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Cronaca

Obbligato ai “domiciliari” per rissa, detenzione e spaccio di stupefacenti

Cumulo di pena per un biancavillese, accusato di reati commessi tra il 2012 e il 2017 a Piazza Armerina

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© Foto Biancavilla Oggi

Arrestato dai carabinieri perché deve scontare un cumulo di pena. È stato posto ai “domiciliari”. Si tratta del 31enne biancavillese Simone Scimonelli, che deve scontare 1 anno, 9 mesi e 14 giorni di reclusione.

I reati che ha commesso, a Piazza Armerina, tra il 2012 e il 2017, riguardano la rissa e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Sono stati i carabinieri della Stazione di Biancavilla, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, ad effettuare l’arresto. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari come disposto dall’Autorità Giudiziaria.

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Cronaca

Omicidio Parisi, condanna definitiva: carcere a vita per Salvatore Fallica

Un iter giudiziario particolarmente complesso per il delitto commesso nel 2003 in contrada Rinazze

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Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Paternò ad eseguire l’arresto. Hanno eseguito così un ordine per la  carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale di Catania.

Destinatario del provvedimento è Salvatore Fallica, 47 anni, personaggio noto alle cronache, er ora rintracciato a Volterra, in provincia di Pisa.

Nei suoi confronti è arrivata la sentenza definitiva all’ergastolo per omicidio premeditato in concorso di Gaetano Parisi, guardia campestre 53enne di Paternò. Riconosciuto colpevole anche per deteenzione e porto illegale di armi comuni da sparo.

L’omicidio di Parisi avvenne il 14 aprile 2003 in contrada Rinazze, a sud di Biancavilla. La vittima era alla guida della sua autovettura, una Fiat 500, dopo essere stata speronata.

Un delitto di sangue maturato per conflittualità interne al clan mafioso locale. Il movente?Secondo gli inquirenti è legato alla mediazione, all’epoca dei fatti, tra Parisi e il clan di Biancavilla ed i piccoli imprenditori agricoli sottoposti alle estorsioni.

Fallica era inserito nel clan Toscano-Tomasello-Mazzaglia, articolazione della famiglia di Cosa nostra etnea Santapaola-Ercolano. Particolermanete complesso l’iter giudiziario del caso, che aveva coinvolto anche un secondo soggetto di Biancavilla, poi morto a causa di una lunga malattia. Alla loro identificazione, gli inquirenti sarebbero giunti grazie alla comparazione del Dna trovato, dai carabinieri del Ris di Messina, su pezzi di guanti in lattice dimenticati dentro un’auto, risultata rubata. La stessa utilizzata dai sicari nell’agguato, e su un guanto in prossimità della stessa auto.

La sentenza di primo grado di condanna era stata annullata dalla Corte d’Assise d’appello di Catania nei confronti dei due. Poi, la prosecuzione del procedimento. Fino al verdetto definitivo di oggi nei confronti di Fallica.

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