Politica
Maggioranza litiga e si frantuma: Salvà “vice” coi voti di opposizione

Pippo Salvà, eletto vice presidente del Consiglio Comunale di Biancavilla
La coalizione del sindaco Glorioso si spacca sulla seconda poltrona dell’assemblea cittadina. La spunta Salvà, anche con l’aiuto del Centrodestra. Tra i “ribelli”, il vicesindaco Sapienza e il neo assessore Mignemi.
di Vittorio Fiorenza
Liti furibonde nella maggioranza del sindaco Glorioso come da tempo non si vedevano al Consiglio Comunale. Paroloni, toni alti di voce e manovre dentro e fuori dall’Aula. Oggetto del contendere: la poltrona della vicepresidenza del Consiglio Comunale. Alla fine l’ha spuntata Pippo Salvà, soccorso dai voti dell’opposizione, lasciandosi dietro parecchi feriti sul campo. La coalizione di governo si è frantumata. E la minoranza, applicando il manuale elementare delle strategie consiliari, si è inserita nella crepa per farla diventare frattura evidente.
A votare Salvà come vicepresidente sono stati 8 consiglieri di maggioranza e i sei del Centrodestra. Sono usciti dall’aula Luigi D’Asero, Dino Furnari, Grazia Ventura, Salvatore Giuffrida. Assenti Vincenzo Chisari e Giuseppe Petralia.
Se il giorno prima l’elezione di Vincenzo Cantarella è avvenuta senza colpi di scena, la scelta del “vice” ha contrapposto due anime dello schieramento di Glorioso.
Come raccontato da Biancavilla Oggi, l’indicazione iniziale di Glorioso per la seconda carica dell’assemblea cittadina era per Luigi D’Asero. Dopo una pressoché condivisione sull’esponente autonomista, però, una parte della maggioranza, arrivata in aula, ci ha ripensato, puntando su Salvà. L’uscita dei consiglieri ha fatto venire meno il numero legale. La clamorosa spaccatura, però, è stata soltanto rinviata al giorno dopo, quando i distinguo si sono palesati. E si è aperto il sipario dell’ennesimo teatrino tra liti e sfoghi al limite dell’insulto tra componenti della maggioranza.
Nemmeno l’arrivo del sindaco Glorioso ha placato gli animi. Neppure quando il primo cittadino avrebbe minacciato le proprie dimissioni. E al di là dei meccanismi, politici e di puro personalismo, che hanno portato alla scelta finale di Salvà con il soccorso del Centrodestra, è certo un dato politico. In aula non è passata la proposta sul nome della vicepresidenza avanzata dal primo cittadino. E se non è passata lo si deve alla ribellione di una parte di maggioranza, nella quale figurano pure i consiglieri Giuseppe Sapienza e Vincenzo Mignemi, che ricoprono rispettivamente i ruoli di vicesindaco ed assessore fresco di nomina.
Dettagli che, ai tempi di Manna, avrebbero portato a decapitazioni immediate. Nell’epoca di Glorioso, la realpolitik potrebbe limitarsi a rimettere insieme i cocci ed attaccarli con uno sputo.
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Politica
Referendum giustizia, a Biancavilla il 61% di “no” alla riforma Meloni-Nordio
La Costituzione non si tocca: esito netto sulla consultazione, che ha però mosso solo il 43% degli elettori
Per il referendum si è espresso soltanto il 43% degli aventi diritti al voto (dato al di sotto della media regionale e nazionale). Ma il responso è stato netto: Biancavilla ha detto a gran voce “no” alla riforma della giustizia avanzata dal governo Meloni.
Il 60,8% dei votanti ha respinto la proposta di modifica della Costituzione che mirava a un nuovo ordinamento della giustizia (dalla separazione delle carriere dei magistrati allo sdoppiamento del Csm con sorteggio dei componenti).
Sui 7809 biancavillesi che si sono recati ai seggi nelle giornate del 22 e 23 marzo, 4703 hanno votato “no” (60,8%), contro i 3032 che hanno segnato un segno sul riquadro del “sì” (39,2%).
Un esito da attribuire alla libera volontà popolare e a quanti si sono recati alle urne. Un esito su cui la politica locale non ha inciso per nulla, visto il totale disimpegno, a parte due appuntamenti di aree contrapposte (uno a Villa delle Favare, l’altro in una saletta di un bar). Insomma, su questo referendum hanno scelto i biancavillesi, respingendo la riforma Meloni-Nordio, nonostante la latitanza dei partiti locali.
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Politica
Referendum, il risveglio della politica locale: due distinti incontri “Sì-No”
Riforma della giustizia, appuntamenti nel fine settimana promossi da schieramenti opposti
La politica locale alza il dito per mostrare la propria presenza nel dibattito in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Lo fa, arrivando in notevole ritardo rispetto ad altre iniziative pubbliche di confronto, come quella promossa dal Circolo Castriota o quella organizzata dall’Azione Cattolica nella parrocchia dell’Annunziata.
Ad ogni modo, forze della destra e della sinistra di Biancavilla hanno in programma due distinti incontri a sostegno, rispettivamente, delle ragioni del “Sì” delle ragioni del “No” alla riforma del governo Meloni. Le prime danno appuntamento a Villa delle Favare, le altre in una saletta di un bar.
I sostenitori del “Sì”
Il primo incontro, a sostegno del del “Sì”, si terrà sabato 14 marzo alle ore 17.30 alla Villa delle Favare. “Le ragioni del Sì per una giustizia giusta”, è il titolo dell’iniziativa. Sarà il sindaco Antonio Bonanno a dare i saluti istituzionali e l’ex sindaco Mario Cantarella e l’ex deputato all’Ars, Nino D’Asero, ad introdurre i lavori. Interventi il senatore Salvo Pogliese e i deputati Giuseppe Castiglione e Luca Sbardella. Parleranno della riforma, l’avv. Vincenzo Vitale e il magistrato Roberto Passalacqua. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Luigi Pulvirenti.
I sostenitori del “No”
Il giorno successivo, domenica 15 marzo alle ore 10, è invece l’incontro dal titolo “Le ragioni del No – Verso il referendum costituzionale”. L’appuntamento si svolgerà nella saletta del bar “L’Artigiana”. Interverranno Giuseppe Glorioso, segretario generale Flai Cgil di Catania ed ex sindaco di Biancavilla, l’avv. Andrea Ingiulla e l’avv.o Giuseppe Berretta. Le conclusioni saranno affidate ad Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. A moderare il confronto sarà Nino Benina.
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