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Detto tra blog

La sezione “Togliatti”, la Madonna e il “rosso comunista” ormai sbiadito

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di ALESSIO LEOTTA

Biancavilla, territorio storicamente “rosso”, oggi riscopre pubblicamente che i catto-comunisti sono sempre esistiti. In riferimento all’accoglienza nella sede del Pci dell’icona della Madonna dell’Elemosina, parlando con un vecchio militante della sede “Togliatti” di Biancavilla, questi mi ha detto che già negli anni ’70 vi erano due fazioni all’interno del partito: quelli devoti alla “Santa Romana Chiesa” e quelli devoti alla “Grande Madre Russia”.

Vi sono stati per anni scontri all’interno del circolo e dibattiti molto accesi con chi magari voleva partecipare a momenti di preghiera e partecipare alle celebrazioni eucaristiche. Il tutto finiva in confusione, urla, si usavano le mani e volavano sedie. Quindi capite bene come oggi non meravigli più qualcosa che già da anni era annidato tra i “compagni” biancavillesi.

I nostri tempi confermano i cambiamenti storici. Per la Chiesa oggi vi è una grandissima personalità come quella di Papa Francesco aperto al dialogo con tutti e per il vecchio Pci comprendiamo che il famoso “rosso comunista” oggi sia diventato multicolor tendente al rosella…

Quindi, cari biancavillesi, cari catto-comunisti, cari cattolici, il cambiamento storico che avevate previsto si è realizzato! La Madonna non si crea problemi ad entrare nella vostra sede. E voi non vi create problemi a votare un partito “misto-frutta”.

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L’icona della Madonna dell’Elemosina con padre Pino Salerno nella sede della sezione “Togliatti”

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Detto tra blog

Un maschilismo arcaico duro a morire: basta sfogliare l’albo degli scrutatori

Accade ancora nel 2022: i nominativi delle donne sposate, accostati al cognome dei mariti

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In attesa della consultazione referendaria del 12 giugno, scorrendo l’albo degli scrutatori del Comune di Biancavilla, mi sono accorta che le donne sono identificate mediante nome, cognome e… il cognome del marito. Anzi, peggio, sono esattamente identificate nella forma: Anna Rossi IN Verdi.

Ebbene sì, nell’epoca in cui in Italia finalmente è intervenuta la Corte costituzionale sul doppio cognome, a Biancavilla (certamente come altrove) si sente ancora la necessità di identificare l’appartenenza della donna a un uomo. Ciò, in barba a quanto già da oltre 60 anni ha statuito la Corte di Cassazione. La norma del Codice Civile prevede che il cognome del marito vada aggiunto a quello della moglie quale un diritto della donna, non per obbligo.

Pertanto, non essendo previsto alcun automatismo e volendo, per logica, escludere che tutte le donne di Biancavilla abbiano chiesto l’aggiunta del cognome del marito al proprio, devo concludere che siamo tristemente alle solite.

Infatti, a prescindere dal dato normativo e/o dall’eventuale impostazione tecnica del software utilizzato dal Comune di Biancavilla (e da altri Comuni, come presumo che sia), trovo tutto ciò arcaico, gretto, maschilista e sessista. E non posso che leggerlo come un rimando ad una subcultura sociale degli anni che furono, che fatica a cambiare.

Ipocrisie e subcultura patriarcale

L’importante, però, è che il 25 novembre e l’8 marzo si parli a sproposito di parità di genere, di uguaglianza di diritti. E si urli a gran voce “No alla violenza sulle donne”. Ed ancora più importante è che se ne parli durante le campagne elettorali. L’argomento “donne” è noiosamente utilizzato per acchiappare voti da parte di uomini e di donne che, di fatto, parliamoci chiaro, non sanno neanche quello che dicono.

La nostra ipocrita società non si rende conto che la mentalità e la subcultura maschilista e patriarcale imperanti nel nostro Paese abbiano origine in primis negli stereotipi di genere e familiari che noi stessi alimentiamo. Ne è un esempio l’identificazione della donna con l’aggiunta del cognome del marito. Oppure con l’utilizzo dell’odiosissima espressione “capo famiglia”. O ancora, con l’utilizzo in numerosi moduli di Istituzioni pubbliche (anche scuole!) dell’arcaica definizione di “patria potestà” in luogo della definizione corretta “responsabilità genitoriale”.

C’è da piangere. E c’è ancor più da piangere a pensare che, puntualmente, si debbano sollevare questi argomenti tramite Biancavilla Oggi, unica testata che abbia questa sensibilità. Possibile che nessuno dei politici (donne e uomini) di Biancavilla ed esponenti della cosiddetta società civile se ne siano accorti? Possibile che l’utilizzo di Anna Rossi IN Verdi non abbia disturbato nessuno? È mai possibile? A Biancavilla, sì. Possibilissimo.

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