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La soluzione alla nostalgia di casa? È il fantacalcio

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Basta guardare le stazioni ferroviarie di Catania o Palermo in certi periodi dell’anno per capire che qualcosa non va. Valigie, zaini, abbracci lunghi e lacrime trattenute. La Sicilia oggi conta meno di 4 milioni e 800 mila abitanti, ma il problema vero è chi se ne sta andando: i giovani. Mentre i bambini sotto i 14 anni rappresentano appena il 20% della popolazione, gli over 65 sono già il 23,2%. Un’isola che invecchia mentre le energie fresche prendono il largo.

Sono soprattutto i ragazzi tra i 18 e i 39 anni a fare questa scelta, uomini e donne che non vedono futuro nella loro terra. Chi punta al Nord Italia, chi direttamente all’estero. Il risultato è sempre lo stesso: la Sicilia perde pezzo dopo pezzo la sua linfa vitale.

Crescita economica sì, ma a che prezzo?

Eppure, paradossalmente, qualcosa si muove anche qui. Nel 2024 sono stati creati ben 57 mila nuovi posti di lavoro e i disoccupati sono diminuiti di 44 mila unità. Il PIL regionale ha toccato i 110 miliardi, segnando una crescita significativa rispetto al periodo post-Covid. Sulla carta tutto bene, no?

Il problema è che questi nuovi lavori sono per lo più precari: contratti a tempo determinato, stagionali, in somministrazione. Roba da settori come commercio, trasporti, ristorazione, costruzioni. Solo il 20% delle assunzioni del 2024 è stato a tempo indeterminato. Il resto? Tanta precarietà e stipendi bassi.

E poi c’è il discorso delle imprese. Il 96% di quelle siciliane sono microimprese, praticamente aziende familiari o poco più. Le piccole imprese rappresentano appena il 3%, mentre quelle medie e grandi sono solo l’1% – e in questa categoria ci finiscono anche comuni e ospedali pubblici. Non è esattamente il tipo di tessuto economico che convince un giovane laureato a restare.

Quando il fantacalcio diventa un ponte verso casa

Ma cosa succede a questi ragazzi una volta partiti? Come fanno a non perdere completamente i contatti con casa? Un esempio è questa storia che potrebbe sembrare paradossale, ma che in realtà è molto significativa.

Nel 2013, ad Augusta, tre amici e colleghi decidono di mettere in piedi una lega di fantacalcio. Niente di speciale, diranno in molti. Eppure quella Lega Maristanav, partita con 8 squadre, oggi ne conta 18 sparse per il mondo: tre all’estero (una negli Stati Uniti, due a Londra) e le altre distribuite tra Augusta, Priolo Gargallo, Noto, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina e Punta Secca.

Non si tratta più del classico fantacalcio tra amici del bar, si organizzano ormai sette competizioni diverse: campionato, coppe varie, persino una “Sicilia Cup”. Ci sono regolamenti scritti, classifiche storiche, addirittura un giornalino che esce ogni settimana. Insomma, questi appassionati hanno trasformato un gioco in una vera istituzione.

Del resto, i fantasy sport stanno esplodendo ovunque. Negli Stati Uniti personaggi come LeBron James investono milioni in piattaforme specializzate, e il settore nel suo complesso attira capitali enormi. Quello che da noi resta ancora un passatempo da gruppo di amici, altrove è diventato un business che coinvolge milioni di persone.

Ma torniamo al fantacalcio che, in fondo, è un fenomeno che ha conquistato milioni di persone in tutto il mondo. Non parliamo solo dell’Italia, dove ormai ogni gruppo di amici ha la sua lega, ma di un movimento globale che coinvolge ogni tipo di sport e ogni fascia d’età.

Quello che è nato come un gioco da bar si è trasformato in qualcosa di molto più grande: un ponte verso casa, un modo per mantenere e coltivare legami con la propria gente anche da lontano, se non lontanissimo. Forse non risolverà il problema dell’esodo giovanile, ma almeno dimostra che partire non significa per forza dimenticare. E chissà, magari qualcuno di questi ragazzi, forte dell’esperienza maturata fuori, un giorno tornerà a casa con idee nuove. Nel frattempo, c’è sempre il fantacalcio a ricordare loro da dove vengono.

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Biancavilla e l’Etna: perché il mondo sta scoprendo questo angolo di Sicilia e dove alloggiare per viverlo davvero

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© Foto Biancavilla Oggi

Vivere ai piedi di un vulcano attivo significa accettare il fatto che, ogni tanto, la mattina ti svegli e trovi la macchina completamente ricoperta di cenere nera, costringendoti a ripulire il parabrezza con una vecchia tessera del supermercato prima di poter andare al lavoro. Eppure, l’Etna ha questo potere magnetico che azzera i piccoli fastidi quotidiani. Da qualche tempo, i viaggiatori che cercano qualcosa di diverso dalle solite spiagge affollate o dai centri storici trasformati in parchi giochi a cielo aperto stanno rivolgendo lo sguardo verso Biancavilla. Non parliamo del classico borgo da cartolina patinata, tutto simmetrie e fioriere curate. È un paese con una spina dorsale robusta, un’identità testarda che si rivela a chi vuole scavare un po’ più a fondo nella Sicilia reale.

Cosa rende speciale Biancavilla e i suoi dintorni

La cultura da queste parti si respira nelle piazze, nei discorsi al bar davanti a un caffè espresso fin troppo ristretto e nelle tradizioni che si tramandano senza troppi fronzoli. Pensiamo alla devozione viscerale per San Placido, una di quelle feste capaci di fermare il tempo e mostrare il lato più autentico della comunità, dove il sacro si mescola alla vita di tutti i giorni in modo quasi teatrale.

La storia del territorio è scritta nella pietra lavica e nei segni lasciati dal passato, come le testimonianze dell’antico cimitero cristiano, frammenti di un’epoca lontana che ricordano quante generazioni abbiano calpestato questo suolo fertile e imprevedibile. Perché sì, la terra qui ogni tanto si muove, e il ricordo del terremoto biancavilla resta impresso nella memoria collettiva, una cicatrice che racconta la capacità tutta locale di incassare i colpi della natura e ripartire ogni volta senza troppi piagnistei. Questa stessa grinta la ritrovi nelle storie di chi ce l’ha fatta a partire da questi campi per raggiungere palcoscenici importanti, un po’ come è successo per alcuni calciatori siciliani famosi che hanno tirato i primi calci al pallone su terreni polverosi di provincia prima di farsi valere nei grandi stadi della massima serie.

L’Etna come destinazione turistica internazionale

Il grande vulcano, “a Muntagna” come lo chiamano qui con una punta di rispetto quasi religioso, attira ogni anno frotte di visitatori da ogni angolo del pianeta. Arrivano dalla Germania, dagli Stati Uniti, dalla Francia o dal Giappone muniti di scarponi tecnici e giacche a vento costosissime per respirare lo zolfo a tremila metri d’altezza. Il punto è che la maggior parte di questo flusso si concentra sui soliti versanti super affollati, dove i parcheggi costano quanto una cena e i negozi di souvenir vendono ninnoli di plastica scadente.

Biancavilla rappresenta la porta d’accesso alternativa, quella meno battuta e decisamente più genuina, situata sul versante sud-occidentale. Salire da qui significa attraversare paesaggi mutevoli, zone agricole coltivate a vigne e uliveti, prima di ritrovarsi di colpo immersi in una distesa lunare di roccia nera dove il silenzio è interrotto solo dal vento.

I dintorni da non perdere

Esplorare questa zona significa accettare le contraddizioni di una Sicilia profonda. Se apri la cronaca dei telegiornali regionali, capita che i nomi dei paesi della zona saltino fuori per questioni decisamente meno poetiche, magari per l’ennesimo blitz adrano o per le complicate dinamiche di una provincia complessa che i media amano cavalcare. Ma fermarsi alla superficie sarebbe un errore imperdonabile.

Adrano custodisce un castello normanno spettacolare che domina la piazza principale, Bronte è la patria indiscussa del pistacchio verde che costa un occhio della testa ma ti fa dimenticare all’istante i surrogati industriali, Randazzo ti accoglie con le sue architetture medievali in pietra lavica scura, e infine la Valle del Simeto offre scorci naturali selvaggi che sembrano rimasti immutati da secoli. È un itinerario denso che richiede tempo e gambe ben allenate per i turisti pronti ad affrontare la sfida.

Come trovare l’alloggio giusto per scoprire l’Etna da vicino

Trovare un posto dove dormire in questa zona non è la stessa cosa che prenotare una camera d’albergo standardizzata in una grande città d’arte. Qui l’offerta riflette la frammentazione del territorio. Puoi imbatterti in un vecchio palazzotto nobiliare nel centro storico, in un casale di campagna ristrutturato con i muri spessi un metro, in un b&b moderno gestito da un giovane del posto o in una casa vacanza immersa negli uliveti.

Per evitare di passare la serata a saltare da un’applicazione all’altra mentre la batteria del telefono si esaurisce e la frustrazione sale, conviene muoversi con un briciolo di furbizia tecnologica. Piattaforme come cozycozy risolvono il problema alla radice perché aggregano in un’unica schermata tutte le opzioni disponibili sul mercato, confrontando i prezzi di hotel, b&b e appartamenti provenienti da centinaia di siti diversi. L’utilità reale sta nel poter valutare tutto in modo trasparente senza subire le pressioni commerciali dei soliti colossi delle prenotazioni online, trovando magari quella struttura indipendente che altrimenti sarebbe rimasta sepolta nei motori di ricerca.

Conclusione

Alla fine della fiera, chi viene in Sicilia e si limita a fare il bagno a Taormina si perde una fetta enorme dell’anima di quest’isola. L’Etna non è solo uno sfondo da fotografare da lontano per accumulare mi piace sui social. È una presenza viva, un elemento che plasma il carattere delle persone, l’architettura dei paesi e il sapore del cibo. Biancavilla, con il suo ritmo lento e la sua totale mancanza di pretenziosità, è il punto di partenza ideale per chi vuole vivere la montagna alle sue condizioni.

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Idee di intrattenimento per gli appassionati di cultura pop

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Chi non ha mai provato quella sensazione di entusiasmo che resta dopo la fine di un film o di un episodio particolarmente coinvolgente? Invece di limitarsi a una visione passiva, è possibile approfondire e prolungare l’esperienza immergendosi nei mondi narrativi che più ci appassionano.

L’intrattenimento interattivo offre nuove modalità di coinvolgimento, aggiungendo livelli di partecipazione che trasformano ogni visione in un momento condiviso e memorabile. Tra eventi a tema, quiz e attività leggere, anche una semplice serata davanti allo schermo può diventare un’occasione speciale.

Serate cinema a tema

Le serate a tema sono un modo semplice ma efficace per rendere omaggio ai propri film o alle proprie serie preferite. Non si tratta solo di avviare la riproduzione, ma di ricreare un’atmosfera coerente con l’opera scelta.

Immaginiamo, ad esempio, un classico di fantascienza anni ’80: luci al neon e una playlist idonea possono aiutare a ricostruire immediatamente il mood dell’epoca.

Anche i dettagli fanno la differenza. Snack ispirati al tema o giochi di squadra che ricreano l’ambiente del film insieme all’abbigliamento in linea con la serata, aggiungono un elemento ludico e conviviale.

Intrattenimento leggero tra una visione e l’altra

Anche le storie più coinvolgenti beneficiano di una breve pausa. Per mantenere alta l’energia, è utile inserire momenti di intrattenimento leggero tra un episodio e l’altro. Un quiz rapido su ciò che è appena accaduto, oppure un sondaggio informale su come potrebbe svilupparsi la trama, stimola la partecipazione e la conversazione.

Chi desidera un approccio più giocoso può inserire attività digitali brevi come le slot online, sempre mantenendo un tono rilassato e senza perdere di vista l’obiettivo principale: condividere un momento di svago.

Quiz e sfide di cultura pop

Quanto conosci davvero i tuoi film e le tue serie preferite? Le sfide di cultura pop sono ideali per mettere alla prova la memoria e ravvivare l’atmosfera. Tra una visione e l’altra, si possono proporre domande su personaggi iconici, battute celebri o colonne sonore memorabili.

L’aggiunta di un elemento competitivo, come un punteggio o un piccolo premio simbolico, rende il tutto più stimolante, favorendo il coinvolgimento di tutti i partecipanti e dando spazio a curiosità e aneddoti inattesi.

Intermezzi musicali e colonne sonore

La musica gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza visiva e la cultura pop offre un patrimonio vastissimo di colonne sonore evocative. Creare playlist ispirate al film o alla serie in visione può arricchire ulteriormente l’atmosfera, accompagnando i momenti prima, durante le pause o dopo la conclusione.

Anche la creazione stessa della playlist può diventare un’attività condivisa, capace di rafforzare il legame con l’opera e di far rivivere le emozioni ben oltre i titoli di coda.

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