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Da Biancavilla in Abruzzo con la devozione rivolta a San Placido

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Biancavilla e Torrebruna, accomunati dallo stesso patrono, il martire benedettino. Per queste ragioni, una delegazione del Circolo “San Placido” di Biancavilla, guidata dal presidente Placido Lavenia, si è recata nel piccolo centro in provincia di Chieti, in Abruzzo, per partecipare alla dedicazione della chiesa “Trasfigurazione del Signore” e dell’altare.

Assieme al gruppo di biancavillesi, anche una delegazione di Messina (altra città con patrono San Placido), guidata da commissario dell’Arciconfraternita “Compagnia di San Placido”, Marco Grassi.

I devoti siciliani hanno portato con loro una lettera dell’arcivescovo di Messina, mons. Giovanni Accolla, e le reliquie del santo, con la benedizione di mons. Angelo Oteri (rettore della chiesa dedicata al martire).

Dopo un passaggio da Poggio Imperiale (nel Foggiano), dove si sono uniti ad un’altra confraternita intitolata a San Placido, la direzione è stata per Torrebruna. Qui momenti di preghiera, comunione, l’incontro con mons. Claudio Palumbo, vescovo di Trivento. Quindi la processione delle reliquie di San Placido e del simulacro del patrono in un clima di festa per l’intero paese, all’interno del quale la piccola cittadina si riappropria di una propria chiesa, chiusa da oltre cinque anni per interventi di consolidamento.

Le iniziative che hanno coinvolto i devoti biancavillesi potrebbero essere l’inizio di un rapporto più strutturato, senza escludere la possibilità di formalizzare con Biancavilla un vero e proprio gemellaggio nel nome di San Placido.

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Chiesa

I “Misteri”, perché ci emoziona così tanto la più antica delle processioni

Il Covid interrompe una tradizione secolare: era successo soltanto durante le rivolte del 1860

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© Foto di Antonio Bruno

E così neanche quest’anno celebreremo il Venerdì santo come a Biancavilla abbiamo imparato a fare fin da piccoli: per le strade della nostra storia, dietro ai nostri “santi”, nell’aria profumata della sera primaverile, con le note funebri che accompagnano i nostri passi.

La pandemia, ormai ce ne siamo accorti, non ha reso pericolosi solo gli abbracci, ma anche i riti della tradizione, perfino quei momenti liturgici popolari che neanche i secoli sono ancora riusciti a svuotare, quanto piuttosto ad esaltare, nobilitare, solennizzare.

Durante gli ultimi tre secoli, a quanto ne sappiamo, solo una volta la città aveva perso l’appuntamento con “a sira de’ tri misteri” a causa del respiro violento della storia: era il 1860, nel pieno delle rivolte contadine contro la borghesia e la piccola nobiltà per l’occupazione delle terre comunali. In quel caso, la scelta fu dettata dalla necessità di evitare che il corteo religioso diventasse il teatro di un eccidio.

La processione dei “Misteri” è probabilmente la più antica delle manifestazioni religiose esterne biancavillesi, di certo è la più grandiosa, e poi, senza alcun dubbio, la più emozionante. Ecco, chiediamoci, perché ci emoziona così tanto?

Sarà forse per la bellezza struggente dei simulacri? O forse per la partecipazione maestosa di tutte le confraternite cittadine con i loro abiti tradizionali, con le loro rispettive insegne, con i loro affascinanti colori? Oppure perché i primi tepori della giovane primavera ci fanno dimenticare i rigori dell’inverno ormai alle spalle?

O non sarà forse perché accompagnando le statue del Cristo piagato e sconfitto per le vie del centro storico tutti noi accompagniamo idealmente ancora una volta al sepolcro i nostri morti, riflettendo sulla vanità della nostra vita?

Ecco, forse ci emoziona tanto perché, più che in ogni altra processione, la fede, la storia, la tradizione, il mistero della vita, la tenerezza della speranza continuano a tessere un affascinante e drammatico dialogo.

Per tutto questo e per tanto altro la notte del Venerdì santo è carica di suggestioni profonde. Per tutto questo e per tanto altro ci mancherà anche quest’anno.

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