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Cronaca

Carabinieri alla ricerca di droga: perquisizioni in case di via dell’Uva

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Un tratto di via dell’Uva, nella parte alta di viale dei Fiori a Biancavilla

Continuano i controlli straordinari del territorio dei militari. Stavolta, l’obiettivo era la ricerca di sostanze stupefacenti. Dalle perquisizioni eseguite, con l’ausilio dell’Unità cinofila di Nicolosi, non sono emerse attività di rilievo.

 

di Vittorio Fiorenza

Carabinieri di nuovo in attività straordinaria di controllo del territorio. Stavolta l’obiettivo è stato quello della ricerca di sostanze stupefacenti. I militari della stazione di Biancavilla, assieme ai colleghi dell’Unità cinofili del Nucleo di Nicolosi, hanno eseguito una serie di perquisizioni in abitazione.

Dai controlli con i cani antidroga non sono, comunque, emerse attività di rilievo: registrata, però, qualche denuncia a piede libero.

Le operazioni si sono concentrate in alcune case di via dell’Uva, nella parte a nord di viale dei Fiori. È questa considerata una zona “calda” di Biancavilla per la presenza di soggetti ben conosciuti alle forze dell’ordine e “protagonisti” delle ultime operazioni di carabinieri e polizia.

Proprio qui, un mese fa, un vero e proprio blitz del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Catania aveva portato all’arresto di un’intera famiglia. Madre e due figli erano finiti in manette per detenzione di 150 dosi di hashish, di cui una parte occultata in un borsone da viaggio e l’altra nascosta in un vaso di porcellana riposto nella credenza della cucina.

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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