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Grest, se l’allegria diventa baccano: riflessioni su norme e regole civili

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di ALFIO PELLERITI

Ma in che paese viviamo? Un paese dove tutto ciò che trasgredisce la norma del buon vivere civile è accettato, non viene percepito come qualcosa di disdicevole ma lo si osserva e accetta senza alcun moto dell’anima o della ragione. Nessuno vede o sente, nessuno denuncia le trasgressioni, né chi viene pagato per sanzionare sanziona. Dico di Biancavilla, questo paesone che è tanto atipico rispetto a ciò che in teoria ci si possa aspettare da una comunità che in certe occasioni rispolvera trascorsi nobili grazie a qualche suo concittadino, ignorato e bistrattato in vita e poi onorato da morto (Antonio Bruno, Giuseppe Coco).

La rumorosità diventa la caratteristica preminente del nostro amabile, avito paesello. L’abbiamo denunziato tante volte sperando che qualche amministratore prestasse orecchio. Pia illusione! Biancavilla è il paese dove nessuno vede o sente e tutti mostrano atteggiamenti e comportamenti normali di fronte ad una realtà che normale non è. Quanto a rispetto delle regole, delle civiche regole, non cambia nulla in questo paese. Semplicemente perché chi si fa avanti per amministrare si chiude nel Palazzo e si occupa di problemi così importanti da non trovare mai il tempo per affrontare e risolvere l’inciviltà di schiere di cittadini che trasgrediscono impunemente le norme che potrebbero garantire una qualità della vita tale da collocarci se non in cima almeno nella media rispetto alle altre realtà nazionali. Citiamo soltanto per non tediare il lettore: stereo super tecnologici delle auto che inondano l’aere con i loro insopportabili stridori; assembramenti notturni davanti ai pub; animatori ciarlieri che allietano con giganteschi altoparlanti tornei di calcetto; ludoteche anch’esse affidate ad animatori instancabili che tuonano ordini insensati con i loro immancabili microfoni che brandiscono come un’arma.

Non voglio riparlare della sosta selvaggia, né di chi strombazza o fa l’acrobata su due ruote o su una, vorrei parlare di un evento giunto al suo secondo anno: il Grest. Promosso e organizzato da Don Pino Salerno nel cortile di una scuola pubblica, la scuola materna di Via Pistoia, l’attività ludica rivolta a bambini e preadolescenti, interessa un numero notevole: 400 presenze. Ottima idea dicono in molti ed altri, perplessi, si chiederanno dove stia il problema. Il problema sta nel fatto che tale attività disturba la quiete pubblica di bambini, anziani, ammalati, studenti e residenti tutti.

In passato i Grest si organizzavano alle vigne, in contrada Poggio Rosso, presso il seminario e presso l’immobile delle suore sito sempre sulle nostre colline. Poi si è preferito organizzarlo qui in paese chiedendo all’ente comunale l’uso delle scuole e molto carinamente l’amministratore ha concesso all’autorità religiosa alla quale non si può certo dire di no. E così 400 bimbetti che non sono affatto da definire “angioletti” come converrebbe in altre circostanze, ogni giorno e per tutta la stagione estiva, dalle 16,00 alle 22,00 e oltre, presso la scuola materna di via Pistoia che ricade all’interno dell’Istituto comprensivo A. Bruno, sotto la supervisione dei soliti animatori che non superano i 15/16 anni di età, si scatenano come forsennati. Ora è chiaro che nessuna norma pedagogica, né alcuno tra gli iscritti al primo anno di Scienze della formazione consiglierebbe di assembrare o di intrattenere un tale esagerato numero di bambini. Basta soltanto il ricorso al buon senso: tale attività può portare soltanto esiti negativi.

Intrattenere i bambini e organizzare attività volte ad aiutarli nella crescita e nella formazione della loro personalità è qualcosa di nobile e di condivisibile, ma a volte ciò che sembra di facile realizzazione in pratica non lo è affatto, anzi si rischia di ottenere effetti contrari alle aspettative. Evitare tali rischi impone di affidarsi ad educatori esperti, a professionalità che diano garanzie sulle scelte che si effettueranno nella gestione dei piccoli. Non bastano le buone intenzioni!  E’ giusto che le parrocchie organizzino qualcosa per i bambini e gli adolescenti, ma ci vorrebbe una strategia d’intervento; una visione educativa e didattica che forse manca agli animatori cui sono affidati i bambini.

Credo che sempre più spesso nelle agenzie formative, dalle famiglie alla scuola, dalle parrocchie ai vari gruppi di volontariato, ciò che prevale sia un iperattivismo senza meta, senza contenuti né valori. Si sta mettendo a tacere il pensiero a favore dell’azione e di un attivismo scomposto e fine a se stesso; si utilizzano spesso metodi da caserme o da tifoserie: gridare insieme slogan per far nascere in ogni individuo la fedeltà al gruppo, l’appartenenza ad un partito; si fa il tifo per un capetto a prescindere da quel che afferma; ci si veste allo stesso modo nella comunità cui si appartiene, anzi qualcuno vorrebbe nuovamente le divise, per riconoscere l’amico o il nemico dal colore prevalente del vestito che indossa o dall’immagine tatuata sul braccio. Tali pensieri foschi mi hanno occupato la mente sentendo urlare all’unisono una folla di ragazzini guidati da un animatore che li stimola con domande che prevedono una e una sola risposta data all’unisono e con tutto il fiato possibile.

Cosa devono fare i poveri cuccioli? gli infanti istintivamente gridano quando sono insieme, soprattutto quando il numero è esageratamente grande perché in quel caso il bambino soffre della sindrome dell’abbandono. Nella folla sente di perdere la propria identità, si sente uno dei tanti, smarrito, ignorato e allora che fa? Urla, per dire a se stesso e agli altri che esiste, che ha un nome, che conta, che può essere utile, che ha diritto ad essere chiamato col suo nome, perché ha un nome. Non urlerebbero se il loro numero fosse gestibile; non urlerebbero se non ci fossero inconcludenti ragazzotti che con i loro microfoni impugnati come scettri li stimolano a gridare stupidi monosillabi. Un esempio: animatore – uno, due e tre! Risposta urlata dai bimbi: alè, alè, alèeeeeee! E quando poi non hanno nulla da dire soffiano continuamente nei loro fischietti non per un qualche segnale ma semplicemente per far chiasso, per “animare” direbbero loro. Questi bimbi e ragazzini non giocano affatto ma si agitano, corrono e gridano.

Cosa avranno imparato questi bambini dopo aver urlato a pieni polmoni per giorni e giorni? Intanto si disturba la quiete pubblica e si toglie la libertà agli altri di poter conversare seduti sul proprio terrazzo, di aprire le finestre senza che assieme ad un po’ di arietta ristoratrice entri l’eco di una baldoria insopportabile, tanto da preferire il caldo pur di dar pace ai timpani.

Finisco con l’auspicio che il problema della rumorosità possa essere affrontato e risolto dalla nuova amministrazione diretta dal giovane sindaco Bonanno, unendolo allo stesso auspicio dei sacerdoti di Biancavilla che in una loro lettera aperta, un anno fa, hanno indicato appunto la rumorosità tra i problemi da risolvere immantinente.

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29 Commenti

29 Commenti

  1. Simona

    21 Giugno 2019 at 13:13

    Ma quale grest, chiamateli villaggi turistici senza criteri didattici né pedagogici. Ha detto bene chi ha scritto parcheggi per bambini per evitare di fare impazzire mamme e nonne a casa. Ci vuole anche questo, ovviamente, ma non tirate in ballo don Bosco o i valori cristiani. Non basta dire la preghierina prima dei giochi per potere parlare di impegno cristiano.

  2. Antonio Nicolosi

    21 Giugno 2019 at 12:54

    Infatti, Francesco Di Mauro. E’ quello che ho pensato anche io. Il baccano c’era ed era un disturbo, infatti dopo l’articolo sono stati tutti più attenti, vuol dire che delle cose da aggiustare c’erano. Il grest è lodevole ma questo non può esimere gli organizzatori dal rispetto delle regole, anzi, la Chiesa deve dare per prima l’esempio anziché, come hanno fatto coloro che di essa dicono di fare parte, vomitare veleno contro un insegnante che da cittadino ha segnalato e criticato alcuni aspetti. Complimenti prof. Pelleriti per avere smosso certe coscienze che pensano di non potere ricevere critiche. Si può criticare il Papa, si può quindi criticare anche un grest di paese con l’unico intento di migliorare le cose. E visto che il baccano è diminuito, evidentemente l’articolo di Pelleriti serviva ed è servito.

  3. Francesco Di mauro

    21 Giugno 2019 at 12:31

    Mi riferiscono che da lunedì è notevolmente diminuito il vociare e non si sentono piu certi cori da stadio (cosi mi hanno riferito).
    Mi chiedo pertanto viste le ragioni di chi asseriva che era giusto cosi e che Don Bosco qua, don bosco la……come mai adesso non si sentono piu ? GIUSTAMENTE aggiungo….non è che bastava semplicemente e civilmente ammettere che era giusto diminuire la caciara senza tirare in ballo tutti i santi del paradiso ???
    il GREST è una cosa sana e bella e va sostenuta e portata avanti

  4. Alfio Pelleriti

    20 Giugno 2019 at 8:02

    UN’ULTIMA RIFLESSIONE
    Grazie a tutti coloro che hanno condiviso la mia analisi sul Grest, a coloro che hanno capito che non sono pregiudizialmente contrario a questa forma di aggregazione di bambini e ragazzi. Grazie anche a coloro che mi hanno criticato pesantemente. Tutti avete comunque esercitato il diritto alla libertà d’espressione.
    Tuttavia permettetemi di ricordarvi che la libertà, care concittadine e concittadini, è un dono prezioso che abbiamo ricevuto dalle generazioni passate. Essa è come una gemma bellissima e fragile insieme. Molti di voi hanno dimostrato di non saperla apprezzare, l’hanno infangata usandola per colpire, per fare del male, hanno azzannato insieme la preda come lupi famelici. Non andate orgogliosi del vostro turpiloquio!
    Al prossimo vostro concittadino che dovesse in futuro esprimere un’opinione diversa dalla vostra, io vi consiglio di rispondere usando maggiore pacatezza, se proprio non riuscite ad essere gentili, perché le parole che usiamo possono dare allegria e gioia, felicità perfino, ma possono anche causare ferite profonde.
    Proprio coloro che hanno mandato i propri figli al Grest, un’organizzazione della chiesa cattolica, non possono e non devono dimenticare che i cristiani si distinguono per l’amore per gli altri e per coloro che in certi momenti ci possono sembrare “nemici”. Come potrete trasmettere amore ai vostri figli se vi siete esercitati all’odio e all’uso dell’ingiuria?
    Il cristiano dovrebbe avere sempre la disponibilità al dialogo e dovrebbe altresì esercitare la ragione cercando soluzioni giuste e razionali ai problemi che si presentano a lui individualmente e alla sua comunità.
    Penso che essere buoni cristiani significhi avere a cuore la gioia e la serenità dei bambini ma anche degli anziani, delle persone che soffrono nel fisico o nella mente, che sono nella morsa dell’ansia o della depressione. Essere cristiani significa anche pensare ai tanti lavoratori, italiani e immigrati che dopo un giorno di dura fatica vorrebbero un po’ di pace e di serenità.
    Ecco, il buon cristiano non dovrebbe inveire contro colui che riteniamo essere in torto soltanto perché vede aspetti della realtà che noi non vediamo. Certo non è facile essere e definirsi cristiani perché significherebbe accettare la diversità culturale e religiosa, quindi accogliere e integrare gli immigrati; significherebbe rispettare fino in fondo le leggi dello Stato anche quelle che impongono di pagare tasse e tributi o di non costruire abusivamente.
    Insomma chi dice di accettare Cristo non può fare l’agnello in Chiesa e fuori diventare una volpe o peggio, un lupo. Egli deve essere cristiano sempre, in ogni parola e in ogni gesto.
    Con l’augurio che possiate trascorrere un’estate serena e gioiosa, porgo a tutti sinceri e cordiali saluti.

  5. Maria Grazia S.

    19 Giugno 2019 at 22:44

    Essere cristiani presuppone tolleranza delle idee altrui (anche se non si condividono) e un linguaggio appropriato e pulito. Cosa che non ho visto nella valanga di commenti contro il prof. Pelleriti, preso ad insulti, da parte di chi magari porta i figli al grest e va in chiesa la domenica. Le parole di Pelleriti invece sono state garbate e qualsiasi parola ironica o provocatoria che abbia usato non giustifica le reazioni volgari e livorose che le sono state rivolte. Forse il grest e il catechismo ci vorrebbero per certi genitori. Lo stesso comportamento osceno lo abbiamo visto nella lotta sui doppi turni tra Bruno e Sturzo. Complimenti.

  6. Piera

    19 Giugno 2019 at 12:20

    Chiamarli “bimbetti e non proprio angioletti” esprime una certa ironia che non si addice per niente…
    Nessuno ha fatto la vittima e nessuno deve chiedere scusa a nessuno;
    Fare i cristiani cosa vuol dire? Cosa c’entra l’essere cattolici in tutto ciò? Ci vuole solo buon senso e rispetto, punto.

  7. Maria Grazia S.

    19 Giugno 2019 at 11:23

    Nessuno si è accanito contro i bambini, anzi le critiche che sono state espresse servono a migliorare certi aspetti organizzativi. Non fate le vittime perché vittime non siete. L’unica vittima è il prof. Pelleriti fatto oggetto di un attacco osceno, ingiustificabile per non condividere la sua opinione. Chiedete scusa voi. E menomale che fate i cristiani cattolici. Menomale.

  8. Piera

    19 Giugno 2019 at 7:31

    Ma insomma, la smettiamo di infangare gratuitamente qualcosa di positivo che ogni tanto questo paese offre? Ma criticate il marcio e il veramente negativo di Biancavilla invece di stare qui ad accanirvi contro 400 bambini e i loro animatori!!!! Io non riesco proprio a capacitarmi…
    È sacrosanto esprimere la propria opinione ma ci sono modi e modi, inoltre non mi sembra corretto giudicare senza sapere.

  9. Alessandro D'Orto

    19 Giugno 2019 at 1:55

    Ma veramente il prof. Pelleriti non ha messo in discussione la buona fede di chi fa il grest e si impegna. Però non esistono fatti o cose che non si possono criticare. Tutto si può criticare, anche il grest della chiesa madre o vi ritenete immuni da critiche? Il prof. Pelleriti, in materia di didattica e metodi educativi, ha sicuramente più competenza di chi da volontario ritiene che con 4 fischiate si anima un gruppo di bambini. Dai, piantatela. Non è normale un grest di 400 bambini, che valori trasmettete. Diciamo come stanno le cose: i grest non c’entrano nulla oggi con Don Bosco, sono soltanto dei luoghi in cui parcheggiare i bambini.

  10. Aurora Pittera

    18 Giugno 2019 at 23:33

    Frequento l’oratorio da un po’,per me è stato un dono avere la “responsabilità” di occuparmi dei bambini più piccoli,sono loro a far crescere noi,non bisogna essere animatori in età adulta,perché bisogna crescere con i bambini e vedere negli occhi di ognuno di loro Dio,la “rumorosità” di cui parla lei è la nostra “pace interiore” vedere la nostra famiglia allargarsi sempre più è stato un PIACERE,i bambini sono felici per ciò che facciamo noi per loro!
    L’oratorio è la mia seconda casa,li mi sento al sicuro,ed è l’unico posto in cui posso essere ME STESSA senza essere giudicata,ed anche i bambini possono esserlo.
    Il richiamo che facciamo con i fiscietti è per fare i nostri inni è per rallegrare il posto!
    Nessuno può togliere la forza della nostra grande FAMIGLIA!
    Adesso termino con una frase celebre di Don Bosco…”Le spine che ci pungono nel tempo,saranno fiori per l’eternità”

  11. Chiara

    18 Giugno 2019 at 22:34

    ciao a tutti,sono un’animatrice del Grest della Chiesa Madre e sono qui per dare una testimonianza perché passo praticamente più di mezza giornata a dare servizio al Grest. Frequento l’Oratorio durante l’inverno,e da due anni a questa parte far parte di tutto questo ha semplicemente reso la mia vita memorabile. Ma sono qui per parlare,testimoniare e soprattutto difendere il mio grest e la “famiglia” di cui faccio parte. I grest è da anni che si fanno a Biancavilla,e mi sembra ovvio che il baccano sia una cosa normale,non penso che in un grest molto numeroso ci possa essere silenzio. Noi animatori non veniamo ricompensati in nessun modo,ma diamo l’anima e il cuore per dare un po’ di gioia ai nostri bambini e per rendere tutto fantastico. Volevo informarla che i “ragazzetti incocludenti ” come li chiama lei che animano i “bimbi rumorosi” hanno seguito FORMAZIONI settimanali, e devo dire che nonostante la giovane età riusciamo a far funzionare tutto,e per informazione, quando ci “muniamo” di microfoni o fischietti che a voi danno fastidio,lo facciamo per richiamare,per dare attenzione ma non ci mettiamo a utilizzarli inutilmente ma di queste cose onestamente non devo dare spiegazione. Il grest come ho letto in un commento sopra, non è un “baby-parking” perché mi sembra che ogni sabato facciamo la messa ,cosa che non si fa in tutti i grest,e i bambini attraverso le catechesi,le marce,e le attività che facciamo assimilano molto concretamente lo spirito salesiano, prima di azzardare giudizi affrettati consiglio a tutti di informarsi. Il grest è una realtà positiva ,infatti parlo perché ho un ruolo in quel posto e ne vado FIERA perchè la soddisfazione più grande che ho dopo essere tornata a casa è di aver fatto passare una bellissima giornata a dei bambini che alcune volte vivono situazioni difficili.

  12. Franco Furno

    18 Giugno 2019 at 22:30

    Pelleriti le devo chiedere scusa, almeno lei ci mette la faccia con un nome e un cognome, perché ci sono alcune persone che scrivono un nome a caso e dicono che io sono un maleducato!!!!!! INCREDIBILE

  13. Antonio Foti

    18 Giugno 2019 at 22:17

    Penso che il 90% di chi commenta a vanvera non ha nemmeno letto l’articolo. Poveri ignoranti, inutile discutere con questi, bisognerebbe mandarli all’asilo

  14. Anna Maria

    18 Giugno 2019 at 22:13

    Furno si vergogni per le parole che ha scritto, si informi lei sul prof. Pelleriti e si sciacqui la bocca.

  15. Franco Furno

    18 Giugno 2019 at 22:08

    Professore dimenticavo, se trova in giro dei miei nemici me li faccia conoscere , si informi in giro che recensioni ha il sottoscritto.

  16. Franco Furno

    18 Giugno 2019 at 22:02

    Caro Dottor Pelleriti, lei avrà pure esercitato la professione del quale si vanta, ma penso che i suoi ex alunni di lei si saranno già dimenticati. Prima di tutto lei può leggere e rileggere il mio commento è di maleducato non troverà una riga, secondo , se lei può avere l’opportunità di scrivere ( ahimè) perché non la posso avere io, pensando il contrario di quello che dice lei. Detto ciò, non ho nessun interesse a confrontarmi con lei, il mio tempo è prezioso. Però vedo che la popolazione di Biancavilla non tifa certo per lei. Buona vita professore

  17. Maria Grazia S.

    18 Giugno 2019 at 21:40

    Sì, Daniela. Io gli insulti li vedo, rilegga quello che ha scritto Furno, la grande quantità di livore che ha riversato. Ma si sa dove vedete e dove diventate ciechi all’improvviso.

  18. Alfio Pelleriti

    18 Giugno 2019 at 21:14

    Caro sig. Furno, il suo commento pieno di livore e di rabbia non meriterebbe risposta tuttavia non voglio escluderla da un un dibattito che mi auguro possa conservare caratteristiche civili. L’aggressività con cui mi ha attaccato come fossi il più orrido dei suoi nemici, e suppongo che lei di nemici ne abbia tanti, deriva da una pulsione che offusca la mente e impedisce di mettere in campo l’educazione e il rispetto che si dovrebbe portare ad una persona che esprime una sua opinione. Forse quel grest che ha frequentato non le è servito molto se afferma che dovrei vergognarmi perchè non condivido una sua convinzione. Io quando avevo 12 – 13 anni ho frequentato l’oratorio di Cristo Re, allora non c’erano i grest, e non sono diventato un “serial killer”. Eppure, sa, anch’io penso che i grest sono utili per la crescita dei bambini, auspico soltanto che si svolgano in luoghi idonei e coordinati da persone preparate, proprio per il bene dei bambini. Evidentemente lei, con la mente offuscata dalla rabbia, non ha capito quanto ho scritto. Lei poi blatera di omicidi, rapine, che “per 30 denari si spara addosso ai bambini”. Le sue sono parole in libertà impossibili da commentare. Si informi, caro sig. Furno Franco, chi è e come ha lavorato il professore Pelleriti durante i suoi 40 anni di servizio. Non vado oltre nel rispondere alle sue “offese” perchè chi offende rivela povertà argomentativa e dunque non voglio infierire. Infine, avendo lei affermato che io con il mio articolo ho offeso Dio e che sarei un ipocrita che si “batte il petto la domenica”, spero che lei abbia tutte le carte in regola per giudicare gli altri e il loro comportamento nei confronti della Parola di Dio. Lei, sig. Furno, va in chiesa al cospetto di Dio con cuore puro? Lei è sicuro di essere coerente con il Verbo divino? Oppure risponde soltanto ai suoi bassi istinti come ha fatto con il suo commento al mio articolo?

  19. Daniela

    18 Giugno 2019 at 20:50

    Maria Grazia S. la esorto a rileggere l’articolo e a vedere quando il giornalista ha chiamato gli animatori “ragazzitti inconcludenti”. Non credo che questo sia un complimento. Inoltre non leggo offese o parole volgari nei commenti pro-grest.

  20. Maria Grazia S.

    18 Giugno 2019 at 20:38

    Il linguaggio volgare e sconsiderato che ho letto in certi commenti, manco se l’articolista avesse ammazzato qualcuno, la dice lunga sul livello di educazione che certi parrocchiani o genitori di bambini del grest dimostrano. Complimenti per la tolleranza che dimostrate, sicuramente sono cose che vi inculcano la domenica a messa. Vergogna: andate a confessarvi. Ipocriti che non siete altro. Quello che ho letto nell’articolo non vedo di male cosa ci sia e comunque uno può scriverlo oppure vi deve passare l’autorizzazione? mah cose de pazzi.

  21. Piera

    18 Giugno 2019 at 20:29

    Scusatemi, io non capisco, Ma la “rumorosità “ dei giovani è diventata un problema? perché non ci preoccupiamo dell’inciviltà dei cittadini di questo paese è di problemi ben più gravi???

  22. Daniela

    18 Giugno 2019 at 20:26

    Concordo con il signor Franco Furno. Articolo vergognoso e non necessario! Ma lasciate che si divertano i bambini! Probabilmente le persone che hanno fatto i complimenti al giornalista preferiscono che i loro figli o nipoti stiano davanti alla tv o ai vari divertimenti tecnologici che oggi sono così diffusi!!! Che bell’esempio!!! Ma facciamoli respirare ‘sti bambini dopo un anno tormentato di scuola visti i fatti concernenti il terremoto!!! Vergogna vergogna e vergogna a chi contesta il Grest dedicato a Don Pino Puglisi!!!

  23. Angela

    18 Giugno 2019 at 19:46

    Sig. Franco Furno, si deve vergognare lei del linguaggio che utilizza lei per contrastare un’opinione che lei non gradisce.

  24. Antonio Santangelo

    18 Giugno 2019 at 19:44

    Ormai i grest non hanno nulla di quello spirito salesiano. Nulla. Sono baby-parking. Concordo con Alfio Pelleriti.

  25. Alessia

    18 Giugno 2019 at 19:43

    Complimenti al prof. Pelleriti, che ha evidenziato aspetti che altri vorrebbero offuscare. Deve essere la Chiesa a dare il buon esempio. Il Grest non può essere una scusa per violare le regole di convivenza civile.

  26. Agsjaisnakaosh

    18 Giugno 2019 at 15:41

    Oh,no! Il Grest e il rumore rovineranno Biancavilla…

  27. Franco Furno

    18 Giugno 2019 at 15:11

    Caro Dott. Pelleriti, vede io ho 46 anni e quando ne avevo 12/13 anni partecipavo al GREST nella parrocchia di Cristo Re, e mi creda non mi sembra di essere diventato un serial killer come asserisce lei, e insieme a me centinaia di altri bambini, mi creda. Quello che fa specie In quest’artIcolo ( o presunto tale) e la cattiveria con cui lei o chi per lei si accanisce ad una sana aggregazione di bambini che magari tolti dalla strada fa sempre bene.
    Mi meraviglio come la redazione di Biancavilla oggi le dia questo spazio, magari lei è quel tipo di persona che tutte le domeniche e per le feste comandate va a messa a battersi il petto al cospetto di DIO, e poi scrive cose talmente vergognose per delle urla festose di bambini, che in qualsiasi altro posto del mondo e musica. Ma no che stupido che sono, lei o chi per lei preferisce una Biancavilla dove ci sono omicidi e rapine, sennò i click diminuiscono, e con quelli anche la pubblicità, come dire per 30 denari si spara addosso ai bambini e agli animatori non laureati alla Sorbona. Chiediamo scusa a lei o a chi per lei.

  28. FRANCESCO DI MAURO

    18 Giugno 2019 at 14:44

    Concordo pienamente e già da diversi anni manifesto la mia avversione nei confronti dei GREST o meglio di come sono diventati perchè fino a non molti anni addietro non era cosi.Adesso sono sgangherate succursali di quei tipici momenti di animazione nei villaggi turistici oltre ad una cospicua fonte di introiti.

  29. ,,,,

    18 Giugno 2019 at 14:43

    Provare a far togliere il sorriso a dei bambini è la cosa più disgustosa che si possa vedere, speriamo che un esame di coscienza vi sia d’aiuto, questo non è biancavilla è il degrato vergogna!

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Facciamo a meno (per un attimo) della quiete e… lunga vita alla “movida”

Pensiamo ai giovani e a cosa ha costruito per loro la classe politica negli ultimi vent’anni

Pubblicato

il

di MASSIMO MASTROCOLA

Dimentichiamoci per un attimo dei Biancavillesi che la notte hanno il sacrosanto diritto di riposare. E dimentichiamoci magari di chi si debba svegliare presto al mattino perché lavora fuori o in campagna o fa turni o studia o altro. E non pensiamo un attimo a chi ogni mattina trova cocci, bottiglie, sporcizia, vomito o peggio davanti al portone. E neanche a chi rischia di essere travolto dalle gare notturne di scooter o di auto. E dimentichiamoci perfino di quella ventina di teppistelli impuniti che la notte diventano i padroni del paese.

Ad alcune categorie, dai politici ai “giovani imprenditori”, questo esercizio risulterà abbastanza facile.

Pensiamo un attimo ai giovani ed ai ragazzi di Biancavilla. E a cosa offre loro questo paese. E a cosa ha costruito per loro la classe politica ed amministrativa degli ultimi 20 anni (eletta da noi 40enni e 50enni e non certo da loro).

Cari giovani, volete fare sport? Mi spiace ma il campo sportivo è privato e pure blindato. Per campetti pubblici di calcio o basket, o piste ciclabili, o di atletica o di pattinaggio, o di qualsiasi cosa non ci sono mai stati fondi.

Una passeggiata? Purtroppo tutte le piazze, piazzette, giardinetti, marciapiedi devono essere utilizzati dai chioschi, dai pub e dai locali di ogni genere.

Volete fare teatro, musica o qualsiasi tipo di attività culturale? Impossible. Non è previsto. Dove pensate di essere?

E allora? Ma come? A Biancavilla avete la fantastica movida! Alcool e musica a volontà a prezzi stracciatissimi. Vi annoiate? Movida! Volete uscire? Movida! Volete incontrarvi? Movida! Volete divertirvi? Movida! Insomma, bevetevi la vita. Bevetevi la gioventù! A Biancavilla se non bevi e non fai “casino” non sei nessuno.

Anzi, visto che ai nostri geniali amministratori non viene in mente niente altro, facciamo di Biancavilla il paese della movida. «Biancavilla è un paese caratterizzato dalla movida» (frase di un assessore).

Ora però non bisogna neanche esagerare. Sennò tra risse e atti di vandalismo, gli avventori si potrebbero spaventare.

Così, quando 400 cittadini raccolgono le firme per chiedere di mettere un freno alla inciviltà non succede nulla per 6 mesi. Ma appena la richiesta viene dagli imprenditori del settore scattano subito i controlli, prima che la situazione sfugga di mano. E che il business venga messo a rischio. E niente. Imprenditori della movida, salvateci voi. Lunga vita alla movida.

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Ripensare gli spazi urbani, il Comune lanci un bando di idee per una nuova Biancavilla

Abbiamo una gravosa eredità di amministratori e lobby del passato, ma è così difficile ridisegnare l’assetto della città?

Pubblicato

il

di RICCARDO RICCERI

Uno dei dibattiti più fertili innescati dalla pandemia, su cui credo convenga interrogarsi anche a livello locale, è quello urbanistico. Da più parti si suggerisce di minimizzare gli spostamenti, decongestionare gli spazi, ridurre gli sfruttamenti delle risorse naturali. Che risposte può dare una piccola comunità come la nostra di fronte a tematiche di portata così globale? Partiamo dallo stato delle cose.

La Biancavilla risorta dal dopoguerra, la Biancavilla del “boom economico”, ha la faccia grigia e anonima del cemento, la faccia violenta dell’edilizia incontrollata. Come in molti altri centri, gli spazi urbani e i luoghi delle nostre tradizioni sono stati spesso sovvertiti da un’urbanistica senza progetto e senza idee, non più finalizzata all’incontro della comunità, quanto al mero godimento del privato, all’esercizio delle proprie individualità.

Questo modello, del resto, ben si adeguava al contemporaneo riadattamento del lavoro. In quegli stessi anni si assisteva infatti al declino tanto dell’agricoltura (le arance siciliane subivano allora il sorpasso di quelle spagnole, nordafricane o libanesi) quanto del piccolo artigianato. Si vedeva l’imporsi dei supermercati e infine dei grandi centri commerciali, i mall americani, nuove “cattedrali” catalizzatrici di sacro e profano. La provincia di Catania conta un vergognoso primato, cioè quello di essere una delle aree a più alta densità di centri commerciali di tutta Italia, luoghi di impoverimento sia spirituale che economico (ci siamo mai chiesti dove vanno a finire i soldi che vi buttiamo dentro?). Tutto attorno, si stendono spazi incolti e degradati: una delle campagne più fertili del pianeta è spesso lasciata all’incuria o alle prepotenze di mafie rurali.

Bene, questa Biancavilla pesa come un capo d’accusa contro le generazioni che l’hanno prodotta: amministrazioni fragili, lobby mafiose, singoli rapaci.

Alla luce di tutto questo, il ripensamento urbano e sociale innescato dalla pandemia diventa per noi un doveroso impegno politico. Ripartire dagli spazi significa ridare valore alla città e a chi la abita, rimettendola al centro del lavoro e della socialità. È ora il momento giusto per elargire sussidi ai giovani (o ai nuclei familiari) che vogliano puntare su piccole aziende o artigianato locale. È ora il momento di credere nel ruolo delle cooperative, che hanno fatto e fanno la forza di ricche regioni come il Trentino o l’Emilia. È adesso che dobbiamo rimboccarci le maniche per ridare centralità al quartiere, una volta vero centro nevralgico della comunità e adesso puro agglomerato di “dormitori”. Infine, è ora che bisogna reinvestire negli spazi comuni e nella loro cura.

A questo proposito, un primo gesto da parte dell’Amministrazione comunale potrebbe essere quello di recuperare quella potenziale “arteria verde” che era la vecchia linea ferroviaria, oggi convertita a discarica a cielo aperto. È quasi ovvio immaginarla come un parco lineare con ciclabile, su cui far facilmente convergere attività economiche. Per quanto da anni se ne parli, resta lì inchiodata come molti altri luoghi di possibile crescita.

La mia proposta, che lancio alla Giunta Bonanno, è quella di indire un bando di idee per architetti/urbanisti (giovani e volenterosi ce ne sono a centinaia e accorrerebbero da tutta Italia) e lanciare un cantiere che punti a realizzare l’opera in tempi umani. È così difficile? Me lo chiedo, ma forse conviene chiederlo a chi siede in Consiglio Comunale: è così difficile?

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UNA VITA ANCORA PIU' BELLA Memorie di un sopravvissuto. Lettere e riflessioni inedite di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese deportato nei lager nazisti per avere detto "no" alla Repubblica di Salò. La sua è la vicenda di un "Internato Militare Italiano" raccontata nel nuovo libro di "Nero su Bianco", curato da Salvatore Borzì con prefazione di Francesco Benigno e contributi di Liliana Segre, Massimo Cacciari, Luciano Canfora ed altri esponenti della cultura italiana.

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