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Abusi sulle donne, condanniamo tutte le bestie (pure a Biancavilla)

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di MARCO CHISARI*

Tengo particolarmente a questa tematica, per questo insieme alla nostra associazione “Giovani in azione” abbiamo deciso di stringerci al dolore di tutte quelle donne che ogni giorno sono vittime di violenze. Noi condanniamo ogni tipo di violenza, da quella verbale a quella intellettiva, passando per quella fisica.

Condanniamo ogni forma di limitazione. Condanniamo soprattutto chi vede e tace, chi sa e fa finta di niente, perché tanto siamo a Biancavilla e qui le cose sono sempre andate così e quindi perché dovremmo cambiarle proprio noi?

Condanniamo quelle bestie che si permettono di toccare una donna, bestie che qualcuno erroneamente definisce uomini. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare ogni violenza, questo purtroppo non basta; non dobbiamo, infatti, limitarci soltanto a denunciare, ma dobbiamo imparare a non lasciare sole tutte quelle donne vittime di abusi.

Dobbiamo avere il coraggio di avviare una rivoluzione culturale, specialmente tra noi giovani, solo con la cultura potremmo provare a fermare questi avvenimenti. Lo dobbiamo alle nostre madri, che hanno dedicato e dedicano, la maggior parte della loro vita per noi, lo dobbiamo alle nostre dolci nonne, lo dobbiamo alla nostra vicina, lo dobbiamo ad ogni donna vittima di una qualsiasi prepotenza.

Oggi è facile riempirsi la bocca di parole di conforto e sostegno alle donne, ma la sfida vera e propria inizierà a partire da domani, quando tutti dimenticheranno questo triste fenomeno e noi invece daremo il massimo.

Invito quindi le istituzioni, che ad oggi sembrano aver dimenticato questo triste fenomeno, a mobilitarsi per non lasciare sole e sostenere queste donne. Le donne vanno rispettate 365 giorni l’anno.

*dirigente dell’associazione “Giovani in azione”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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