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«Vendesi il teatro di Biancavilla» Affisso l’avviso-burla sul cancello

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foto di Giovanni Stissi

«Vendesi il teatro comunale “La Fenice” di Biancavilla». La trovata è di un buontempone, che ha affisso l’avviso. L’inconfondibile adesivo della nota società immobiliare con tanto di riferimenti a contatti telefonici è stato appiccicato al centro del cancello di ingresso dell’edificio.

Quando il Comune di Catania era ad un passo dal baratro finanziario, qualcuno mise il cartello “Vendesi” al Liotru di piazza Duomo. Forse qualche biancavillese ha voluto fare una cosa analoga, prevedendo tempi duri per le finanze dell’amministrazione Glorioso?

Ad ogni modo, tranquilli: è una burla, bella e buona. Restaurata e consegnata alla città nel 1998, dopo circa quarant’anni di attesa, la struttura comunale, non a caso reintitolata “La Fenice”, rimane (almeno speriamo) ai biancavillesi. Anzi, per chi fosse interessato, sono ancora disponibili gli abbonamenti per la stagione teatrale 2014-2015, il cui programma si apre con Pippo Franco.

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La “rinascita” di Giovanna: «La mia odissea col Covid, salva per miracolo»

A due anni dalla guarigione, la testimonianza umana e la gratitudine di una donna tenace

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Ci sono eventi che sembrano trapassati, ma che invece hanno lasciato segni profondi. Di Covid si soffre meno e si parla poco. Eppure, per tante famiglie resta una ferita aperta. Ha provocato morte e sofferenza. E chi ce l’ha fatta, non può fare a meno di gioire alla vita.

La testimonianza di Giovanna Schillaci, una donna di Biancavilla, che ha rischiato tanto a causa del coronavirus, è intrisa di umanità autentica e gratitudine.

«Oggi una data importante per me che non dimenticherò mai. Il 28 gennaio 2021 –racconta Giovanna– inizia la mia lunga odissea. Arriva l’ambulanza a prelevarmi in gravissime condizioni: polmonite bilaterale interstiziale da Covid. La mia vita è in pericolo. Solo un miracolo potrà salvarmi».

«Ed eccomi oggi, dopo due anni con dei segni indelebili e molteplici sofferenze. Ma molto gioiosa e grata, prima a Dio e poi ai medici professionisti che abbiamo nel nostro ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla. Loro mi hanno curata con dedizione e amore ed oggi sono qui a raccontare la mia terribile disavventura».

Un’esperienza difficile, superata grazie alla struttura sanitaria di Biancavilla, che nell’emergenza fu convertita completamente al trattamento dei malati Covid.

Giovanna non dimentica quei camici bianchi che le sono stati a fianco. E li nomina uno per uno.

«Sono rimasti nel mio cuore e li custodirò per tutta la vita: la Dottoressa Maria Altomare, la dottoressa Martina Paternò, il dottore Salvo Spadaro, la psicologa Dottoressa Graziella Zitelli e la dottoressa Cristina Amato. Hanno messo anima e corpo per salvarmi e farmi ritornare a casa dalla mia meravigliosa famiglia, che non vedeva l’ora di riabbracciarmi e coccolarmi. Ringrazio tutti gli altri medici e infermieri che mi sono stati vicini, facendomi pesare meno la solitudine e il mio calvario. Grazie di cuore a tutti i miei angeli custodi».

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