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Cronaca

Lui minaccia lei: «Sto arrivando» Arrestato un 32enne di Biancavilla

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I carabinieri della stazione di Bronte hanno arrestato un 32enne di Biancavilla, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catania per i reati di diffamazione, violenza privata e atti persecutori nei confronti della sua ex.

Uno degli ultimi messaggi l’ha postato su un noto social network che recitava minacciosamente «Sto Arrivando!» con allegata la cartina della città di Bronte e la propria posizione.

L’uomo, non rassegnandosi alla fine della relazione sentimentale, ha iniziato a perseguitare la donna. Dapprima sono iniziate le telefonate e i messaggi, poi una serie di appostamenti e pedinamenti, seguendo lei persino nei locali pubblici frequentati e costringendola a trovare rifugio, in un’occasione, all’interno della caserma carabinieri di Bronte.

Non contento di ciò l’uomo ha pubblicato su una piattaforma social la foto della donna in atteggiamenti intimi e il suo numero di telefono, facendo in modo che sembrasse un’inserzione erotica. La ragazza, a quel punto, è stata tempestata di telefonate di persone interessate all’annuncio.

Questi sono solo alcuni degli episodi che hanno condizionato la vita della donna da tre mesi a questa parte e che sono stati accertati in seguito alle indagini da parte dei militari di Bronte. Sulle risultanze investigative, l’autorità giudiziaria ha ritenuto necessaria una misura cautelare, rinchiudendo il 32enne nel carcere catanese di piazza Lanza.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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