Detto tra blog
Grest, se l’allegria diventa baccano: riflessioni su norme e regole civili
Ma in che paese viviamo? Un paese dove tutto ciò che trasgredisce la norma del buon vivere civile è accettato, non viene percepito come qualcosa di disdicevole ma lo si osserva e accetta senza alcun moto dell’anima o della ragione. Nessuno vede o sente, nessuno denuncia le trasgressioni, né chi viene pagato per sanzionare sanziona. Dico di Biancavilla, questo paesone che è tanto atipico rispetto a ciò che in teoria ci si possa aspettare da una comunità che in certe occasioni rispolvera trascorsi nobili grazie a qualche suo concittadino, ignorato e bistrattato in vita e poi onorato da morto (Antonio Bruno, Giuseppe Coco).
La rumorosità diventa la caratteristica preminente del nostro amabile, avito paesello. L’abbiamo denunziato tante volte sperando che qualche amministratore prestasse orecchio. Pia illusione! Biancavilla è il paese dove nessuno vede o sente e tutti mostrano atteggiamenti e comportamenti normali di fronte ad una realtà che normale non è. Quanto a rispetto delle regole, delle civiche regole, non cambia nulla in questo paese. Semplicemente perché chi si fa avanti per amministrare si chiude nel Palazzo e si occupa di problemi così importanti da non trovare mai il tempo per affrontare e risolvere l’inciviltà di schiere di cittadini che trasgrediscono impunemente le norme che potrebbero garantire una qualità della vita tale da collocarci se non in cima almeno nella media rispetto alle altre realtà nazionali. Citiamo soltanto per non tediare il lettore: stereo super tecnologici delle auto che inondano l’aere con i loro insopportabili stridori; assembramenti notturni davanti ai pub; animatori ciarlieri che allietano con giganteschi altoparlanti tornei di calcetto; ludoteche anch’esse affidate ad animatori instancabili che tuonano ordini insensati con i loro immancabili microfoni che brandiscono come un’arma.
Non voglio riparlare della sosta selvaggia, né di chi strombazza o fa l’acrobata su due ruote o su una, vorrei parlare di un evento giunto al suo secondo anno: il Grest. Promosso e organizzato da Don Pino Salerno nel cortile di una scuola pubblica, la scuola materna di Via Pistoia, l’attività ludica rivolta a bambini e preadolescenti, interessa un numero notevole: 400 presenze. Ottima idea dicono in molti ed altri, perplessi, si chiederanno dove stia il problema. Il problema sta nel fatto che tale attività disturba la quiete pubblica di bambini, anziani, ammalati, studenti e residenti tutti.
In passato i Grest si organizzavano alle vigne, in contrada Poggio Rosso, presso il seminario e presso l’immobile delle suore sito sempre sulle nostre colline. Poi si è preferito organizzarlo qui in paese chiedendo all’ente comunale l’uso delle scuole e molto carinamente l’amministratore ha concesso all’autorità religiosa alla quale non si può certo dire di no. E così 400 bimbetti che non sono affatto da definire “angioletti” come converrebbe in altre circostanze, ogni giorno e per tutta la stagione estiva, dalle 16,00 alle 22,00 e oltre, presso la scuola materna di via Pistoia che ricade all’interno dell’Istituto comprensivo A. Bruno, sotto la supervisione dei soliti animatori che non superano i 15/16 anni di età, si scatenano come forsennati. Ora è chiaro che nessuna norma pedagogica, né alcuno tra gli iscritti al primo anno di Scienze della formazione consiglierebbe di assembrare o di intrattenere un tale esagerato numero di bambini. Basta soltanto il ricorso al buon senso: tale attività può portare soltanto esiti negativi.
Intrattenere i bambini e organizzare attività volte ad aiutarli nella crescita e nella formazione della loro personalità è qualcosa di nobile e di condivisibile, ma a volte ciò che sembra di facile realizzazione in pratica non lo è affatto, anzi si rischia di ottenere effetti contrari alle aspettative. Evitare tali rischi impone di affidarsi ad educatori esperti, a professionalità che diano garanzie sulle scelte che si effettueranno nella gestione dei piccoli. Non bastano le buone intenzioni! E’ giusto che le parrocchie organizzino qualcosa per i bambini e gli adolescenti, ma ci vorrebbe una strategia d’intervento; una visione educativa e didattica che forse manca agli animatori cui sono affidati i bambini.
Credo che sempre più spesso nelle agenzie formative, dalle famiglie alla scuola, dalle parrocchie ai vari gruppi di volontariato, ciò che prevale sia un iperattivismo senza meta, senza contenuti né valori. Si sta mettendo a tacere il pensiero a favore dell’azione e di un attivismo scomposto e fine a se stesso; si utilizzano spesso metodi da caserme o da tifoserie: gridare insieme slogan per far nascere in ogni individuo la fedeltà al gruppo, l’appartenenza ad un partito; si fa il tifo per un capetto a prescindere da quel che afferma; ci si veste allo stesso modo nella comunità cui si appartiene, anzi qualcuno vorrebbe nuovamente le divise, per riconoscere l’amico o il nemico dal colore prevalente del vestito che indossa o dall’immagine tatuata sul braccio. Tali pensieri foschi mi hanno occupato la mente sentendo urlare all’unisono una folla di ragazzini guidati da un animatore che li stimola con domande che prevedono una e una sola risposta data all’unisono e con tutto il fiato possibile.
Cosa devono fare i poveri cuccioli? gli infanti istintivamente gridano quando sono insieme, soprattutto quando il numero è esageratamente grande perché in quel caso il bambino soffre della sindrome dell’abbandono. Nella folla sente di perdere la propria identità, si sente uno dei tanti, smarrito, ignorato e allora che fa? Urla, per dire a se stesso e agli altri che esiste, che ha un nome, che conta, che può essere utile, che ha diritto ad essere chiamato col suo nome, perché ha un nome. Non urlerebbero se il loro numero fosse gestibile; non urlerebbero se non ci fossero inconcludenti ragazzotti che con i loro microfoni impugnati come scettri li stimolano a gridare stupidi monosillabi. Un esempio: animatore – uno, due e tre! Risposta urlata dai bimbi: alè, alè, alèeeeeee! E quando poi non hanno nulla da dire soffiano continuamente nei loro fischietti non per un qualche segnale ma semplicemente per far chiasso, per “animare” direbbero loro. Questi bimbi e ragazzini non giocano affatto ma si agitano, corrono e gridano.
Cosa avranno imparato questi bambini dopo aver urlato a pieni polmoni per giorni e giorni? Intanto si disturba la quiete pubblica e si toglie la libertà agli altri di poter conversare seduti sul proprio terrazzo, di aprire le finestre senza che assieme ad un po’ di arietta ristoratrice entri l’eco di una baldoria insopportabile, tanto da preferire il caldo pur di dar pace ai timpani.
Finisco con l’auspicio che il problema della rumorosità possa essere affrontato e risolto dalla nuova amministrazione diretta dal giovane sindaco Bonanno, unendolo allo stesso auspicio dei sacerdoti di Biancavilla che in una loro lettera aperta, un anno fa, hanno indicato appunto la rumorosità tra i problemi da risolvere immantinente.
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L’ex sindaco Manna: «Su insulti e offese al vescovo, nessuna condanna dal clero»
Un intervento lucido e chiaro da parte dell’ex primo cittadino (con qualche nostra nota a margine)

«A mente fredda e ad acque ormai, spero, quiete, vorrei, a titolo strettamente personale, esprimere alcune mie riflessioni su quanto accaduto domenica scorsa nella nostra città, in occasione della festa di fine agosto dedicata alla Madonna Santissima della Elemosina».
Nella folla di dichiarazioni, reazioni e commenti sulla sfuriata del vescovo Luigi Renna nei confronti del sindaco Antonio Bonanno per il suo intervento, ritenuto uno “sconfinamento liturgico”, si aggiunge ora l’ex sindaco Pietro Manna. Lontanissimo dalle imbarazzanti genuflessioni dei suoi tre successori, Manna ha improntato le sue sindacature (dal 1994 al 2003) sul rispetto delle tradizioni ma senza calpestare il principio di laicità che ogni rappresentante istituzionale deve osservare. Piccolo inciso: in fondo, Manna è l’ultimo sindaco di Sinistra (di cui la laicità dovrebbe essere un pilastro), anche per questo. Ecco, dunque, il Manna-pensiero su quanto accaduto.
«Troppa scenografia, troppo spettacolo»
«Il Vescovo – dice l’ex diessino – ha sicuramente sbagliato a interrompere in malo modo il discorso del sindaco e a chiudere bruscamente l’evento religioso. A suo onore va sottolineato che ha chiesto scusa e perdono per quanto fatto, in un periodo in cui nessuno ammette mai di avere sbagliato. Le ragioni, che il vescovo ha oscurato con il suo atteggiamento e che lo hanno provocato, meritano attenzione da parte di tutti (clero, fedeli, non credenti). In particolare quella delle liturgie che, a parere del vescovo stesso, appaiono sempre più “laiche”».
«Mi sia permesso tradurre: troppa scenografia, troppo spettacolo a scapito dell’evento liturgico. E su questo terreno non farebbe male a tutto il mondo cattolico aprire un sereno confronto e dibattito». Parole, queste di Manna, da recapitare al parroco Pino Salerno e all’associazione Santa Maria dell’Elemosina, silenziosissima – quest’ultima – in tutta la recente vicenda, nonostante abbia la responsabilità di allestimento e organizzazione della festa, in ogni aspetto, dai canti ai merletti. Senza considerare che associazione Sme e parrocchia Sme siano entità ormai sovrapponibili e interscambiabili.
«Il sindaco ha subito un torto»
Prosegue Pietro Manna: «Il sindaco ha subito un torto e non ha nessuna colpa in merito. Io al suo posto avrei accettato la lettera di scuse del vescovo senza darne risalto mediatico, ma chiudendo il tutto magari in un incontro a quattrocchi».
«Silenzio del clero sulle pecore da tastiera»
Un ultimo aspetto riguarda i sacerdoti locali. «Ho letto attentamente il comunicato del Clero biancavillese: giusta la solidarietà al Sindaco espressa in maniera chiara. Nessun cenno però alle ragioni del Vescovo. E cosa che mi ha più impressionato e preoccupato, nessuna condanna per quella canea di pecore da tastiera che hanno insultato, offeso e oltraggiato il vescovo e quello che per i cattolici autentici dovrebbe rappresentare».
Ci voleva un ex comunista?
Commento a margine non richiesto: ci voleva un ex comunista come Manna per esprimere tre concetti semplici semplici che, lungi da qualsiasi atteggiamento di “bizzocume” sagrestana, “traducono” il disappunto del vescovo (al quale – è lampante – non piace affatto lo show a cui è ridotta quella celebrazione)? E ancora: doveva essere un ex comunista a denunciare l’immaturità formativa del mondo cattolico e l’indifferenza del clero verso la massa (non di atei e mangiapreti, ma di ferventi “credenti”) che ha buttato palate di letame su Renna?
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Biancavilla tra coriandoli e ceneri: se il Carnevale fa irruzione nella Quaresima
Il meteo cambia il calendario: sfilata di carri in due tempi, che per definizione dovrebbero restare distinti

C’è chi inizia la Quaresima con il digiuno e la cenere sulla fronte e, pochi giorni dopo, si ritrova a vedere sfilare i carri del Carnevale. Succede a Biancavilla, dove il maltempo riscrive il calendario e fa incontrare due tempi che, per tradizione, non si sono mai parlati. Da una parte l’avvio del cammino quaresimale, dall’altra la festa, i colori, la musica, i fischietti. In mezzo, una comunità (quantomeno quelle dei fedeli) che si interroga sul senso di questa inedita sovrapposizione. Stridente. Come l’immagine che pubblichiamo qui sopra.
La pioggia impone rinvii e nessuno mette in discussione la necessità di tutelare l’impegno e il lavoro che c’è dietro all’organizzazione del Carnevale. Ma quando la sfilata di carri allegorici piomba dentro la Quaresima (come quest’anno, con la sfilata sabato 21 febbraio), la questione non resta solo organizzativa. Diventa simbolica. Il Carnevale non è una festa qualsiasi: è un tempo delimitato, collocato prima di un altro tempo, diverso per ritmo e significato. Se quella soglia si attenua, la festa rischia di perdere la sua funzione e di trasformarsi in un evento come tanti, spostabile a piacimento, come una sagra o un concerto.
Una stonatura che pesa in modo particolare a Biancavilla. Qui la Quaresima è un percorso che conduce a uno dei momenti identitari più forti della città: il Venerdì Santo. Un appuntamento che non è soltanto una ricorrenza religiosa: è memoria, rito tramandato, partecipazione popolare. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia assistito alla rinascita delle confraternite e all’avvicinamento di molti giovani. L’Addolorata, l’attesa che attraversa la giornata, la sera dei “Misteri”: un tempo che cambia il passo della comunità e ne ridefinisce il volto. Un patrimonio riconosciuto anche per il suo valore storico-culturale, oltre che spirituale.
Su questo sfondo, lo slittamento del Carnevale dentro la Quaresima assume un significato che va oltre il singolo evento. Il rischio è che la festa finisca per non dire più nulla. Se il Carnevale non prepara a niente, se non introduce a un cambio di ritmo, allora diventa semplice intrattenimento, fine a se stesso. E quando tutto può stare ovunque, anche la Quaresima rischia di ridursi a una data sul calendario, senza più un “prima” e un “dopo” riconoscibili.
È vero: situazioni simili si registrano anche in altri centri siciliani, da Sciacca ad Acireale fino a Termini Imerese. In quei contesti, il Carnevale rappresenta uno degli elementi centrali dell’identità cittadina e il suo recupero, anche oltre i tempi tradizionali, viene vissuto come una necessità quasi obbligata. A Biancavilla, però, la prospettiva è diversa. Qui l’identità collettiva non si riconosce nel Carnevale, ma in altri momenti. Nel passato, rinunciare a una sfilata era più facile, oggi prevale la logica “a ogni costo”. Un cambiamento che racconta molto del rapporto attuale fra tradizione e contemporaneità.
La vicenda non vogliamo chiuderla con una polemica e probabilmente non lascerà strascichi immediati. Il Carnevale si svolge, la Quaresima continua. Poniamo però una domanda: se i tempi smettono di essere distinguibili, cosa diventano le feste e quale il loro senso nel calendario? Non è una questione teorica o astratta. È una questione di identità locale: da dove veniamo, cosa siamo, quale direzione abbiamo preso. E meno male che a Biancavilla non si è dato più seguito al “Carnevale più dolce di Sicilia” con tavolate di pasticcini, torte e chiacchiere: fedeli e credenti si sarebbero trovati con la tentazione dell’abbuffata nei giorni del… digiuno. Prendiamola a ridere.
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Simona
21 Giugno 2019 at 13:13
Ma quale grest, chiamateli villaggi turistici senza criteri didattici né pedagogici. Ha detto bene chi ha scritto parcheggi per bambini per evitare di fare impazzire mamme e nonne a casa. Ci vuole anche questo, ovviamente, ma non tirate in ballo don Bosco o i valori cristiani. Non basta dire la preghierina prima dei giochi per potere parlare di impegno cristiano.
Antonio Nicolosi
21 Giugno 2019 at 12:54
Infatti, Francesco Di Mauro. E’ quello che ho pensato anche io. Il baccano c’era ed era un disturbo, infatti dopo l’articolo sono stati tutti più attenti, vuol dire che delle cose da aggiustare c’erano. Il grest è lodevole ma questo non può esimere gli organizzatori dal rispetto delle regole, anzi, la Chiesa deve dare per prima l’esempio anziché, come hanno fatto coloro che di essa dicono di fare parte, vomitare veleno contro un insegnante che da cittadino ha segnalato e criticato alcuni aspetti. Complimenti prof. Pelleriti per avere smosso certe coscienze che pensano di non potere ricevere critiche. Si può criticare il Papa, si può quindi criticare anche un grest di paese con l’unico intento di migliorare le cose. E visto che il baccano è diminuito, evidentemente l’articolo di Pelleriti serviva ed è servito.
Francesco Di mauro
21 Giugno 2019 at 12:31
Mi riferiscono che da lunedì è notevolmente diminuito il vociare e non si sentono piu certi cori da stadio (cosi mi hanno riferito).
Mi chiedo pertanto viste le ragioni di chi asseriva che era giusto cosi e che Don Bosco qua, don bosco la……come mai adesso non si sentono piu ? GIUSTAMENTE aggiungo….non è che bastava semplicemente e civilmente ammettere che era giusto diminuire la caciara senza tirare in ballo tutti i santi del paradiso ???
il GREST è una cosa sana e bella e va sostenuta e portata avanti
Alfio Pelleriti
20 Giugno 2019 at 8:02
UN’ULTIMA RIFLESSIONE
Grazie a tutti coloro che hanno condiviso la mia analisi sul Grest, a coloro che hanno capito che non sono pregiudizialmente contrario a questa forma di aggregazione di bambini e ragazzi. Grazie anche a coloro che mi hanno criticato pesantemente. Tutti avete comunque esercitato il diritto alla libertà d’espressione.
Tuttavia permettetemi di ricordarvi che la libertà, care concittadine e concittadini, è un dono prezioso che abbiamo ricevuto dalle generazioni passate. Essa è come una gemma bellissima e fragile insieme. Molti di voi hanno dimostrato di non saperla apprezzare, l’hanno infangata usandola per colpire, per fare del male, hanno azzannato insieme la preda come lupi famelici. Non andate orgogliosi del vostro turpiloquio!
Al prossimo vostro concittadino che dovesse in futuro esprimere un’opinione diversa dalla vostra, io vi consiglio di rispondere usando maggiore pacatezza, se proprio non riuscite ad essere gentili, perché le parole che usiamo possono dare allegria e gioia, felicità perfino, ma possono anche causare ferite profonde.
Proprio coloro che hanno mandato i propri figli al Grest, un’organizzazione della chiesa cattolica, non possono e non devono dimenticare che i cristiani si distinguono per l’amore per gli altri e per coloro che in certi momenti ci possono sembrare “nemici”. Come potrete trasmettere amore ai vostri figli se vi siete esercitati all’odio e all’uso dell’ingiuria?
Il cristiano dovrebbe avere sempre la disponibilità al dialogo e dovrebbe altresì esercitare la ragione cercando soluzioni giuste e razionali ai problemi che si presentano a lui individualmente e alla sua comunità.
Penso che essere buoni cristiani significhi avere a cuore la gioia e la serenità dei bambini ma anche degli anziani, delle persone che soffrono nel fisico o nella mente, che sono nella morsa dell’ansia o della depressione. Essere cristiani significa anche pensare ai tanti lavoratori, italiani e immigrati che dopo un giorno di dura fatica vorrebbero un po’ di pace e di serenità.
Ecco, il buon cristiano non dovrebbe inveire contro colui che riteniamo essere in torto soltanto perché vede aspetti della realtà che noi non vediamo. Certo non è facile essere e definirsi cristiani perché significherebbe accettare la diversità culturale e religiosa, quindi accogliere e integrare gli immigrati; significherebbe rispettare fino in fondo le leggi dello Stato anche quelle che impongono di pagare tasse e tributi o di non costruire abusivamente.
Insomma chi dice di accettare Cristo non può fare l’agnello in Chiesa e fuori diventare una volpe o peggio, un lupo. Egli deve essere cristiano sempre, in ogni parola e in ogni gesto.
Con l’augurio che possiate trascorrere un’estate serena e gioiosa, porgo a tutti sinceri e cordiali saluti.
Maria Grazia S.
19 Giugno 2019 at 22:44
Essere cristiani presuppone tolleranza delle idee altrui (anche se non si condividono) e un linguaggio appropriato e pulito. Cosa che non ho visto nella valanga di commenti contro il prof. Pelleriti, preso ad insulti, da parte di chi magari porta i figli al grest e va in chiesa la domenica. Le parole di Pelleriti invece sono state garbate e qualsiasi parola ironica o provocatoria che abbia usato non giustifica le reazioni volgari e livorose che le sono state rivolte. Forse il grest e il catechismo ci vorrebbero per certi genitori. Lo stesso comportamento osceno lo abbiamo visto nella lotta sui doppi turni tra Bruno e Sturzo. Complimenti.
Piera
19 Giugno 2019 at 12:20
Chiamarli “bimbetti e non proprio angioletti” esprime una certa ironia che non si addice per niente…
Nessuno ha fatto la vittima e nessuno deve chiedere scusa a nessuno;
Fare i cristiani cosa vuol dire? Cosa c’entra l’essere cattolici in tutto ciò? Ci vuole solo buon senso e rispetto, punto.
Maria Grazia S.
19 Giugno 2019 at 11:23
Nessuno si è accanito contro i bambini, anzi le critiche che sono state espresse servono a migliorare certi aspetti organizzativi. Non fate le vittime perché vittime non siete. L’unica vittima è il prof. Pelleriti fatto oggetto di un attacco osceno, ingiustificabile per non condividere la sua opinione. Chiedete scusa voi. E menomale che fate i cristiani cattolici. Menomale.
Piera
19 Giugno 2019 at 7:31
Ma insomma, la smettiamo di infangare gratuitamente qualcosa di positivo che ogni tanto questo paese offre? Ma criticate il marcio e il veramente negativo di Biancavilla invece di stare qui ad accanirvi contro 400 bambini e i loro animatori!!!! Io non riesco proprio a capacitarmi…
È sacrosanto esprimere la propria opinione ma ci sono modi e modi, inoltre non mi sembra corretto giudicare senza sapere.
Alessandro D'Orto
19 Giugno 2019 at 1:55
Ma veramente il prof. Pelleriti non ha messo in discussione la buona fede di chi fa il grest e si impegna. Però non esistono fatti o cose che non si possono criticare. Tutto si può criticare, anche il grest della chiesa madre o vi ritenete immuni da critiche? Il prof. Pelleriti, in materia di didattica e metodi educativi, ha sicuramente più competenza di chi da volontario ritiene che con 4 fischiate si anima un gruppo di bambini. Dai, piantatela. Non è normale un grest di 400 bambini, che valori trasmettete. Diciamo come stanno le cose: i grest non c’entrano nulla oggi con Don Bosco, sono soltanto dei luoghi in cui parcheggiare i bambini.
Aurora Pittera
18 Giugno 2019 at 23:33
Frequento l’oratorio da un po’,per me è stato un dono avere la “responsabilità” di occuparmi dei bambini più piccoli,sono loro a far crescere noi,non bisogna essere animatori in età adulta,perché bisogna crescere con i bambini e vedere negli occhi di ognuno di loro Dio,la “rumorosità” di cui parla lei è la nostra “pace interiore” vedere la nostra famiglia allargarsi sempre più è stato un PIACERE,i bambini sono felici per ciò che facciamo noi per loro!
L’oratorio è la mia seconda casa,li mi sento al sicuro,ed è l’unico posto in cui posso essere ME STESSA senza essere giudicata,ed anche i bambini possono esserlo.
Il richiamo che facciamo con i fiscietti è per fare i nostri inni è per rallegrare il posto!
Nessuno può togliere la forza della nostra grande FAMIGLIA!
Adesso termino con una frase celebre di Don Bosco…”Le spine che ci pungono nel tempo,saranno fiori per l’eternità”
Chiara
18 Giugno 2019 at 22:34
ciao a tutti,sono un’animatrice del Grest della Chiesa Madre e sono qui per dare una testimonianza perché passo praticamente più di mezza giornata a dare servizio al Grest. Frequento l’Oratorio durante l’inverno,e da due anni a questa parte far parte di tutto questo ha semplicemente reso la mia vita memorabile. Ma sono qui per parlare,testimoniare e soprattutto difendere il mio grest e la “famiglia” di cui faccio parte. I grest è da anni che si fanno a Biancavilla,e mi sembra ovvio che il baccano sia una cosa normale,non penso che in un grest molto numeroso ci possa essere silenzio. Noi animatori non veniamo ricompensati in nessun modo,ma diamo l’anima e il cuore per dare un po’ di gioia ai nostri bambini e per rendere tutto fantastico. Volevo informarla che i “ragazzetti incocludenti ” come li chiama lei che animano i “bimbi rumorosi” hanno seguito FORMAZIONI settimanali, e devo dire che nonostante la giovane età riusciamo a far funzionare tutto,e per informazione, quando ci “muniamo” di microfoni o fischietti che a voi danno fastidio,lo facciamo per richiamare,per dare attenzione ma non ci mettiamo a utilizzarli inutilmente ma di queste cose onestamente non devo dare spiegazione. Il grest come ho letto in un commento sopra, non è un “baby-parking” perché mi sembra che ogni sabato facciamo la messa ,cosa che non si fa in tutti i grest,e i bambini attraverso le catechesi,le marce,e le attività che facciamo assimilano molto concretamente lo spirito salesiano, prima di azzardare giudizi affrettati consiglio a tutti di informarsi. Il grest è una realtà positiva ,infatti parlo perché ho un ruolo in quel posto e ne vado FIERA perchè la soddisfazione più grande che ho dopo essere tornata a casa è di aver fatto passare una bellissima giornata a dei bambini che alcune volte vivono situazioni difficili.
Franco Furno
18 Giugno 2019 at 22:30
Pelleriti le devo chiedere scusa, almeno lei ci mette la faccia con un nome e un cognome, perché ci sono alcune persone che scrivono un nome a caso e dicono che io sono un maleducato!!!!!! INCREDIBILE
Antonio Foti
18 Giugno 2019 at 22:17
Penso che il 90% di chi commenta a vanvera non ha nemmeno letto l’articolo. Poveri ignoranti, inutile discutere con questi, bisognerebbe mandarli all’asilo
Anna Maria
18 Giugno 2019 at 22:13
Furno si vergogni per le parole che ha scritto, si informi lei sul prof. Pelleriti e si sciacqui la bocca.
Franco Furno
18 Giugno 2019 at 22:08
Professore dimenticavo, se trova in giro dei miei nemici me li faccia conoscere , si informi in giro che recensioni ha il sottoscritto.
Franco Furno
18 Giugno 2019 at 22:02
Caro Dottor Pelleriti, lei avrà pure esercitato la professione del quale si vanta, ma penso che i suoi ex alunni di lei si saranno già dimenticati. Prima di tutto lei può leggere e rileggere il mio commento è di maleducato non troverà una riga, secondo , se lei può avere l’opportunità di scrivere ( ahimè) perché non la posso avere io, pensando il contrario di quello che dice lei. Detto ciò, non ho nessun interesse a confrontarmi con lei, il mio tempo è prezioso. Però vedo che la popolazione di Biancavilla non tifa certo per lei. Buona vita professore
Maria Grazia S.
18 Giugno 2019 at 21:40
Sì, Daniela. Io gli insulti li vedo, rilegga quello che ha scritto Furno, la grande quantità di livore che ha riversato. Ma si sa dove vedete e dove diventate ciechi all’improvviso.
Alfio Pelleriti
18 Giugno 2019 at 21:14
Caro sig. Furno, il suo commento pieno di livore e di rabbia non meriterebbe risposta tuttavia non voglio escluderla da un un dibattito che mi auguro possa conservare caratteristiche civili. L’aggressività con cui mi ha attaccato come fossi il più orrido dei suoi nemici, e suppongo che lei di nemici ne abbia tanti, deriva da una pulsione che offusca la mente e impedisce di mettere in campo l’educazione e il rispetto che si dovrebbe portare ad una persona che esprime una sua opinione. Forse quel grest che ha frequentato non le è servito molto se afferma che dovrei vergognarmi perchè non condivido una sua convinzione. Io quando avevo 12 – 13 anni ho frequentato l’oratorio di Cristo Re, allora non c’erano i grest, e non sono diventato un “serial killer”. Eppure, sa, anch’io penso che i grest sono utili per la crescita dei bambini, auspico soltanto che si svolgano in luoghi idonei e coordinati da persone preparate, proprio per il bene dei bambini. Evidentemente lei, con la mente offuscata dalla rabbia, non ha capito quanto ho scritto. Lei poi blatera di omicidi, rapine, che “per 30 denari si spara addosso ai bambini”. Le sue sono parole in libertà impossibili da commentare. Si informi, caro sig. Furno Franco, chi è e come ha lavorato il professore Pelleriti durante i suoi 40 anni di servizio. Non vado oltre nel rispondere alle sue “offese” perchè chi offende rivela povertà argomentativa e dunque non voglio infierire. Infine, avendo lei affermato che io con il mio articolo ho offeso Dio e che sarei un ipocrita che si “batte il petto la domenica”, spero che lei abbia tutte le carte in regola per giudicare gli altri e il loro comportamento nei confronti della Parola di Dio. Lei, sig. Furno, va in chiesa al cospetto di Dio con cuore puro? Lei è sicuro di essere coerente con il Verbo divino? Oppure risponde soltanto ai suoi bassi istinti come ha fatto con il suo commento al mio articolo?
Daniela
18 Giugno 2019 at 20:50
Maria Grazia S. la esorto a rileggere l’articolo e a vedere quando il giornalista ha chiamato gli animatori “ragazzitti inconcludenti”. Non credo che questo sia un complimento. Inoltre non leggo offese o parole volgari nei commenti pro-grest.
Maria Grazia S.
18 Giugno 2019 at 20:38
Il linguaggio volgare e sconsiderato che ho letto in certi commenti, manco se l’articolista avesse ammazzato qualcuno, la dice lunga sul livello di educazione che certi parrocchiani o genitori di bambini del grest dimostrano. Complimenti per la tolleranza che dimostrate, sicuramente sono cose che vi inculcano la domenica a messa. Vergogna: andate a confessarvi. Ipocriti che non siete altro. Quello che ho letto nell’articolo non vedo di male cosa ci sia e comunque uno può scriverlo oppure vi deve passare l’autorizzazione? mah cose de pazzi.
Piera
18 Giugno 2019 at 20:29
Scusatemi, io non capisco, Ma la “rumorosità “ dei giovani è diventata un problema? perché non ci preoccupiamo dell’inciviltà dei cittadini di questo paese è di problemi ben più gravi???
Daniela
18 Giugno 2019 at 20:26
Concordo con il signor Franco Furno. Articolo vergognoso e non necessario! Ma lasciate che si divertano i bambini! Probabilmente le persone che hanno fatto i complimenti al giornalista preferiscono che i loro figli o nipoti stiano davanti alla tv o ai vari divertimenti tecnologici che oggi sono così diffusi!!! Che bell’esempio!!! Ma facciamoli respirare ‘sti bambini dopo un anno tormentato di scuola visti i fatti concernenti il terremoto!!! Vergogna vergogna e vergogna a chi contesta il Grest dedicato a Don Pino Puglisi!!!
Angela
18 Giugno 2019 at 19:46
Sig. Franco Furno, si deve vergognare lei del linguaggio che utilizza lei per contrastare un’opinione che lei non gradisce.
Antonio Santangelo
18 Giugno 2019 at 19:44
Ormai i grest non hanno nulla di quello spirito salesiano. Nulla. Sono baby-parking. Concordo con Alfio Pelleriti.
Alessia
18 Giugno 2019 at 19:43
Complimenti al prof. Pelleriti, che ha evidenziato aspetti che altri vorrebbero offuscare. Deve essere la Chiesa a dare il buon esempio. Il Grest non può essere una scusa per violare le regole di convivenza civile.
Agsjaisnakaosh
18 Giugno 2019 at 15:41
Oh,no! Il Grest e il rumore rovineranno Biancavilla…
Franco Furno
18 Giugno 2019 at 15:11
Caro Dott. Pelleriti, vede io ho 46 anni e quando ne avevo 12/13 anni partecipavo al GREST nella parrocchia di Cristo Re, e mi creda non mi sembra di essere diventato un serial killer come asserisce lei, e insieme a me centinaia di altri bambini, mi creda. Quello che fa specie In quest’artIcolo ( o presunto tale) e la cattiveria con cui lei o chi per lei si accanisce ad una sana aggregazione di bambini che magari tolti dalla strada fa sempre bene.
Mi meraviglio come la redazione di Biancavilla oggi le dia questo spazio, magari lei è quel tipo di persona che tutte le domeniche e per le feste comandate va a messa a battersi il petto al cospetto di DIO, e poi scrive cose talmente vergognose per delle urla festose di bambini, che in qualsiasi altro posto del mondo e musica. Ma no che stupido che sono, lei o chi per lei preferisce una Biancavilla dove ci sono omicidi e rapine, sennò i click diminuiscono, e con quelli anche la pubblicità, come dire per 30 denari si spara addosso ai bambini e agli animatori non laureati alla Sorbona. Chiediamo scusa a lei o a chi per lei.
FRANCESCO DI MAURO
18 Giugno 2019 at 14:44
Concordo pienamente e già da diversi anni manifesto la mia avversione nei confronti dei GREST o meglio di come sono diventati perchè fino a non molti anni addietro non era cosi.Adesso sono sgangherate succursali di quei tipici momenti di animazione nei villaggi turistici oltre ad una cospicua fonte di introiti.
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18 Giugno 2019 at 14:43
Provare a far togliere il sorriso a dei bambini è la cosa più disgustosa che si possa vedere, speriamo che un esame di coscienza vi sia d’aiuto, questo non è biancavilla è il degrato vergogna!