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Cronaca

Incidente mortale in viale Europa

La vittima è un giovane romeno di 19 anni, ai carabinieri tocca il compito di ricostruire la dinamica

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di VITTORIO FIORENZA

Si chiamava Ionut Mirel Brumia, ma in paese era conosciuto come “Giovanni”. È lui la vittima dell’incidente verificatosi a Biancavilla. Aveva compiuto da pochi giorni 19 anni: è morto sul colpo.

Una moto di grossa cilindrata in frantumi e il corpo senza vita del guidatore sull’asfalto. Serata tragica a Biancavilla. L’incidente è avvenuto in viale Europa, a Biancavilla, vicino piazza Falcone-Borsellino.

Il ragazzo era residente a Biancavilla da alcuni anni e lavorava come bracciante agricolo. Era originario di Blăgești, piccola località del distretto di Bacău, la regione storica della Moldavia, nella parte est della Romania.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane si sarebbe schiantato, dopo avere urtato un palo della pubblica illuminazione. Ma saranno i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Paternò, intervenuti sul posto, ad effettuare ogni verifica ed accertare eventuali responsabilità di terzi, come qualche testimone avrebbe riferito.

Oltre ai militari, intervenuti anche gli operatori sanitari del 118 con un’ambulanza e i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. Questi ultimi chiamati per mettere in sicurezza il lungo tratto di strada, in cui sono disseminati i detriti, oltre ad un palo della pubblica illuminazione pericolante, dopo l’impatto della moto.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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