Storie
«È stata una battaglia, ho sconfitto il Covid e adesso gusto ogni respiro»
La testimonianza di una donna, dopo 25 giorni di ricovero: «Gli operatori? Persone speciali e valorose»
«Sono una donna di 45 anni, mamma di due bambini e purtroppo ho avuto il Covid. Del periodo trascorso in reparto porterò nel cuore il ricordo indelebile di persone speciali e valorose che, come su un campo di battaglia, non si sono mai sottratte al loro dovere battendosi con tutte le “armi” a loro disposizione, cercando di fare tutto il possibile per salvare tutti noi pazienti colpiti da Covid. Avere il Covid è stato come combattere una battaglia, la più dura che io abbia mai combattuto nella mia vita, vinta grazie alla cura di questi bravissimi medici. Questa esperienza mi ha insegnato molto. Mi ha dato la conferma che accanto ho delle persone meravigliose che mi hanno sostenuto e che la vita è preziosa, ma incerta e va vissuta attimo per attimo gustandone l’essenza di ogni singolo respiro».
Sono le commoventi parole vergate a mano e affidate a una lettera, recapitata nei giorni scorsi agli operatori dell’UOC di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Biancavilla, di una paziente del paternese che è tornata a casa dopo 25 giorni di ricovero in Terapia intensiva a causa del Covid.
La paziente è stata trattata con terapia off label che combina l’uso dell’antinfiammatorio Baricitinib e dell’antivirale Remdesivir ed è stata sottoposta solo a ventilazione non invasiva.
La sua storia di speranza non è isolata. Prima di lei è stata dimessa una donna di 65 anni, dopo 68 giorni di ricovero, e un uomo, di 50 anni, dopo 42 giorni di degenza.
«Le parole della signora ci hanno resi orgogliosi del nostro lavoro – dichiara il dr. Antonio Magrì, responsabile ff dell’UOC di Anestesia e Rianimazione -. Leggendo la lettera abbiamo tutti ripercorso quei durissimi giorni. In questa guerra abbiamo vinto diverse battaglie, ma non abbiamo ancora sconfitto il nemico. Abbiamo una importante arma: il vaccino. Utilizziamola. Fidatevi della scienza! Non aspettate di rientrare dalle vacanze per vaccinarvi, non aspettate questa o quella circostanza, questo è il momento giusto per vaccinarci e per ripartire più sicuri».
Attualmente presso la Terapia Intensiva del “Maria SS.ma Addolorata” è ricoverato solo 1 paziente, estubato nei giorni scorsi, e prossimo alle dimissioni.
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Storie
Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia
Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza
Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.
Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.
Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.
Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.
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Storie
Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla
Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»
Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.
Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.
La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».
A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.
Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.
Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»
Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».
«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».
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