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Chiesa

Quella volta che Padre Pio urlò alla suora: «Vigliacca! Torna a Biancavilla!»

Il monastero di Santa Chiara compie 90 anni: un episodio lega la sua fondazione al frate di Pietrelcina

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Biancavilla e padre Pio: sì, proprio il frate di Pietrelcina. C’è un episodio che lega lui e la nostra città, più precisamente il monastero di Santa Chiara. E lo raccontiamo su Biancavilla Oggi, adesso che l’importante struttura religiosa compie 90 anni dalla sua fondazione.

È dal 1935, infatti, che Biancavilla custodisce un’anima viva, silenziosa e operosa: quella delle Clarisse. Nascoste dietro le grate della clausura, le “Sorelle Povere” di Santa Chiara continuano ad essere un faro spirituale e umano per l’intera comunità. Abbiamo incontrato la madre badessa, suor Aurora, e suor Cristiana, badessa emerita. Le loro parole raccontano non solo una storia di fede, ma una presenza sociale profondamente radicata nel territorio.

Una chiamata e una sfida

Era il 1935 quando quattro Clarisse del Monastero di San Quirico ad Assisi risposero all’appello di Mons. Gaetano Messina, biancavillese e futuro prevosto della Chiesa Madre, che le invitò a fondare una comunità nel piccolo paese etneo. Nessuna di loro conosceva il luogo, ma tutte partirono con coraggio.

I primi tempi furono tutt’altro che semplici. L’accoglienza iniziale, calorosa ma effimera, si spense presto: i pochi beni donati — quattro tavole con un saccone di crine usato come letto, due cuscini, quattro sedie e un vecchio tavolo con un lume a petrolio — furono ritirati il giorno seguente. Le sorelle rimasero con poco o nulla.

In preda allo sconforto, la fondatrice Chiara Fortunata si mise in viaggio verso Assisi, decisa ad abbandonare tutto. Ma un incontro inatteso cambiò il corso degli eventi. Durante una sosta, volle confessarsi con Padre Pio da Pietrelcina. Il frate, appena la intravide, uscì dal confessionale e le gridò: “Vigliacca! Torna a Biancavilla!”

Quelle parole furono una scossa spirituale potente. Da quel momento, un nuovo inizio. «Dio richiede solo la fede: al resto pensa Lui», ricordano oggi le sorelle, citando la frase che, da allora, guida la loro comunità.

Una presenza che attraversa il tempo

Negli anni Quaranta, i venti di guerra portarono con sé povertà e difficoltà. Eppure, la comunità visse una stagione di floridezza, grazie al numero crescente di vocazioni, che in pochi anni arrivarono a quaranta. In quel periodo, molti bussavano alla porta del monastero in cerca di aiuto: e nessuno restava fuori. La Provvidenza — raccontano — non ha mai fatto mancare il necessario, né alle monache, né a chi cercava conforto.

Terminata la guerra, cominciò la ricostruzione. Non solo di muri, ma soprattutto di anime ferite. Le sorelle si fecero vicine alle famiglie, alle madri, ai figli, offrendo sostegno morale e aiuto concreto.

Il lavoro non mancava: le Clarisse si specializzarono nel cucito e nel ricamo — racconta suor Cristiana — confezionando paramenti sacri e indumenti liturgici, che permisero loro di mantenersi.

Nel 1970, padre Gabriele Maria Allegra — oggi Beato — visitò il monastero, e nel 1973 vi tornò per una toccante conferenza sulla Sacra Scrittura. In segno di gratitudine, lasciò il suo cingolo, oggi custodito come una preziosa reliquia.

Oggi: clausura aperta alla comunità

Il Monastero di via San Placido, oggi, è molto più di un luogo di preghiera. È un centro spirituale aperto alla comunità, soprattutto in occasioni significative: ritiri, celebrazioni, esercizi spirituali per giovani, incontri tematici. Pur vivendo in clausura, le sorelle non sono isolate: la loro presenza si percepisce, si sente, si respira.

«La Chiesa è come un grande albero. Ogni ramo rappresenta una forma di vita suscitata dallo Spirito Santo. Il nostro è quello della povertà, dell’unità, della preghiera e della contemplazione», spiega suor Aurora.

Il carisma clariano — eredità di Santa Chiara d’Assisi — è una via di radicalità evangelica fatta di essenzialità, silenzio e ascolto. In un mondo frenetico, può sembrare lontano. Eppure, proprio per questo, è forse la risposta più autentica al nostro tempo. Quando si chiede come trasmettere oggi il messaggio francescano ai giovani, le sorelle non parlano di eventi o strategie, ma di ascolto autentico. «Dio ha un progetto d’amore su ogni giovane. Sta a noi fermarci e chiederci: Signore, cosa vuoi che io faccia?».

È una spiritualità dell’interiorità, che non chiede performance, ma presenza. Una chiamata alla libertà profonda. In un’epoca dove tutto grida, le Clarisse propongono un’alternativa silenziosa ma potente: il coraggio di fermarsi, ascoltare, cercare senso. In un mondo segnato da individualismo e frammentazione, la loro vita comunitaria, stabile, dedicata alla preghiera e al bene degli altri, rappresenta un modello controcorrente, ma profondamente umano.

A 90 anni dalla loro fondazione a Biancavilla, le Clarisse non celebrano se stesse. Celebrano una fedeltà: quella di Dio, che guida e sostiene. E lo fanno come sempre, senza clamore, dietro grate che non sono una barriera, ma una soglia. Una soglia da cui, da novant’anni, si irradia una luce nascosta, ma visibile. A chi sa vedere.

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Chiesa

Il mondo in guerra, nella chiesa “Cristo Re” la messa con bandiera della pace

Il drappo con i colori dell’arcobaleno portato all’altare dai bambini che frequentano il catechismo

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© Foto Biancavilla Oggi

Un’immagine inconsueta in una chiesa, ancor di più a Biancavilla. Una bandiera della pace è stata esposta all’interno della parrocchia “Cristo Re”, disposta ai piedi della mesa d’altare.

Eccola l’immagine del parroco Francesco Rubino che celebra la messa domenicale con il drappo arcobaleno sovrastato dalla scritta “Pace”. A portarlo all’altare sono stati i bambini della parrocchia che frequentano il catechismo, che con le loro insegnanti hanno approfondito il tema della pace. Un gesto semplice, ma di forte valore simbolico.

L’iniziativa coincide, non a caso, con l’escalation in Medio oriente che ha portato Stati Uniti e Israele ad attaccare l’Iran e alla reazione di Teheran in tutta la regione. Eventi che non possono lasciare indifferenti e che la parrocchia “Cristo Re” di Biancavilla ha voluto fare entrare nel corso della messa. Tutti raccolti in prghiera, auspicando il cessate il fuoco e la pace in tutti i teatri di guerra.

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Chiesa

Il vescovo Renna porta il “braccio” di Sant’Agata tra i fedeli di Biancavilla

Nell’Anno Giubilare dedicato alla martire, in città quattro giorni a contatto con la sacra reliquia

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Biancavilla si prepara ad accogliere il braccio di Sant’Agata, reliquia preziosa della martire catanese, nell’ambito dell’Anno Giubilare Agatino indetto per celebrare i 900 anni dal ritorno delle sue reliquie da Costantinopoli (1126-2026). Prima tappa del pellegrinaggio a Biancavilla sarà la parrocchia di Santa Maria dell’Idria.

«Quest’anno giubilare Agatino – dice don Giovambattista Zappalà, parroco dell’Idria – è molto importante per la diocesi e quindi anche per la nostra Biancavilla. Siamo chiamati a incarnare il messaggio che ci ha lasciato Agata. Innanzitutto è una ragazza cristiana, battezzata, una vergine consacrata, quindi sposa di Gesù. Dagli atti sappiamo che era una ragazza molto risoluta, rispondeva con decisione al proconsole romano Quinziano. Una ragazza che viveva la Speranza, affermava che era disponibile a dare il suo corpo ai carnefici, perché si sarebbe unita a Gesù, quindi questa attestazione di fede nella Resurrezione eterna».

Quattro giorni a Biancavilla

Dall’1 al 4 marzo 2026 Biancavilla diventerà meta speciale del pellegrinaggio della reliquia, voluto dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, che la sta portando personalmente nei diversi paesi dell’arcidiocesi.

L’arrivo e la processione di accoglienza l’1 marzo, alle ore 18.00. Il braccio di Sant’Agata sarà accolto sul sagrato della chiesa dell’Idria. Da lì partirà la processione verso la chiesa madre, dove mons. Renna presiederà la Celebrazione Eucaristica.

Il programma dei giorni successivi è pensato per raggiungere ogni ambito della vita cittadina, specialmente i più giovani, gli ammalati e le famiglie. Il 2 marzo al mattino la reliquia visiterà le monache clarisse del monastero Santa Chiara, quindi sarà portata nella scuola media “Luigi Sturzo”, nella primaria “Don Bosco” e nella scuola professionale ARS. In serata, alle 19.30, è in programma un incontro speciale con i giovani della città: momento di ascolto, testimonianza e preghiera.

Il 3 marzo ancora una volta al mattino toccherà alle istituzioni scolastiche: la reliquia raggiungerà la scuola media “Antonio Bruno”, la primaria “Giovanni Verga”, l’Ipsia, l’Eris e l’Immacolata alla badìa. La sera sarà dedicata a una veglia di preghiera con i gruppi famiglia di Biancavilla, per riflettere sul valore della famiglia cristiana alla luce dell’esempio di Sant’Agata.

Il 4 marzo, la mattinata sarà riservata alla visita all’ospedale (nei vari reparti) e alla casa di riposo “Croce al Vallone”. Un gesto di vicinanza concreta agli ammalati, agli anziani e a quanti vivono la sofferenza.

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