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Cronaca

Multato autobus del Comune, circolava senza revisione

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Multato autobus del Comune

Gli agenti della Polstrada mentre contravvenzionano il mezzo del Comune in piazza Sgriccio

di Vittorio Fiorenza

Multato dalla Polstrada per l’assenza di revisione. C’è un paraurti rotto che andrebbe sostituito. Ma l’irregolarità più grave è la mancanza dei martelletti da utilizzare, in casi di pericolo, per mandare in frantumi i finestrini.

L’autobus del Comune di Biancavilla, utilizzato per il trasporto scolastico urbano (ma in certe occasioni pure per in iniziative rivolte agli anziani), circola in queste condizioni.

Non è affatto in regola. Al punto che circa un mese e mezzo fa, il mezzo, sottoposto a revisione, non ha superato i test ed è stato invitato, come si dice in gergo, a “ripetere”. In sostanza, il Comune, entro 30 giorni, avrebbe dovuto correggere le irregolarità riscontrate e poi ripresentare l’autobus all’esame tecnico-strumentale.

Così, però, non è stato. Ed è incappato, mentre si trovava a passare da piazza Sgriccio, in un controllo di una pattuglia della polizia stradale del distaccamento di Randazzo. La contravvenzione di 168 euro è stata inevitabile. Contravvenzione che il Comune, in casi di ulteriori controlli, continuerà a ricevere fino a quando le deficienze riscontrate non verranno eliminate.

Non è la prima volta che un veicolo del Comune incappi nei controlli della Polstrada. A febbraio, in via Cristoforo Colombo, un’altra pattuglia aveva fermato due scuolabus. Anche in questo caso sono saltate subito all’occhio diverse infrazioni al codice della strada. Alla fine delle verifiche, gli agenti hanno dovuto fare cinque contravvenzioni per un importo complessivo di quasi 1000 euro.

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Cronaca

Luca Arena, sei anno dopo: «Felice delle mie scelte, sono un’anima libera»

Sul mensile S il racconto della nuova vita del giovane che si ribellò al pizzo e ai “barellieri della morte”

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«Sono felice di quella scelta non tanto per gli anni di carcere che i processi scaturiti dalle mie dichiarazioni hanno determinato. Ma soprattutto per essermi liberato da persone che mi venivano dietro per chiedermi di giungere ad accordi che io non volevo prendere».

Il suo nome è legato al blitz antiracket “Onda d’urto”, quello che il capitano dei carabinieri, Angelo Accardo, definì «uno spartiacque investigativo». Un’operazione che portò a 12 arresti, svelò tre gruppi criminali eredi del vecchio clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello e determinò condanne – in primo grado – a 60 anni di carcere.

Il suo volto – prima travisato, poi svelato – è quello apparso davanti alle telecamere Mediset de Le Iene e che ha scoperchiato l’orrore della “Ambulanza della morte” con i malati terminali uccisi con un’iniezione d’aria in vena. Un caso con due verdetti: Davide Garofalo condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e Agatino Scalisi condannato a 30 anni con rito abbreviato.

È Luca Arena l’artefice di quello svelamento di segreti criminali, quando aveva appena 25 anni. Biancavilla Oggi lo aveva intervistato in alcune occasioni: “No al pizzo grazie al rap antimafia” (dicembre 2016), “Biancavilla non del tutto ripulita” (marzo 2017), “No alla mafia, vivere con dignità” (marzo 2019).

Luca, sei anni dopo le sue denunce. Si racconta a cuore aperto a Vittorio Fiorenza per S, il mensile siciliano d’inchiesta diretto da Roberto Benigno e disponibile anche nelle edicole di Biancavilla.

«Cosa rimane di tutta questa storia? Mi sento come se avessi purificato la mia anima. Se riguardo indietro quel ragazzo che ero, noto la sua tenerezza per avere avuto la capacità di cambiare radicalmente direzione ed essersi salvato».

Quattro pagine di racconto intimo, in cui l’ex titolare dell’agenzia funebre gestita con il padre Orazio e il fratello Giuseppe, parla della sua nuova vita. Uscito dal programma di protezione per i testimoni di giustizia, lavora lontano dalla Sicilia per un ente pubblico.

«Io oggi vivo anche di arte, mi occupo di pittura, un’altra passione che ho sempre avuto. Senza la mia denuncia – sottolinea Luca a S – sarei rimasto in quella condizione sospesa, mi sarei privato del bello che c’è nel mondo e che invece ho scoperto, grazie ai tanti viaggi che ho fatto. Le mie opere le firmo come Luca10, stesso numero che era stampato sulla mia maglia di calciatore».

Non sono mancati i momenti di forte sconforto. Ma non ha alcun rimpianto, Luca. E nemmeno timori e paure.

«Il mafioso che, eventualmente, un domani, volesse spararmi, togliendosi lo sfizio della vendetta per essere andato in carcere a causa delle mie denunce, lo faccia pure. Io ho già vinto. Ho vinto perché sono un’anima libera. Libera di pensare e agire, cosa che prima non potevo fare».

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