Chiesa
Padre Verzì, prete di frontiera: un rivoluzionario a “Spartiviale”
Focus del quotidiano “La Sicilia” sulla realtà della parrocchia del “Santissimo Salvatore”
“Spartiviale”. Già la denominazione storica del quartiere indica una “linea di confine”. Questo lembo sud di Biancavilla sovrastato dalla visuale di Villa delle Favare (un tempo residenza di campagna dei “signori del latifondo” ed oggi centro culturale polivalente) è stato sempre considerato un’appendice del paese. In questa “zona di frontiera”, nella quale resisteva ancora fino a poco più di un decennio fa, la “casa del dazio”, l’unico presidio istituzionale è stata la parrocchia di “San Salvatore”: un piccolo salone in cui celebrare la messa, alcune stanze e un campetto esterno. Fondata negli anni ’70, prima retta da padre Salvatore Castellano, poi il periodo di padre Alfio Sarvà e padre Placido Brancato. Un proficuo lavoro, il loro.
Ma se c’è un sacerdote che più di ogni altro ha dato un impulso “rivoluzionario” alle sorti di questa porzione di territorio cittadino è senz’altro padre Salvatore Verzì. Qui è arrivato nell’estate del 2001. La fisionomia della parrocchia e del quartiere è parecchio cambiata.
«Rispetto ad allora, adesso ci sono un chiosco-bar, due panifici, un parrucchiere, alcuni negozi ed attività commerciali. Quando sono arrivato qua –ci racconta– c’era veramente da avere paura, soprattutto la sera. Non perché ci fosse gente cattiva, ma perché non c’era nulla. Anzi, qui noto la presenza di tante persone buone e generose. C’è una reciprocità tra il quartiere e la parrocchia. E pure io mi sento voluto bene».
Nel suo racconto di questi anni alla guida della parrocchia, padre Salvatore (noto per le sue omelie dal linguaggio asciutto, anche con l’uso del dialetto siciliano perché il messaggio arrivi a tutti) sposta spesso il baricentro della discussione, preferendo sottolineare il bene che ha ricevuto dalla comunità parrocchiale piuttosto che evidenziare l’apporto che ha dato lui. «Io sono figlio unico – sottolinea – e in un anno sono rimasto senza genitori. I rischi per un prete solo sono tanti e se io sono qui, lo devo alla parrocchia diventata la mia famiglia per il sostegno e l’aiuto ricevuti. Non avendo avuto fratelli e sorelle, non avevo esperienza a relazionarmi nella dimensione fraterna, ma grazie ai parrocchiani ho imparato e ho avuto l’opportunità di una crescita umana. Senza la parrocchia mi sarei perso».
E senza di lui, “San Salvatore”, che oggi conta 5000 anime, non sarebbe quel modello comunitario da tutti riconosciuto. Nella percezione cittadina, è la “parrocchia del Grest”. In certe estati ha raggiunto oltre 500 partecipanti dai 5 ai 14 anni con 120 instancabili animatori: un record per la provincia di Catania. Ma “San Salvatore” accoglie pure sei gruppi neocatecumentali con 150 componenti, due gruppi “famiglia” con 25 coppie, l’Azione cattolica (guidata da Lucia Gentile), i laici canossiani e 80 scout (Daniele Ventura e Maria Grazia Ristuccia ne sono responsabili).

«Il Grest è una bella realtà –dice il parroco– tanti fanno esperienza di crescita per essere pronti a confrontarsi con il mondo. Ho voluto lo scoutismo perché ho sposato e condiviso la metodologia. L’ho imparata quando ero all’oratorio del “Rosario” di Adrano. Attraverso il gioco, si fa un percorso fino alla cosiddetta “partenza”, quando cioè si è chiamati alla “scelta”. È un cammino pedagogico di educazione all’umanità, alla cittadinanza e alla fede».
Una realtà viva ed affollata, fatta da «grandi peccatori amati ed accompagnati dal Signore», tiene a ripetere padre Verzì. Una piccola chiesa diventata “grande” e che non è più periferia o l’angolino di Biancavilla. «Molte famiglie si sono emancipate. Certamente ci sono ancora persone umili, che hanno tanto bisogno, ma con la grande capacità di fare sacrifici. Coloro che stavano ai margini, però, di fatto si sono in qualche modo integrati. Non è più come anni fa», specifica con orgoglio padre Salvatore.
«Adesso –continua– desidero il riscatto pieno per questo quartiere. Manca un solo tassello. Direi un ulteriore salto di qualità. Di tipo culturale. Arriverà anche questo momento. Sarà la mia ultima fatica. Ecco, bisogna completare la costruzione dell’identità di questa parrocchia e di questo quartiere. “San Salvatore” ha vissuto negli anni una sorta di smembramento perché i suoi componenti sentivano più il senso di appartenenza o a Cristo Re o all’Annunziata, cioè alle due parrocchie vicine e più antiche. Adesso siamo in fase di realizzazione di un’integrazione identitaria, necessaria per eliminare del tutto la percezione che siamo l’appendice di Biancavilla».
LA TESTIMONIANZA DI MARISA
«La parrocchia è stata la mia àncora di salvataggio»
La parrocchia come àncora di salvataggio. Per tanti a cui la vita ha riservato un destino con una dura prova, “San Salvatore” è stato l’unico appiglio al quale aggrapparsi. Come è accaduto alla signora Marisa, che oggi partecipa attivamente alla vita parrocchiale. Tredici anni fa, un male incurabile ha portato via il marito. Alcuni anni dopo, la prova più dura ed innaturale che una mamma possa affrontare: l’improvvisa perdita di Lusiana. Era la sua unica figlia: è morta all’età di 21 anni, a causa di un aneurisma. Era fidanzata e stava già organizzando i preparativi per il suo matrimonio. Una tragedia che ha scosso l’intera Biancavilla.
«Avevo tutte le carte in regola –racconta con voce commossa Marisa– per chiudermi ed abbandonarmi a me stessa. Nella mia situazione ho visto altre persone e con un dolore simile si può impazzire, non capire più nulla e non avere la voglia nemmeno di alzarsi dal letto la mattina».
Ma la comunità è stata presente. «L’unico sostegno che ho avuto in questi anni è stato quello del Signore e fin da subito la parrocchia di “San Salvatore” per me è stata la mia salvezza e ne sono grata. Adesso faccio parte di un gruppo neocatecumenale e del Consiglio per gli “Affari economici”, oltre a gestire, assieme ad altre, le pulizie della chiesa».
IL QUARTIERE
Da “zona disagiata” all’attesa della nuova chiesa
«Nel quartiere di “Spartiviale” vi sono condensate sacche di marginalità che danno origine a forme di sottocultura e sottoccupazione. Le abitazioni popolari su viale Europa e via Martoglio non risultano in condizioni igienico-sanitarie perfette e consone al vivere civile. Nelle palazzine insistono nuclei familiari eterogenei. Dal punto di vista economico, tali famiglie versano in uno stato di disagio, che unitamente alle problematiche citate generano arretratezza culturale, disfunzione nella educazione della prole, abbandono scolastico da parte dei ragazzi».
Sembrano parole riportate in vecchie carte d’archivio del periodo ottocentesco, invece sono contenute in una relazione del Comune di Biancavilla datata 2006. Senz’altro esagerate. D’altra parte, in quell’occasione, bisognava fare leva sul degrado, visto che il documento era allegato a sostegno di una richiesta di finanziamenti per “Spartiviale”. Una descrizione che dà idea, comunque, di come veniva percepito il quartiere.
In realtà, negli ultimi anni è stata registrata una vivacità di attività commerciali. E a parte l’episodio mafioso del novembre 2015 con il tentato omicidio di Pippo Mancari ‘u pipi (nome che rievoca il famigerato “Triangolo della morte”), il quartiere si può definire “tranquillo”.
Certo, le folate di vento che portano qui il fetore del vicino depuratore comunale (per anni emblema di mala amministrazione), ricordano la scarsa attenzione istituzionale verso questa parte del paese.
Zona che adesso attende i lavori per la nuova chiesa di San Salvatore. A fianco all’attuale immobile, verrà realizzato un nuovo edificio sacro per rispondere alle esigenze della parrocchia. Il progetto dell’ing. Maurizio Erbicella è finanziato per un milione e 400mila euro dalla Conferenza Episcopale Italiana con il contributo del Comune. L’avvio dei lavori dovrebbe avvenire nei prossimi mesi.
(Tratto dal quotidiano “La Sicilia” del 17 dicembre 2017)

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Chiesa
Legalità, l’ufficiale dei carabinieri e l’inviato Rai all’oratorio dell’Annunziata
Incontro con il tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Bulla e il giornalista del Tg1 Giuseppe La Venia
Un momento di riflessione, ma anche di vicinanza e dialogo aperto con le nuove generazioni. È quello che ha vissuto l’oratorio “Don Bosco” della parrocchia Annunziata di Biancavilla, guidata da padre Giosuè Messina. Qui i ragazzi hanno avuto l’occasione di parlare di legalità, valori, rispetto delle regole e prevenzione. Due gli ospiti d’eccezione: il tenente colonnello Vincenzo Bulla, a capo del Reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, e l’inviato del Tg1, Giuseppe La Venia, che era stato già ospite in parrocchia.
Il filo conduttore del dibattito è stato il forte legame con la comunità locale. «Abbiamo ricevuto tanto da questo territorio e vogliamo trasmettere a voi ragazzi quello che abbiamo ricevuto», hanno sottolineato il tenente colonnello Bulla e il giornalista La Venia, entrambi di Adrano ed ex compagni di liceo.
Un invito accorato a coltivare e custodire cinque valori fondamentali per la crescita personale e collettiva: amicizia, rispetto, solidarietà, curiosità e apertura mentale.
Ampio spazio è stato dedicato all’importanza delle norme sociali e civili. L’incontro ha chiarito come il rispetto delle regole non debba essere visto come un limite, ma come un’autentica garanzia: «Le norme sono una tutela per la nostra libertà, altrimenti si cadrebbe nell’anarchia. Persino nel gioco le regole sono essenziali per garantire rispetto e divertimento».
Proiettati anche diversi filmati illustrativi per far conoscere ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma dei Carabinieri, le varie specializzazioni e i diversi ruoli al servizio della collettività.
Le testimonianze del militare e del cronista
Tra i temi di stretta attualità affrontati dal tenente colonnello Bulla, particolare attenzione è stata riservata al bullismo e al cyberbullismo. Sicurezza stradale: si è parlato dell’illusione di invulnerabilità che spesso colpisce i neopatentati, spingendoli ad azzardare alla guida. Il quadro peggiora drasticamente in caso di assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, che generano il pericoloso “effetto tunnel” e azzerano i riflessi. Un richiamo è andato anche alla responsabilità civile e alle sanzioni particolarmente severe previste dal Codice della Strada.
Un dibattito arricchito con la testimonianza di Giuseppe La Venia, che ha evidenziato la fondamentale sinergia che deve sempre intercorrere tra il mondo dell’informazione e le forze dell’ordine. Il giornalista Rai ha ripercorso gli eventi legati alla cattura del boss Matteo Messina Denaro, evidenziando lo straordinario lavoro investigativo. La Venia ha sottolineato un profondo elemento di civiltà dell’ordinamento democratico: «Lo Stato ha garantito le cure mediche a Matteo Messina Denaro, malato terminale, nonostante si trattasse di un criminale latitante da decenni. La mafia non avrebbe mai fatto lo stesso. Questa è la differenza sostanziale tra la brutalità criminale e uno Stato di diritto».
“Buoni cristiani e onesti cittadini”
Un incontro intenso che lascia ai ragazzi di Biancavilla non solo nozioni di legalità, ma un prezioso bagaglio di consapevolezza civica per il loro futuro. L’inziativa è stata promossa dagli animatori dell’oratorio guidati da Salvo Cocina e Serena Leanza e dal parroco Giosuè Messina. Ha preso parte all’incontro anche il capitano Marco Savo, comandante della compagnia dei carabinieri di Paternò.
«L’oratorio – ha spiegato Cocina – ha voluto promuovere un momento di riflessione sulla legalità, coinvolgendo i giovani e la comunità. Attraverso il confronto e le testimonianze degli ospiti, si è sottolineata l’importanza di valori come il rispetto, l’onestà e la responsabilità. Seguendo l’insegnamento di don Bosco (“Buoni cristiani e onesti cittadini”), si è ricordato che la legalità inizia dai piccoli gesti quotidiani e dalla capacità di scegliere ciò che è giusto. L’incontro rappresenta un punto di partenza per un impegno condiviso tra oratorio, famiglie, scuola e istituzioni, con l’obiettivo di educare i giovani a diventare cittadini liberi, responsabili e onesti, capaci di contribuire al bene comune».
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Damiano, il piccolo devoto che al grido di “W San Placido” ha conquistato tutti
Il piccolo, indossando il tradizionale saio, ha partecipato alla processione, suscitando tanta tenerezza
Durante i festeggiamenti in onore di San Placido, la comunità di Biancavilla ha vissuto un momento di profonda tenerezza e meraviglia. Tra i soci del Circolo cittadino intitolato al patrono che accompagnano il fercolo lungo le vie del centro, spiccava la presenza di un componente decisamente speciale: Damiano Badalati, un bambino che la prossima settimana compirà 5 anni.
Il piccolo ha sfilato con la compostezza e l’orgoglio dei soci storici, catturando l’attenzione e l’affetto dei numerosi fedeli presenti lungo il percorso. La sua partecipazione è nata da un desiderio chiaro e manifestato in famiglia: Damiano ha espresso con fermezza la volontà di prendere parte alla processione, chiedendo di indossare i simboli del Circolo per testimoniare la sua vicinanza al Santo.
Questo attaccamento assume un significato singolare alla luce del contesto familiare descritto dalla mamma. In casa, il culto di san Placido è vissuto con il tradizionale rispetto e la consueta venerazione, senza tuttavia manifestazioni di fervore straordinario. Quella di Damiano è una devozione intima e immediata, fiorita spontaneamente nel cuore di un bambino che non ha ancora compiuto cinque anni.
Nella festa che da secoli rinnova l’identità e la memoria storica di Biancavilla, il piccolo Damiano rappesenta una testimonianza di fede limpida, capace di toccare la sensibilità dei tanti biancavillesi che si sonpo riversati in strada per festeggiare il santo patrono.

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Marco
18 Dicembre 2017 at 20:48
e sono in tanti a pensarlo per constatazione. Certo, meglio della chiesa-madre-solo-processioni che addirittura vanno morendo. Con una popolazione moolto maggiore ed essendo la madre, quanti gruppi giovanili conta? quali attività fanno? dico oltre quelli soliti delle processioni in pompa magna e tronfie di egocentrismo. Insomma, due tipi di egocentrismi. Viva PAdre VErzi’!! Viva l’on. Glorioso!! Grande templio sia!!!