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Crolla un muro, strada chiusa: tragedia sfiorata in via S. Ambrogio

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Le infiltrazioni d’acqua sarebbero la causa del cedimento di una parte del muro in pietra che delimita via Sant’Ambrogio, strada di Biancavilla che porta verso l’imbocco per la Ss 284. Fortuna ha voluto che non passasse in quel momento nessun’auto.

La massa di pietre che si è riversata sull’arteria stradale ha di fatto bloccato la viabilità. Nessun grave disagio, comunque, visto che il traffico viario ha potuto defluire dalla biforcazione.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano, gli operai di una ditta privata con un mezzo meccanico, la polizia municipale, il personale comunale e volontari del coordinamento di protezione civile delle associazioni Gepa, Onlus Pcb e Security.

La strada resta chiusa al traffico in attesa di effettuare ulteriori controlli e completare la messa in sicurezza.

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Cronaca

“Ambulanza della morte”, in Appello pena concordata a 13 anni per Scalisi

La sentenza riformula così la condanna a 30 anni, che era stata inflitta in primo grado con rito abbreviato

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Pena ridotta in secondo grado per Agatino Scalisi, uno dei “barellieri” imputati nell’ambito dell’inchiesta “Ambulanza delle morte” a Biancavilla.

La Corte d’Assise d’Appello di Catania (presidente Stefania Scarlata) lo ha condannato a 13 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. È stata così riformata la sentenza di primo grado, che con rito abbreviato, aveva condannato l’imputato a 30 anni di carcere.

In Appello, con un concordato, esclusa l’aggravante del “mezzo insidioso” e riconosciute le attenuante generiche prevalenti sulle aggravanti.

Scalisi, assistito dall’avv. Antonino Tomaselli, era stato indagato dal pm Andrea Bonomo della Procura di Catania – dopo il clamore del servizio de Le Iene con le rivelazioni di Luca Arena – assieme a Davide Garofalo, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con rito ordinario. Per quest’ultimo procedimento, seguito dall’avv. Turi Liotta, si attende il pronunciamento della Cassazione.

Entrambi gli imputati avrebbero agito – secondo l’accusa – con un’iniezione di aria in vena, uccidendo pazienti terminali appena dimessi dagli ospedali di Biancavilla e Paternò, nel breve tragitto verso casa. Un’azione volta ad accaparrarsi 200-300 euro come “provvigione” sui funerali con il placet di esponenti mafiosi.

Scalisi è stato accusato della morte di una paziente, Maria Giardina. A Garofalo vengono attribuiti i decessi di tre persone: Salvatore Gagliano, Agatina Triscari e Salvatore Cadile. Le vittime sono tutte di Biancavilla.

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