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Cronaca

Furto da 10mila euro nella sede dei volontari di protezione civile

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Furto nella notte ai danni dell’associazione di protezione civile di via dei Peloritani, la strada che da piazza Don Bosco porta in contrada “Pozzillo”. I ladri hanno portato via due quad e vari attrezzi. Nella denuncia presentata alla stazione dei carabinieri, il presidente Carmelo Amato ha indicato in oltre 10mila euro il danno subito.

Il gruppo che ha agito per mettere a segno il colpo era a bordo di un’auto: una Fiat Uno, poi risultata rubata dai controlli effettuati dai militari dell’Arma. Una volta entrati nella sede dell’associazione, da alcuni anni data in comodato d’uso dal Comune di Biancavilla, i ladri hanno potuto agire con tranquillità, fino a quando un’auto di vigilanza privata di passaggio nella zona li ha messi in fuga. Non hanno avuto il tempo di portare via il fuoristrada e un “bobcat” in dotazione dell’associazione ed altra attrezzatura usata dai volontari biancavillesi di protezione civile.

I malviventi, però, come ormai capita sempre più spesso, hanno avuto l’ingegno di portare via il server del sistema di videosorveglianza, la cui registrazione avrebbe potuta dare maggiori elementi per le indagini dei carabinieri.

Certo è che i ladri, avendo lasciato sul posto la Fiat Uno (già recuperata dal legittimo proprietario), erano organizzati con più veicoli e, tra questi, probabilmente, un camion o comunque un mezzo pesante in cui avrebbero caricato i due quad.

«L’amarezza che l’accaduto ha suscitato in tutti i volontari –dice a Biancavilla Oggi il presidente dell’associazione, Carmelo Amato– è dovuta al fatto che i mezzi e gli attrezzi rubati servivano a tutta la comunità. Il loro utilizzo è stato sottratto alle attività che noi svolgiamo a favore del territorio. Ci impegniamo e siamo presenti in casi di emergenza o particolari esigenze con spirito di servizio, purtroppo fatti di questo tipo con un così ingente danno, ci sconfortano e ci rattristano».

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Cronaca

Fuochi d’artificio e rombi di motori per l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi

Funerali nella chiesa del “Santissimo Salvatore” per il giovane ucciso nelle campagne di Centuripe

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Fuochi d’artificio fuori dall’abitazione di Spartiviale, all’ingresso della chiesa del “Santissimo Salvatore” e al cimitero. Un corteo con moto e scooter lungo le strade del centro storico. Clacson e rombo di motori. Striscioni e palloncini. Applausi e lacrime.

Così è avvenuto l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi, il giovane biancavillese di 20 anni ucciso con un colpo di pistola, durante un inseguimento, nelle campagne di Centuripe.

I funerali li ha celebrati il parroco don Salvatore Verzì. All’interno della chiesa di viale Europa, silenzio e raccoglimento, attorno alla bara bianca.

«Bisogna alzare lo sguardo a Cristo – ha detto padre Verzì – perché guardando Cristo l’uomo, chiunque esso sia, può ritrovare la vera immagine di sé e così non fare del suo cuore un luogo di barbarie». Il sacerdote si è rivolto in modo particolare ai giovani presenti: «La vita è sacra, altrimenti è davvero la barbarie. Solo Cristo ha il potere di liberarci della morte qualsiasi forma essa assuma».

Per ragioni di prevenzione di ordine pubblico, a seguire e monitorare lo svolgimento, come accade in casi del genere, c’erano carabinieri in divisa e in borghese.

Indagini ancora in corso

Sul fronte delle indagini, nonostante sia stato sottoposto a fermo il 46enne Salvatore Santangelo per gravi indizi di colpevolezza, il lavoro dei militari non è ancora concluso. Proseguono approfondimenti e acquisizioni di informazioni. Il fascicolo dell’inchiesta è ora sul tavolo della Procura di Enna, competente per territorio.

Il movente è stato indicato in una serie di dissidi tra il presunto omicida e la vittima per questioni legate a terreni e pascoli di ovini. Al vaglio degli inquirenti, episodi che si riferiscono agli ultimi due anni. L’ultima discussione è degenerata in lite. Ne è nato un inseguimento nelle strade di campagna. Santangelo, con la sua jeep, si è ritrovato affiancato al furgoncino in cui viaggiava Andolfi, e ha cominciato a sparare. Almeno tre colpi di pistola. Uno ha centrato il giovane al torace, come accertato pure dall’esame autoptico.

Il conducente del furgone – anche lui allevatore – ha proseguito la corsa fino all’ospedale di Biancavilla, ma il 20enne era già spirato durante il tragitto. Ai carabinieri della compagnia di Paternò e della stazione di Biancavilla è bastato poco per rintracciare Santangelo, che non era ancora rientrato a casa e che subito ha assunto un atteggiamento collaborativo.

Assistito dall’avv. Giuseppe Milazzo, si attende per lui una nuova convalida del fermo da parte del gip del Tribunale di Enna, dopo quello disposto in un primo momento a Catania. Resta chiuso in una cella del carcere catanese di piazza Lanza. Gli vengono contestati l’omicidio di Andolfi, il tentato omicidio del conducente del furgoncino e il porto illegale d’arma da fuoco.

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