Chiesa
Chi suona l’organo ai matrimoni? No, tu no: lo strano “monopolio” a Biancavilla
Prassi fastidiose, consolidate da anni nelle cerimonie nuziali, in parrocchie ritenute proprietà private

Come in ogni comunità ci sono vezzi e costumi ampiamente condivisi. Anche in quella di Biancavilla non mancano, certo, prassi e tradizioni riconosciute e consolidate da anni. Modi di fare e usanze a volte subite acriticamente. E per negligenza o convenienza, nessuno si è mai chiesto fino a che punto valga la pena che esistano. La comunità ecclesiastica del nostro paese non è certo un’eccezione. Molte sono le tradizioni e le usanze che vivacizzano i contesti parrocchiali del paese, rendendoli fruttuosi per la collettività. Non mancano, tuttavia, come in ogni contesto umano, prassi discutibili e francamente fastidiose.
Le faziosità, gli interessi e le preferenze sono sempre esistiti e di per sé non stupiscono neanche molto. Ma quando questi avvengono all’interno di contesti di chiesa – sarà per gli insegnamenti d’alto spessore morale dei prelati, sarà per via dei valori cristiani ostentati durante le loro lunghe omelie – risultano senz’altro più grotteschi.
È ormai usanza presso diverse chiese del nostro territorio porre un’esclusività sull’utilizzo del proprio organo. Più precisamente, cosa molto curiosa, solo quelle in cui avvengono riti nuziali. Alla bella tradizione del suono dell’organo durante la messa del matrimonio si accompagna quella più bizzarra che a suonare questo strumento sia sempre la stessa persona. Si potrà pensare che questa sia una chiara volontà degli sposi, che magari in un’occasione così importante preferiscono affidarsi ad un professionista al posto di un altro.
Chi può suonare e chi no
Purtroppo non sempre è così. Ormai da anni e in maniera sempre più decisa, chi celebra i matrimoni religiosi (o il parroco della chiesa nella quale si celebrano) decide autonomamente e in maniera del tutto disinvolta chi ha il diritto di suonare l’organo e chi no. Chi può suonarlo durante un matrimonio e chi no. Può anche darsi – e si è dato – il caso in cui, pur potendolo suonare per una messa – per esempio, non pagata – la stessa identica persona non possa avere il permesso a suonarlo per una funzione nuziale (per la quale l’organista viene chiaramente retribuito).
Un fatto che ormai da anni fa sorridere molti sposi, ai quali, in maniera a volte anche malcelata, viene posto un aut aut. O l’organo della chiesa è suonato da una specifica persona – ovviamente retribuita – o non è suonato affatto.
Questa direttiva viene molto spesso giustificata dalle più svariate e divertenti scuse che al momento vengono in mente al responsabile della chiesa o a chi per lui. Dalla ristrutturazione dell’organo, che al mattino viene comunque suonato dall’organista di preferenza del prelato, ma dopo qualche ora è inspiegabilmente o miracolosamente impraticabile. Alla scarsa preparazione del musicista di turno, giudicata sempre e comunque da eccelsi ignoranti in materia. Alla “tutela storica” dello strumento: si sa, infatti, che questi strumenti sono capricciosi con chi non li conosce abbastanza.
“Pacchetto organo”: prendere o lasciare
Insomma, negli ultimi anni non sono certo mancate situazioni come queste, bizzarre e a tratti divertenti, sulle quali si è sempre taciuto. Pur di non sollevare polveroni o polemiche, che sarebbero senz’altro state costruttive, ma al solito snobbate e inascoltate unanimemente dal clero locale, i musicisti di turno hanno dovuto sempre provvedere a portare la propria strumentazione a fronte di un chiaro divieto di utilizzo di quella già presente in parrocchia.
Questa forma peculiare di monopolio, finora prerogativa e lustro di una chiesa in particolare, è via via più condivisa anche da un’altra parrocchia che, pur non potendo vantare i numerosi titoli della prima, non vuole certo sfigurare ed essere considerata una semplice realtà ecclesiastica.
Anche chi si sposa nella seconda, infatti, può “scegliere” se avere il “pacchetto” organo o no. Se fidarsi del parroco e rivolgersi al suo “organista di fiducia” (il solo a poter suonare l’organo) oppure ricorrere ad altri musicisti, che, però, anche qui, dovranno arrangiarsi e procurarsi la propria strumentazione. Come se la cosa non fosse già vergognosa, l’organista “caldamente consigliato” in entrambe le parrocchie è lo stesso. Sarà proprio bravo questo organista!
Le “scelte” dei preti padroni
Situazioni assolutamente analoghe a queste sono all’ordine del giorno in tutta la Diocesi. Preti padroni che imperano in maniera assolutamente personale sulla strumentazione della parrocchia, ritenendola evidentemente di proprietà privata. È vero che strumenti di questo tipo sono molto sensibili e vanno suonati con attenzione. È altrettanto vero come i parroci non abbiano alcuna competenza in merito e non dovrebbero lanciarsi in giudizi affrettati, se non faziosi e di convenienza.
Se è vero che il parroco ha la facoltà di prendere questo genere di decisioni, è altrettanto vero che lui stesso dovrebbe essere un esempio di accoglienza e imparzialità.
Come è possibile integrare direttive così divisive e discriminanti con le belle prediche sulla comunione fraterna e l’importanza della comprensione reciproca? Quando il clero locale riterrà fatti del genere meritevoli di interesse e li affronterà?
La “questione musicale” appena sollevata è una delle prassi discutibili presenti nei nostri contesti ecclesiastici. A poco valgono le volteggianti coreografie celebrative o le parate plateali quando l’esclusione e il vile interesse sono i protagonisti indiscussi di una comunità. Inutili i cammini sinodali con i laici, se non si abbandonano i nepotismi e le logiche di potere. Solo da un’autentica condivisione, valore in comune tra musica e cristianesimo, può nascere la vita… E ironicamente il matrimonio ne è l’emblema.
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Chiesa
In cinque pronunciano la Professione nell’Ordine Francescano Secolare
Si tratta di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura
Comunità francescana di Biancavilla in festa. Nella chiesa del convento celebrazione per la professione perpetua nell’Ordine Francescano Secolare di Tonino Greco, Santina Grigorio, Agata Mazzaglia, Antonella Stissi e Claudio Ventura. La celebrazione è stata presieduta dal guardiano fra Mario Marino.
La professione perpetua è l’atto con cui, da laici, si assume in modo definitivo l’impegno di vivere il Vangelo secondo la spiritualità di San Francesco d’Assisi, all’interno della fraternità francescana. Non si tratta di voti religiosi. È una promessa pubblica e stabile a seguire la Regola dell’OFS, integrando i valori francescani nella propria condizione quotidiana, familiare e professionale.
In una chiesa affollata di fedeli, durante la celebrazione, i cinque candidati hanno rinnovato le promesse battesimali e, leggendo la relativa formula, giurato di osservare la Regola.
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Chiesa
Orazio Moschetti ordinato sacerdote dal cardinale Ángel Fernández Artime
Una basilica gremita per il giovane salesiano: la sua prima messa la celebrerà al “Santissimo Salvatore”
Emozioni e partecipazione nella Chiesa Madre di Biancavilla, dove si è svolta l’ordinazione sacerdotale di don Orazio Moschetti, giovane biancavillese appartenente alla famiglia salesiana. Una basilica gremita di parenti, amici e fedeli, insieme a decine di sacerdoti – tra cui numerosi salesiani – ha fatto da cornice a una celebrazione solenne, presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime.
L’omelia del cardinale, intensa e ricca di spunti, ha delineato il senso profondo della vocazione sacerdotale nello spirito di Don Bosco. «Una volta che sarai salesiano come Don Bosco – ha detto, rivolgendosi a don Orazio – dovrai fare ciò che fece san Pietro: offrire Gesù Cristo e Lui Risorto. Questo è un programma di vita».
Parole che tracciano una direzione precisa: «L’unica cosa importante è avvicinare le persone a Gesù», ha ribadito il prelato, indicando nella missione e nel servizio il cuore dell’impegno sacerdotale.
«Essere salesiano di grande semplicità»
Un richiamo forte anche al modello di Don Bosco, descritto come «un povero prete che avvicinava gli uomini a Gesù, sempre, in tutti i momenti e in tutti i luoghi»”. Una testimonianza che, secondo il cardinale, diventa ancora più attuale in un’epoca segnata da tensioni e conflitti: «In un mondo preso dal desiderio di potere, tentato dal potere, noi dobbiamo testimoniare l’umiltà, la semplicità e il servizio».
Da qui l’invito diretto al nuovo sacerdote: essere «un salesiano presbitero di grande semplicità», capace di cercare ciò che è essenziale e di donarsi agli altri. «Il popolo di Dio, i giovani – ha sottolineato – si lasciano toccare il cuore da figure che nella semplicità esprimono quello in cui credono».
Non è mancato un passaggio particolarmente toccante dedicato alla famiglia: «Tutti noi siamo qui come frutto di un amore vissuto in famiglia… Le cose più importanti le abbiamo imparate dai nostri genitori». Un ringraziamento che ha idealmente abbracciato anche i genitori di don Orazio, presenti tra i fedeli. La sua prima messa, don Orazio la celebrerà nella parrocchia del Santissimo Salvatore e poi nelle Figlie di Maria Ausiliatrice: due comunità fondamentali nella formazione della sua vocazione.
Il sindaco: «Tu, Orazio, sarai luce»
Accanto alla dimensione religiosa, anche la comunità civile ha voluto far sentire la propria vicinanza. Nel suo intervento, il sindaco Antonio Bonanno ha definito quella di oggi «una giornata importante per Biancavilla», sottolineando il valore della scelta compiuta da don Orazio: «Una scelta di responsabilità e di speranza».
Un passaggio che ha allargato lo sguardo alla città, descritta come una “comunità educante”, capace – grazie al ruolo della famiglia e dei sacerdoti – di trasmettere valori alle nuove generazioni.
Quella del sacerdozio, ha evidenziato il primo cittadino, è oggi «una scelta controcorrente, rispetto all’individualismo diffuso». E proprio per questo «una decisione coraggiosa», che richiama il valore del dono di sé.
Infine, un messaggio personale rivolto al nuovo sacerdote: «Tu, Orazio, sarai luce». Un augurio che si fa anche orgoglio collettivo: «Ci auguriamo che questa luce possa splendere in tutto il mondo e, dove splenderà, ci sarà una parte di Biancavilla».
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