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Cronaca

Marijuana e cocaina nascoste nello scaffale: un arresto a Biancavilla

Controlli su un esercizio commerciale, il titolare finisce ai “domiciliari” per detenzione ai fini di spaccio

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Una persona arrestata per droga da parte dei Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Paternò. Si tratta di un 46enne del posto, titolare di un esercizio commerciale, ritenuto gravemente indiziato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attenzione dei militari, nel servizio di controllo, si è concentrata su alcune esercizi commericali.

Dall’ispezione effettuata all’interno dei locali dell’esercizio, i carabinieri hanno rinvenuto, mascosta dietro ad uno scaffale, una busta contenente 100 grammi di marijuana e 17 grammi di cocaina contenuti in un barattolo. Trovata pure la somma di 575 euro ritenuta provento dello spaccio.

L’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto dell’uomo, disponendone la sottoposizione agli arresti domiciliari.

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Cronaca

Omicidio Parisi, condanna definitiva: carcere a vita per Salvatore Fallica

Un iter giudiziario particolarmente complesso per il delitto commesso nel 2003 in contrada Rinazze

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Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Paternò ad eseguire l’arresto. Hanno eseguito così un ordine per la  carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale di Catania.

Destinatario del provvedimento è Salvatore Fallica, 47 anni, personaggio noto alle cronache, er ora rintracciato a Volterra, in provincia di Pisa.

Nei suoi confronti è arrivata la sentenza definitiva all’ergastolo per omicidio premeditato in concorso di Gaetano Parisi, guardia campestre 53enne di Paternò. Riconosciuto colpevole anche per deteenzione e porto illegale di armi comuni da sparo.

L’omicidio di Parisi avvenne il 14 aprile 2003 in contrada Rinazze, a sud di Biancavilla. La vittima era alla guida della sua autovettura, una Fiat 500, dopo essere stata speronata.

Un delitto di sangue maturato per conflittualità interne al clan mafioso locale. Il movente?Secondo gli inquirenti è legato alla mediazione, all’epoca dei fatti, tra Parisi e il clan di Biancavilla ed i piccoli imprenditori agricoli sottoposti alle estorsioni.

Fallica era inserito nel clan Toscano-Tomasello-Mazzaglia, articolazione della famiglia di Cosa nostra etnea Santapaola-Ercolano. Particolermanete complesso l’iter giudiziario del caso, che aveva coinvolto anche un secondo soggetto di Biancavilla, poi morto a causa di una lunga malattia. Alla loro identificazione, gli inquirenti sarebbero giunti grazie alla comparazione del Dna trovato, dai carabinieri del Ris di Messina, su pezzi di guanti in lattice dimenticati dentro un’auto, risultata rubata. La stessa utilizzata dai sicari nell’agguato, e su un guanto in prossimità della stessa auto.

La sentenza di primo grado di condanna era stata annullata dalla Corte d’Assise d’appello di Catania nei confronti dei due. Poi, la prosecuzione del procedimento. Fino al verdetto definitivo di oggi nei confronti di Fallica.

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