Cronaca
Arrestato a 15 anni per spaccio di droga dopo un insegumento dei carabinieri
La fuga e poi il ritrovamento di dosi di marijuana, crack e cocaina: minorenne finisce in comunità
Un’utilitaria ferma con il motore accesso in una piazzola di sosta sulla Sp 4/II in territorio di Paternò. Un’altra auto che si affianca alla prima. Una scena notata da una gazzella dei carabinieri, che ha deciso di avvicinarsi per un controllo. Ma appena i due automobilisti si sono accorti dei militari, hanno ingranato la marcia e si sono dati alla fuga.
È scattato un inseguimento ad alta velocità e, dopo 1 km in direzione Ragalna, i carabinieri bloccano l’uomo alla guida del secondo mezzo che si era avvicinato alla piazzola. Dall’abitacolo fuoriuscivo un inconfondibile odore di marijuana. In effetti, i militari hanno ne hanno trovate alcune dosi di marijuana, ma anche piccoli quantitativi di crack e cocaina. Il giovane, che ha dichiarato di avere 21 anni, aveva 50 euro in tasca, ritenuti il ricavato dell’attività di spaccio. Nell’auto, trovato pure un bastone in legno. Tutto sequestrato.
Le ricerche sono proseguite presso l’abitazione in cui il giovane ha riferito che era diretto. Qui, in presenza dei genitori, ha ammesso di avere 15 anni. All’interno della camera da letto del ragazzo trovati e sequestrati altre due dosi di marijuana e materiale per il confezionamento dello stupefacente.
I Carabinieri della Sezione Operativa del Radiomobile di Paternò hanno arrestato il ragazzo, residente a Biancavilla, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. È stato denunciato per detenzione di armi od oggetti atti ad offendere e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità. Ora è stato collocato in una comunità per minori, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
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Cronaca
Incendio in via dei Mandorli: timori per la presenza di bomboloni di gas
Fuoco e una lunga colonna di fumo nero visibile anche a grande distanza: apprensione per gli abitanti
Incendio in via dei Mandorli a Biancavilla, alle spalle dell’Istituto comprensivo “Antonio Bruno”. Fiamme e un’alta colonna di fumo nero, visibile anche a grande distanza. Il fuoco, originato da un terreno, ha minacciato le abitazioni vicine. Timori per la presenza di bomboloni di gas interrati. Apprensione e momenti di panico da parte degli abitanti della zona.
L’incendio è stato spento grazie all’intervento di volontari della protezione civile, visto che i vigili del fuoco erano impegnati in altri interventi. Sul posto, anche una pattuglia dei carabinieri e, per precauzione, anche un’ambulanza e volontari della Croce Rossa. Il sindaco Antonio Bonanno aveva attivato il Centro Operativo Comunale.
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Cronaca
Blitz antimafia “Ultimo atto”, Mancari e altri 10 imputati condannati in Appello
La mafia di Biancavilla con i suoi affari illeciti: l’imposizione del pizzo, lo spaccio di droga, il trasporto merci
Mafia, droga, estorsioni e affari illeciti sul trasporto merci. Arriva la sentenza di secondo grado, per il procedimento stralcio con rito abbreviato, per 11 degli imputati coinvolti nell’operazione “Ultimo atto”, che aveva svelato la riorganizzazione e gli affari del clan di Biancavilla con al vertice Pippo Mancari U pipi.
La terza sezione penale della Corte d’appello di Catania (presieduta da Tiziana Carrubba) ha inflitto 11 condanne, di cui 10 con il cosiddetto “concordato”, che ha riformato quelle di primo grado del luglio 2025.
Pena di 9 anni e 6 mesi di reclusione per il boss Mancari. Gli altri condannati sono Salvatore Manuel Amato (9 anni di carcere e 600 euro di multa), Fabrizio Distefano (8 anni e 4 mesi), Placido Galvagno (16 anni), Piero Licciardello (10 anni e 8 mesi), Cristian Lo Cicero (16 anni e 7 mesi in continuazione con altre pene), Alfio Muscia (20 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione e 5mila euro di multa in continuazione con altre pene), Vincenzo Pellegriti (4 anni, 6 mesi e 20 giorni), Mario Venia (20 anni), Carmelo Vercoco (16 anni di reclusione e 2000 euro di multa in continuazione con altre pene). Confermata poi la condanna di primo grado a Marco Toscano. Riconosciuta la refusione delle spese, a carico degli imputati, nei confronti delle due parti civili costituite: il Comune di Biancavilla (assistito dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano) e l’associazione antiracket e antiusura Libera Impresa (assistita dall’avv. Elvira Rizzo).
In primo grado erano stati condannati già Giovanni Gioco e Nunzio Margaglio. Dell’inchiesta “Ultimo atto”, c’è ancora un altro troncone del procedimento con rito ordinario. Sei sul banco degli imputati: Carmelo Militello, Nicola Minissale, Ferdinando Palermo, Alfredo Cavallaro, Maurizio Mancari e Francesco Restivo.
Il ruolo di Pellegriti
Tra i condannati, Vincenzo Pellegriti, organizzatore e gestore dello spaccio, ha dato un forte contributo agli inquirenti formalizzando la sua collaborazione con la giustizia («Collaboro con la giustizia per dare un futuro ai miei figli…», aveva detto). Il suo contributo agli inquirenti è stato definito «rilevante e completo con dichiarazioni, attendibili e riscontrate». A quelle di Pellegriti, nell’inchiesta si sono affiancate anche le dichiarazioni di Giovanni La Rosa, Graziano Pellegriti e Salvatore Giarrizzo.
Tutti gli affari del clan
L’inchiesta “Ultimo atto” ha consentito di scoperchiare l’organizzazione mafiosa di Biancavilla e le relative attività illecite. Attività diversificate e articolate, sempre redditizie. Tra queste, la gestione di una “agenzia” per il trasporto merci su camion e l’imposizione alle imprese, soprattutto del settore agrumicolo, all’utilizzo monopolistico dei servizi gestiti dall’organizzazione.
La gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti, poi, avveniva in maniera capillarre. Collegamenti sono stati accertati con gruppi di Adrano (coinvolti i “caminanti”) e di Catania (clan Laudani e clan Cappello).
La richiesta di pizzo era un’attività tradizionale e collaudata. Sei gli episodi estorsivi documentati a danno di attività commerciali ed imprenditoriali, costretti a pagare mazzette periodiche per Pasqua, San Placido e Natale. Le imposizioni avvenivano, in occasione delle festività patronali di ottobre, anche a carico dei venditori con bancarella e dei gestori delle giostre. Questi ultimi costretti a cedere centinaia di biglietti omaggio per un giro al luna park.
Da via Dell’Uva lo spunto all’inchiesta
Lo spunto alle indagini che hanno portato all’operazione “Ultimo atto”, condotte dai carabinieri della Compagnia di Paternò, era stato il tentato omicidio di Davide Galati Massaro, nel 2018 in via Dell’Uva, per mano di Riccardo Pelleriti. Quest’ultimo aveva fatto ricorso ad un kalashnikov, dopo un diverbio sfociato in una mega rissa a causa di un incidente stradale avvenuto ad Adrano.
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