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Omicidio di Gaetano Parisi a Rinazze Ergastoli nulli di Fallica e Longo

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Vecchi ritagli di cronaca sull’omicidio Parisi, nei riquadri Salvatore Fallica e Giuseppe Longo

La Corte d’Assise d’Appello di Catania ribalta la sentenza sull’omicidio di Gaetano Parsisi, commesso nel 2003. Assolti Salvatore Fallica e Giuseppe Longo, in primo grado condannati all’ergastolo. Ordinata la scarcerazione.

 

Una clamorosa sentenza che ribalta il giudizio di primo grado sull’omicidio di Gaetano Parsisi, commesso nella zona di Rinazze, a sud di Biancavilla, oltre tredici anni fa. La prima sezione della Corte di Assise di Appello di Catania (presieduta da Salvatore Costa con giudice a latere Stefania Sgarlata) ha assolto, per non aver commesso il fatto, Giuseppe Longo e Salvatore Fallica dal reato di omicidio, ordinandone l’immediata scarcerazione. Il procuratore generale Rosa Miriam Cantone aveva chiesto la conferma dell’ergastolo, pena inflitta loro in primo grado.

I due, entrambi di Biancavilla, erano stati tratti in arresto nel gennaio del 2012 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Catania.

Erano stati ritenuti responsabili dell’uccisione di Gaetano Parisi, il 14 aprile del 2003 a Biancavilla. La vittima, guardia campestre, paternese di 53 anni, mentre era a bordo della sua Cinquecento, venne speronato con una Fiat Uno rubata, e raggiunto da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi a breve distanza, in pieno stile mafioso.

Alla loro identificazione, gli inquirenti sarebbero giunti grazie alla comparazione del Dna trovato, dai carabinieri del Ris di Messina, su pezzi di guanti in lattice dimenticati dentro un’auto, una Lancia Thema rubata, che sarebbe stata utilizzata dai sicari nell’agguato, e su un guanto in prossimità della stessa auto.

Il movente andava individuato, secondo gli inquirenti, nelle attività di mediazione che, all’epoca dei fatti, Parisi svolgeva tra l’organizzazione mafiosa operante a Biancavilla ed i piccoli imprenditori agricoli sottoposti alle estorsioni, ai quali la vittima faceva anche da guardiano.

La Corte di Assise di Catania, presieduta da Rosario Cuteri con giudice a latere Iolanda Apostolico, su richiesta del pm Barbara Tiziana Laudani, il 22 luglio 2014 aveva condannato all’ergastolo i due imputati.

I difensori, gli avv. Giuseppe Cinardi e Francesco Antille per Longo e gli avv. Salvatore Caruso e Flavio Sinatra per Fallica, hanno sempre contestato la ricostruzione accusatoria, condivisa dalla sentenza di primo grado, evidenziando presunti, numerosi dubbi emersi nel corso dell’istruttoria dibattimentale, sia sul collegamento della Lancia Thema all’omicidio sia sulla valenza probatoria della cosiddetta prova del Dna.

Ora, la Corte di secondo grado, accogliendo i rilievi difensivi, «evidentemente, ha ritenuto –viene specificato dai legali– non vi fosse alcuna prova certa della partecipazione dei due all’agguato mortale. In particolare la presunta certezza della cosiddetta prova scientifica (accertamento del Dna) non può bastare (ad avviso della difesa) a risolvere ogni aspetto del giudizio di responsabilità. Occorre correlarlo ad altri elementi, nel caso non rinvenuti o, comunque, dubbi». Da qui la richiesta di assoluzione. La Corte depositerà la motivazione tra novanta giorni.

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Zalando Privé

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