Cultura
La statua misteriosa ritrovata in basilica che rievoca San Nicola e… Santa Claus
Dalla scoperta sensazionale del 2015 alla figura del vescovo da cui trae origine il folklore di Babbo Natale
A dicembre, quando l’autunno inoltrato porta con sé l’odore della legna bruciata e un freddo che preannuncia il Natale, riaffiorano antiche memorie. Tra queste, a Biancavilla, sopravvive appena il ricordo di San Nicola, santo un tempo venerato e oggi quasi inghiottito dall’oblio.
Eppure, scavando fra tradizioni locali e frammenti della nostra storia, affiorano tracce inattese, capaci di risvegliare un culto assopito. Lo spunto ce lo dà la scoperta sensazionale nel novembre 2015, avvenuta nella basilica di Biancavilla. Una statua dentro un’altra, che ci rimanda a San Nicola di Mira, figura da cui l’immaginario ha creato… Santa Claus e il nostro Babbo Natale. Come è piccolo il mondo. Una storia da leggere e raccontare.
Una statua nella statua
Il mistero si accese quando la statua in cartapesta di un altro santo, San Biagio, venne portata nel laboratorio della ditta Calvagna di Aci Sant’Antonio per un intervento di restauro, finanziato da Antonio Zappalà, biancavillese legato per tradizione familiare al santo taumaturgo. I lavori sembravano ordinari, ma il restauratore – con meraviglia – si accorse che all’interno del simulacro si nascondeva un’altra statua. Le immagini di quello svelamento furono pubblicate da Biancavilla Oggi e le riproponiamo nel video sopra.
Da quel momento prese avvio un delicato processo di separazione delle due opere. Fu smontata con pazienza la figura di San Biagio, ricomponendola in seguito, per liberare l’immagine ignota celata al suo interno: un simulacro ligneo privo di braccia e volto, bisognoso di studio e identificazione.
Dopo quasi tre anni di analisi e restauro, conclusi nell’agosto 2016, quella figura mutila assunse nuovamente fattezze umane. Le parti mancanti furono ricostruite con elementi mobili e gli studiosi giunsero a un’ipotesi sorprendente: la statua era con ogni probabilità dedicata a San Nicola di Mira.
Quell’indizio del XVII secolo
L’interpretazione trovò sostegno in un documento antico. Nella visita pastorale del 1602 compiuta a Biancavilla, infatti, compare l’inventario di una «imago S. Nicolai noviter constructa…», una «immagine di San Nicola da poco costruita».
Che fosse proprio quella ritrovata nel 2015 dentro il simulacro di San Biagio? Alcuni elementi sembrano suggerirlo, mentre altri aprono a scenari diversi, forse legati a un’altra devozione ormai scomparsa. Il mistero, come spesso accade nella storia locale, rimane affascinante e aperto.
Il Santo divenuto il volto del Natale
San Nicola di Mira, vissuto tra III e IV secolo, è una figura chiave dell’immaginario cristiano e popolare. È da lui che trae origine la metamorfosi folklorica del moderno Santa Claus, divenuto in Italia “Babbo Natale”. La leggenda racconta che il vescovo Nicola, per salvare tre fanciulle povere dal destino della prostituzione, portò di nascosto alla loro casa sacchi di viveri e denaro. Questo gesto di carità gettò il seme della tradizione dei doni natalizi.
La diffusione dell’immagine attuale, l’anziano barbuto e paffutello vestito di rosso, risale al poema A Visit from St. Nicholas (1821) di Clement C. Moore, divenuto poi un’icona planetaria.
San Nicola è patrono di bambini, marinai, nubili, viaggiatori, prigionieri e di chiunque invochi protezione nelle necessità. La sua festa del 6 dicembre, che anticipa il Natale, è celebrata ancora in diversi comuni dell’area etnea.
San Nicola e la supplica a Biancavilla
A Biancavilla, invece, il suo culto sopravvive oggi solo nei ricordi e in qualche tenue traccia culturale. Fra queste, rimane una piccola, preziosa testimonianza: una preghiera popolare, un tempo recitata dalle giovani in cerca di marito, che conserva l’aroma della devozione spontanea:
San Nicola gluriusu,
preju a vui di cca jusu;
jù mi vogghiu maritari,
pirchì sula nan pozzu stari.
Vui sta razia m’ata a fari,
prestu m’ata cunsulari.
La parola mia è sincera,
ascutati sta priera.
Lu ma cori cunsulati,
ccu la vostra caritati.
Una supplica semplice e genuina, che rivela quanto profondamente il santo fosse radicato nella cultura affettiva del paese.
Il ritrovamento del simulacro ligneo, sottratto al silenzio della sua prigione di cartapesta ed esposto dopo l’intervento di restaurato nell’agosto 2018, potrebbe rappresentare l’occasione per riflettere sull’antica presenza di San Nicola a Biancavilla. A volte è proprio ciò che viene alla luce per caso a rivelare ciò che una comunità ha dimenticato di sé.
Tra storia, fede e mistero, la figura del santo torna così ad affacciarsi nella memoria collettiva: forse non per reclamare un culto, ma per ricordare che la tradizione è fatta di segni nascosti, affidati alla cura di chi li sa ascoltare.
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Cultura
Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre
L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido
Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.
Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.
La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».
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Cultura
In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte
La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco
A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.
La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.
«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».
La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.
Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.
«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»
«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».
E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?
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