavilla, con il supporto della Radiomobile della Compagnia di Paternò. Dovrà rispondere di truffa e, per il secondo episodio, tentata truffa ai danni dell’azienda di Biancavilla.
I carabinieri erano intervenuti immediatamente in azienda, sorprendendo l’uomo che insisteva per pagare mediante il titolo bancario. Appena gli sono stati chiesti i documenti per identificarlo, lui ha sostenuto di non avere la carta di identità, fornendo false generalità nel tentativo di eludere i controlli. Un tentativo, però, che gli è costato anche una denuncia per false dichiarazioni a pubblico ufficiale.
Nell’immediatezza, infatti, le pattuglie sul campo hanno contattato i colleghi della Centrale Operativa che, grazie alla consultazione della banca dati delle forze dell’ordine, hanno consentito di risalire alla sua vera identità.
Smascherato, dunque, l’uomo è stato portato in caserma a Biancavilla e sottoposto a ulteriori verifiche. In particolare, sono stati sequestrati gli assegni che il 49enne aveva con sé, perché risultati appartenenti a un carnet rubato. Per lui, c’è quindi un’ulteriore accusa di ricettazione.
Dalle indagini è, inoltre, emerso come l’uomo avesse già messo a segno, con analogo modus operandi, un’altra truffa sempre ai danni di un commerciante. Sulla base degli indizi raccolti, il 49enne è stato arrestato e sottoposto all’obbligo di firma tutti i giorni presso la stazione dei carabinieri di Ramacca.
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Cronaca
Violenta rissa in via Milone: due arresti dei carabinieri per tentato omicidio
I militari chiudono subito il cerchio su una lite tra stranieri: la vittima colpita anche con uno sgabello
Tentato omicidio in concorso. Con questa accusa, i carabinieri della Stazione di Biancavilla hanno arrestato due uomini di 36 e 27 anni, entrambi con precedenti penali. I due, di originini straniere ma residenti a Biancavilla, sarebbero gli autori del ferimento di un loro connazionale, 38enne, al culmine di una lite. I fatti sono accaduti in via Milone, in pieno centro storico.
Al loro arrivo, i militari, intervenuti dopo una segnalazione giunta al 112 e alla locale caserma, hanno trovato il ferito a terra, dolorante. Immediato il suo trasporto al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”.
Nell’immediato sono state avviate anche le indagini per risalire ai colpevoli. Grazie alla rapida acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e alle testimonianze di chi aveva assistito ai fatti, i militari sono riusciti in breve tempo a identificare i presunti responsabili dell’episodio.
Secondo quanto ricostruito, i due, al culmine di una lite per motivi ancora in corso di approfondimento, avrebbero aggredito il connazionale colpendolo ripetutamente al capo anche con uno sgabello.
I due indagati, rintracciati poco dopo dai Carabinieri al termine di una rapida attività di ricerca sul territorio, sono stati arrestati e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, rinchiusi nel carcere catanese di piazza Lanza.
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