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Marzo 1602: fu così che Biancavilla ebbe le reliquie di San Placido

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Un momento della processione di San Placido 2015

Riproponiamo un articolo apparso nel 1982 sul periodico Callìcari ed oggi ripreso nel volume “San Placido a Biancavilla” di Filadelfio Grasso, a riprova dell’interesse per la ricerca storica e religiosa per il patrono. Articolo che, grazie a documenti del canonico Benedetto Viaggio, dà alcuni dettagli sconosciuti prima d’allora sulla consegna delle reliquie del Santo al paese etneo. Argomento poi approfondito da mons. Gaetano Zito in “San Placido a Biancavilla, quarto centenario”, pubblicazione a cura del Comune.

 

di Salvuccio Furnari

Dal 1602 Biancavilla venera San Placido. Questa data è riscontrabile in diversi documenti ed atti citati dal canonico Placido Bucolo nella ormai nota ed unica “Storia di Biancavilla”. Infatti, questi, così scrive:

«Trovate a Messina le reliquie nel 1558, si sparse subito la devozione in tutta la Sicilia, e Biancavilla non rimase indietro. Nella visita pastorale del 1602, il Vescovo trova imago S. Placidi, e già a 22 agosto 1616 si legge per la prima volta il nome di Placido nei libri dei battesimi».

«Si ha del Santo un osso del suo braccio dentro un braccio d’argento fatto a spese del dr. Francesco Gemma nel 1680».

Dalla lettura dei brani citati si evidenzia come la prima parte sia suffragata da documenti, mentre l’ultima affermazione cita solamente il possesso della reliquia del Santo e del suo involucro in argento costruito appositamente, senza minimamente accennare alla provenienza.

Tale lacuna, a distanza di diversi secoli può essere colmata. Infatti, casualmente, ho avuto la fortuna di trovare, insieme ad Antonio Zappalà, tra i resti di quella che fu la biblioteca privata della famiglia Viaggio, un manoscritto risalente al 1892, del can. prof. Benedetto Viaggio (1822-1899), agostiniano.

Il fondo, promosso e arricchito negli anni, da diversi componenti la Famiglia (preti regolari e secolari e autorevoli professionisti) era costituito da una raccolta libraria ed altro materiale cartaceo, quasi tutto donato, a detta degli eredi (Clementina Viaggio), alla Biblioteca del Convento San Francesco di Biancavilla nella prima metà del secolo scorso.

Da tale documento, scritto in latino ed in italiano, e somigliante ad un “diario”, si rilevano le maggiori festività e le rispettive date succedutesi nel corso dell’anno 1892 e gli anni trascorsi dalle “Epoche e Memorie per noi le più illustri”.

Il dato che a noi interessa è riportato al quinto punto della seconda pagina che così recita: «Dal marzo 1602, epoca in cui i Giurati di Biancavilla D. Domenico Privitera, D. Tommaso Piccione e D. Antonino Mangione, essendo Vescovo di Catania Mons. Giovanni Ribiba, domandarono ed ebbero dal Padre Abbate Cassinese di S. Maria di Licodia D. Romano Abbate, le Reliquie insigni del nostro Compatrono Ab. e M. S. Placido, sono passati 290 anni».

Dalla testimonianza scritta, sopra riportata del can. Benedetto Viaggio, ricaviamo quindi elementi nuovi di conoscenza importanti non solo sulla data della donazione (riconfermato il 1602) con l’aggiunta e l’indicazione del mese -marzo- ma per la prima volta anche il luogo di provenienza ed i personaggi (Giurati ed Abbate) che operarono tale evento.

La donazione, avvenuta all’inizio del Seicento, come evidenziato prima, su richiesta dei Giurati di Biancavilla, collegata certamente ad altre motivazioni etnico-socio-politiche territoriali del tempo  che non sto ad approfondire in questo scritto, chiarisce come mai abbiamo a Biancavilla anche la venerazione di un Santo benedettino non collegato al culto ortodosso-orientale portato dagli Albanesi, bensì espressione della religiosità del “monachesimo occidentale” sostenuta ed auspicata dopo il Concilio di Trento dalle gerarchie ecclesiastiche di rito latino.

Questa notizia, anche se può sembrare minima, fornisce un significato concreto e certo, legato alla storia delle tradizioni religiose e di devozione popolare nel nostro territorio.

(Tratto da “Callìcari”, Anno IV, dicembre 1982)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cultura

Anche il Comune di Biancavilla aderisce all’Ecomuseo della Valle del Simeto

Approvata delibera della Giunta Bonanno per sottoscrivere e sostenere l’ambizioso progetto

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Il Comune di Biancavilla ha formalmente aderito al progetto “Ecomuseo del Simeto”, nell’ambito della legge regionale del 2014 che istituisce gli ecomusei della Sicilia. Lo ha fatto attraverso una delibera della Giunta del sindaco Antonio Bonanno, la cui riunione ha visto la presenza di tutti gli assessori.

L’Ecomuseo del Simeto va inteso come strumento di pianificazione comunitaria. Con l’intento di valorizzare – il dinamismo sociale, per reinterpretare gli assetti strategici del territorio, verso l’auto-sostenibilità dei sistemi produttivi locali.

Compito Comune di Biancavilla (come di tutti gli enti pubblici che vi aderiscono) è promuovere le attività. E sostenerle dal punto di vista logistico ed economico.

Tra gli obiettivi del progetto: ripercorrere le tappe della storia sociale e ambientale del territorio; ristabilire legalità, equità sociale, inclusione ed equilibrio ecologico; riposizionare gli elementi materiali e immateriali del paesaggio in relazione con il valore d’uso a essi attribuiti dalla comunità; ricucire il rapporto sussidiario tra città e campagna; recuperare i manufatti e le pratiche di produzione locali per alimentare i circuiti dell’economia civile, circolare e generativa; riorganizzare la fruizione e la cura del territorio, anche mediante forme di ospitalità diffusa, riutilizzando, laddove possibile, immobili in disuso; riassaporare i gusti della campagna, attraverso una riscoperta delle ricette contadine, coinvolgendo nonne, esperti ed istituti alberghieri della Valle del Simeto.

Per dar seguito a queste finalità, sono stati individuati, quattro progetti pilota di comunità. Progetti integrati tra loro, da avviare nella fase di rodaggio dell’Ecomuseo del Simeto.

Esiste un Fiume

Questo progetto è funzionale a far riscoprire agli abitanti (e visitatori) il Simeto e i suoi affluenti, le bellezze naturali, storiche, artistiche e architettoniche. Ma anche le fragilità degli ecosistemi e le criticità determinate dalle attività antropiche, coinvolgendo attivamente naturalisti, agricoltori, artigiani, gli artisti della Valle. Il fiume diventa filo conduttore tra arte, cultura e relazioni socio-ecosistemiche.

Paesaggi Inclusivi

Questo progetto è funzionale a ricostruire le storie di marginalità e affrontare le questioni di esclusione sociale. In che modo? Attraverso pratiche di rivitalizzazione del patrimonio culturale e nuove narrazioni. Bisogna aprire le porte dell’Ecomuseo a tutta la comunità. E portare nel processo di riconoscimento e valorizzazione del patrimonio locale materiale e immateriale, le persone normalmente escluse dalla vita civica e dalle occasioni di partecipazione democratica.

Il Museo va in campagna

Questo progetto è funzionale a porre rimedio alla scarsa affluenza di visitatori nei musei locali e alla scarsa cura dei beni sparsi nel territorio. Il progetto intende: ricostruire le reti di fiume; praticare forme di archeologia partecipata; legare i musei e i siti archeologici del territorio; stimolare gli abitanti a ricostruire la propria storia e riflettere sul passato per ragionare criticamente sul presente e sul futuro, producendo contenuti che possano arricchire la memoria collettiva attraverso pratiche di museologia di comunità.

Il progetto è funzionale, inoltre, a rinsaldare il patto città/campagna attraverso una rilettura non solo del patrimonio custodito nei musei, ma anche di quello espresso dai centri storici in relazione con il più ampio contesto rurale, con i beni disseminati sul territorio ampio e con la dimensione dell’eredità immateriale, proponendo la nascita di corridoi culturali che si prestino anche all’attraversamento mediante modalità di mobilità dolce.

Nuove catene del valore

Questo progetto è funzionale ad attivare e sostenere la microeconomia locale volta a riscoprire la cultura del cibo e dell’artigianato, valorizzando sia le tradizioni sia le innovazioni, con uno sguardo rivolto ai giovani.

Il progetto intende generare nuove catene del valore legate all’attualizzazione delle produzioni e dei mestieri che hanno caratterizzato la Valle del Simeto nella storia e ai talenti che possono consentire oggi nuovi cicli dell’economia locale, partendo da un censimento puntuale e dalla ricucitura delle relazioni di fiducia e cooperazione tra operatori economici e abitanti.

Un percorso lungo vent’anni

L’idea di un ecomuseo nella Valle del Simeto è parte di un lungo processo avviato nei primi anni 2000 dalla società civile organizzata. Negli anni è stata costruita una sinergia con l’Università di Catania (in particolare con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura).

Con essa, pure i Comuni di Adrano, Belpasso, Biancavilla, Centuripe, Motta Sant’Anastasia, Paternò, Ragalna, Regalbuto, Santa Maria di Licodia, Troina e, più recentemente, Catenanuova.

Altre collaborazioni, poi, con diversi enti istituzionali. Tra questi, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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