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Politica

Il pizzo “spiegato” dalle poltrone e i veri ribelli costretti a darsi alla “fuga”

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L’incontro tenutosi nell’aula consiliare

Belle parole dai banchi dell’assemblea cittadina. Presenti solo 5 consiglieri. Ma oltre la retorica, c’è la triste realtà. I fratelli Arena, rivoltatisi al racket, costretti a chiudere l’attività e a vivere fuori Sicilia.

 

di Vittorio Fiorenza

Conferenza a Biancavilla, promossa dalla presidenza del Consiglio Comunale. Tema: “Attività di contrasto al racket e all’usura”. In prima fila, tra il pubblico, Orazio Arena ascolta la sequenza degli interventi di amministratori, rappresentanti delle forze dell’ordine, delle scuole cittadine e dell’associazione “Libera Impresa”.

Da notare: presenti 5 consiglieri su 20. Dalle poltrone dell’assemblea cittadina, i “relatori” si susseguono con buoni propositi, discorsi sulla legalità, progetti di sensibilizzazione, coinvolgimento degli studenti con borse di studio e lettura della Costituzione italiana.

Arena non proferisce parola ma ascolta tutto e tutti. Sa, più di ogni altro, cosa significhi ribellarsi al racket del pizzo. I suoi figli, Luca e Giuseppe, collaborando con i carabinieri, hanno consentito di arrestare i loro estortori, scoperchiando i loschi movimenti nel settore delle pompe funebri attraverso i blitz “Onda d’urto” e “Reset”.

Alcuni degli imputati sono stati già condannati in primo grado con rito abbreviato a pene complessive di 60 anni. Per altri, i procedimenti sono in corso.

Adesso, però, l’agenzia funebre Arena ha chiuso. Luca e Giuseppe, avendo ottenuto lo status di testimoni di giustizia, vivono in località protetta, fuori dalla Sicilia. Una vicenda che nell’aula consiliare biancavillese è stata ripercorsa dall’associazione Libera Impresa, che con il Comune si è costituita parte civile nei processi, ottenendo i primi risarcimenti.

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Politica

Referendum giustizia, a Biancavilla il 61% di “no” alla riforma Meloni-Nordio

La Costituzione non si tocca: esito netto sulla consultazione, che ha però mosso solo il 43% degli elettori

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© Foto Biancavilla Oggi

Per il referendum si è espresso soltanto il 43% degli aventi diritti al voto (dato al di sotto della media regionale e nazionale). Ma il responso è stato netto: Biancavilla ha detto a gran voce “no” alla riforma della giustizia avanzata dal governo Meloni.

Il 60,8% dei votanti ha respinto la proposta di modifica della Costituzione che mirava a un nuovo ordinamento della giustizia (dalla separazione delle carriere dei magistrati allo sdoppiamento del Csm con sorteggio dei componenti).

Sui 7809 biancavillesi che si sono recati ai seggi nelle giornate del 22 e 23 marzo, 4703 hanno votato “no” (60,8%), contro i 3032 che hanno segnato un segno sul riquadro del “sì” (39,2%).

Un esito da attribuire alla libera volontà popolare e a quanti si sono recati alle urne. Un esito su cui la politica locale non ha inciso per nulla, visto il totale disimpegno, a parte due appuntamenti di aree contrapposte (uno a Villa delle Favare, l’altro in una saletta di un bar). Insomma, su questo referendum hanno scelto i biancavillesi, respingendo la riforma Meloni-Nordio, nonostante la latitanza dei partiti locali.

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Politica

Referendum, il risveglio della politica locale: due distinti incontri “Sì-No”

Riforma della giustizia, appuntamenti nel fine settimana promossi da schieramenti opposti

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© Foto Biancavilla Oggi

La politica locale alza il dito per mostrare la propria presenza nel dibattito in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Lo fa, arrivando in notevole ritardo rispetto ad altre iniziative pubbliche di confronto, come quella promossa dal Circolo Castriota o quella organizzata dall’Azione Cattolica nella parrocchia dell’Annunziata.

Ad ogni modo, forze della destra e della sinistra di Biancavilla hanno in programma due distinti incontri a sostegno, rispettivamente, delle ragioni del “Sì” delle ragioni del “No” alla riforma del governo Meloni. Le prime danno appuntamento a Villa delle Favare, le altre in una saletta di un bar.

I sostenitori del “Sì”

Il primo incontro, a sostegno del del “Sì”, si terrà sabato 14 marzo alle ore 17.30 alla Villa delle Favare. “Le ragioni del Sì per una giustizia giusta”, è il titolo dell’iniziativa. Sarà il sindaco Antonio Bonanno a dare i saluti istituzionali e l’ex sindaco Mario Cantarella e l’ex deputato all’Ars, Nino D’Asero, ad introdurre i lavori. Interventi il senatore Salvo Pogliese e i deputati Giuseppe Castiglione e Luca Sbardella. Parleranno della riforma, l’avv. Vincenzo Vitale e il magistrato Roberto Passalacqua. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Luigi Pulvirenti.

I sostenitori del “No”

Il giorno successivo, domenica 15 marzo alle ore 10, è invece l’incontro dal titolo “Le ragioni del No – Verso il referendum costituzionale”. L’appuntamento si svolgerà nella saletta del bar “L’Artigiana”. Interverranno Giuseppe Glorioso, segretario generale Flai Cgil di Catania ed ex sindaco di Biancavilla, l’avv. Andrea Ingiulla e l’avv.o Giuseppe Berretta. Le conclusioni saranno affidate ad Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. A moderare il confronto sarà Nino Benina.

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