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Cultura

L’associazione “Biancavilla Documenti”: «Riqualificare la “Croce alla Grassura”»

Collocato un secolo fa tra le vie G.B. Vico e Guglielmo Marconi, il manufatto ha assunto valenza storica

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© Foto Biancavilla Oggi

«Riqualificare l’area circostante ove è collocata la Croce in ferro battuto, ubicata a ridosso del muro della dismessa Ferrovia Circumetnea e precisamente all’incrocio tra le vie G.B. Vico e Marconi».

È quanto chiede l’associazione culturale “Biancavilla Documenti”. L’istanza, sottoscritta dal presidente e dal segretario, Antonio Zappalà e Salvuccio Furnari, è indirizzata al sindaco Antonio Bonanno.

«Un adeguato arredo urbano ed impianto di illuminazione, valorizzerebbero ancor di più –viene sottolineato– l’antica Croce e l’intera area circostante, offrendo a questo spazio un maggiore decoro».

La croce fu collocata nel giugno del 1921. Un sito, fino alla prima metà del Novecento e oltre, indicato come punto di transito viario nevralgico. Un «riferimento per le tante persone che quotidianamente dovevano recarsi a lavorare nelle campagne a nord del paese».

Nel periodo quaresimale e in occasione delle missioni popolari, sul luogo, ai piedi della croce, si sono svolti momenti di preghiera organizzati dalla Comunità ecclesiale.

«Successivamente, in anni più recenti, è stato un luogo privilegiato scelto dai ragazzi del quartiere (che nel frattempo si allargava e registrava una espansione edilizia) per giocare e trascorrere i momenti ludici dell’infanzia e dell’adolescenza».

Per l’associazione “Biancavilla Documenti”, «dopo un secolo, il manufatto ha assunto una valenza storico-locale da tutelare». Da qui, la richiesta al primo cittadino perché si proceda ad una adeguata valorizzazione.

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Cultura

Un avvincente viaggio con Alfio Lanaia ne “La Sicilia dei cento dialetti”

Dopo il grande successo di “Di cu ti dìciunu?”, un nuovo straordinario volume dello studioso biancavillese

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Il suo precedente volume, “Di cu ti dìciunu?“, una puntigliosa ricerca che raccoglie 1200 soprannomi personali e familiari di Biancavilla, ha registrato un travolgente successo. E la casa editrice “Nero su Bianco” ha dovuto provvedere alla ristampa. In tanti – anche all’estero, persino in America, tra i figli e i nipoti di biancavillesi emigrati – hanno apprezzato il lavoro del prof. Alfio Lanaia.

Così, l’autore, sempre per la nostra casa editrice, firma un nuovo, straordinario studio, questa volta con un raggio d’indagine allargato a tutta l’Isola. Si intitola “La Sicilia dei cento dialetti” il volume dedicato alle parole che attraversano i secoli per raccontarci storie e curiosità dell’evoluzione linguistica regionale.

Si comincia con la pasta alla norma e si chiamano in causa un soprano di nome Giuditta e una cuoca di nome Saridda. Poi si passa alla gazzosa e il racconto ci catapulta agli albori della storia, della letteratura e della filosofia. Diciamolo: la gente di Sicilia è strurusa, ma siamo anche un po’ tutti streusi. E non mancano strafallàri e lafannàri. Vi siete mai chiesti perché i birichini sono cunnuteddi? E perché in Sicilia la seccatura è una gran camurrìa? Per questa còppula di subbicenzu. Ecco: abbissati semu.

In un compromesso tra divulgazione e rigore scientifico, Alfio Lanaia (con la prefazione di Iride Valenti dell’Università di Catania) ci accompagna in un appassionante viaggio linguistico, con piglio ironico ed arguto, riservandoci punti di osservazione privilegiati ed originali.

Ci fa scoprire, così, quella dialettalità antica e nuova che nell’Isola resiste e si rigenera, nell’uso orale quotidiano, nelle opere letterarie, sul web, nelle app di messaggistica e nei social network. Pagina dopo pagina, la scoperta suscita una meraviglia crescente per quello che le parole sanno raccontare e per la storia che veicolano. Un volume da leggere con sorriso ed intelligente divertimento.

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