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Cronaca

Scoppia incendio, aria irrespirabile e fiamme a ridosso delle abitazioni

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di Alessandro Rapisarda

Fiamme e fumo sul costone nei pressi della zona “Fontana vecchia” di Biancavilla. Nel giro di pochi minuti, il fuoco partito dalle sterpaglie si è ingrossato fino a salire verso le abitazioni, nell’area delle villette a schiera, creando un certo allarme.

Le colonne di fumo sono state visibili anche a distanza, da vari punti del paese. Diversi residenti hanno chiuso le loro abitazioni e si sono allontanati perché l’aria era diventata irrespirabile.

Dato l’allarme al 115, sul posto sono intervenute alcune squadre dei vigili del fuoco del distaccamento di Adrano e una squadra del servizio antincendio boschivo della Forestale. In ausilio al loro servizio, pure un’autobotte del Comune di Biancavilla.

Nonostante le temperature non altissime della giornata, l’incendio ha divorato una vasta porzione di vegetazione. A bruciare, pure cumuli di rifiuti.

Una volta domate le fiamme, la visuale è stata quella di una grossa porzione annerita attorniata da ulivi e fichidindia risparmiati dall’incendio, grazie all’intervento di pompieri e uomini della Forestale.

Un mese fa un altro incendio, a non molta distanza da qui, in zona Rocca, aveva distrutto la vegetazione dei terreni appena sotto a piazza Belvedere. Per diverse ore colonne di fumo e una pioggia di cenere portati anche a grosse distanze.

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Cronaca

“Ambulanza della morte”, in Appello pena concordata a 13 anni per Scalisi

La sentenza riformula così la condanna a 30 anni, che era stata inflitta in primo grado con rito abbreviato

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Pena ridotta in secondo grado per Agatino Scalisi, uno dei “barellieri” imputati nell’ambito dell’inchiesta “Ambulanza delle morte” a Biancavilla.

La Corte d’Assise d’Appello di Catania (presidente Stefania Scarlata) lo ha condannato a 13 anni, un mese e 10 giorni di reclusione. È stata così riformata la sentenza di primo grado, che con rito abbreviato, aveva condannato l’imputato a 30 anni di carcere.

In Appello, con un concordato, esclusa l’aggravante del “mezzo insidioso” e riconosciute le attenuante generiche prevalenti sulle aggravanti.

Scalisi, assistito dall’avv. Antonino Tomaselli, era stato indagato dal pm Andrea Bonomo della Procura di Catania – dopo il clamore del servizio de Le Iene con le rivelazioni di Luca Arena – assieme a Davide Garofalo, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con rito ordinario. Per quest’ultimo procedimento, seguito dall’avv. Turi Liotta, si attende il pronunciamento della Cassazione.

Entrambi gli imputati avrebbero agito – secondo l’accusa – con un’iniezione di aria in vena, uccidendo pazienti terminali appena dimessi dagli ospedali di Biancavilla e Paternò, nel breve tragitto verso casa. Un’azione volta ad accaparrarsi 200-300 euro come “provvigione” sui funerali con il placet di esponenti mafiosi.

Scalisi è stato accusato della morte di una paziente, Maria Giardina. A Garofalo vengono attribuiti i decessi di tre persone: Salvatore Gagliano, Agatina Triscari e Salvatore Cadile. Le vittime sono tutte di Biancavilla.

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