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Nella chiesa dell’Idria un’edicola votiva con la Madona Salute degli infermi

Il parroco: «Quando finirà l’epidemia, i credenti potranno rivolgere un pensiero di ringraziamento»

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© Foto di Giovanni D'Agati

Un’edicola votiva con la Madonna Salute degli infermi. Un simbolo –secondo la comunità parrocchiale dell’Idria- per chiedere la fine della pandemia. È stata svelta nella parete laterale dell’edificio sacro, in via Dott. Portale, a Biancavilla.

Dopo la messa di fine anno, il parroco, padre Giovambattista Zappalà, e tutti i fedeli si sono recati fuori dalla chiesa per la benedizione di questa edicola votiva, dedicata alla Madonna.

«Ho accolto la proposta di collocare l’altarino della Madonna Salute degli infermi, affinché –dice padre Zappalà– protegga Biancavilla e tutto il mondo dalla pandemia. Quando finirà l’epidemia, i credenti che passeranno da questa strada molto frequentata, potranno rivolgere un pensiero di ringraziamento alla Madonna».

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Al grido di «Viva San Placido» aperto il sacello del patrono di Biancavilla

Il “rito delle tre chiavi” svela il simulacro del martire benedettino: simbolo dell’identità civica

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È un rituale antico che marca la comunanza tra l’autorità ecclesiale e quella civile di Biancavilla. Un rituale che “certifica” come le festività in onore del santo patrono rappresentino una manifestazione plurisecolare dell’identità civico-culturale.

È la “sbarrata” del sacello di San Placido, all’interno della cappella settecentesca a lui dedicata, affrescata da Giuseppe Tamo, che è il cuore pulsante della basilica di Biancavilla. Non un giorno qualsiasi o casuale, ma il 23 settembre, giorno storico per la nostra città, nel quale si ricorda il decreto del vescovo Andrea Riggio (correva l’anno 1709), che dichiarava San Placido patrono e protettore di Biancavilla.

La “cameretta” in cui è custodito il simulacro è stato aperto attraverso tre chiavi (ognuna legata a nastri di diverso colore). Il loro utilizzo in sequenza ha azionato, seppur simbolicamente, il meccanismo della cosiddetta “sbarrata”. Una chiave è quella del sindaco, un’altra è del presidente del circolo dei devoti e la terza è del prevosto parroco. Un rituale ripristinato nel 2018 per interessamento di Placido Lavenia, attuale presidente del circolo che raggruppa i devoti. All’apertura del sacello sono seguiti un applauso e un “Viva San Placido”, rinnovando una tradizione che ha attraversato i secoli.

La stessa descritta nella novella “San Placido” scritta da un giovane Federico De Roberto, che scelse l’ambientazione della Biancavilla dell’Ottocento, all’epoca del colera. E che è stata riproposta da Nero su Bianco Edizioni con l’aggiunta di preziosissimi contributi storico-letterari di Antonino Di Grado, Rosaria Sardo e Placido A. Sangiorgio.

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