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Chiesa

Ottobre missionario in zona “Idria”: fedeli in preghiera attorno ad un falò

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di Giuseppe Gugliuzzo

Ottobre missionario straordinario, indetto da Papa Francesco, in occasione del centenario della lettera enciclica di Papa Benedetto XV “Maximum illud” sull’importanza delle missioni. Mese vissuto intensamente dalla comunità parrocchiale “Santa Maria dell’Idria” di Biancavilla, dallo scorso 30 giugno guidata dal parroco don Giovambattista Zappalà.

Per questa iniziativa, la comunità dell’Idria porta il Vangelo, tra canti e momenti di gioia, nei quartieri del territorio parrocchiale il mercoledì e venerdì sera, mentre la domenica alle 11.00 si celebra la messa. Il Vangelo, dunque, portato veramente nelle strade e nelle periferie: un’occasione, questa, anche per il nuovo parroco per conoscere il vasto territorio della parrocchia e i suoi fedeli, anziani, ammalati e famiglie.

«Papa Francesco –spiega don Zappalà a Biancavilla Oggi– vuole rilanciare le missioni, sottolineando che ogni fedele è chiamato ad essere missionario di Cristo. Tre volte a settimana ci rechiamo nelle zone periferiche della parrocchia per portare quella gioia che viene da Gesù, il mercoledì e il venerdì attorno ad un falò, la domenica con la Santa Messa. Ancora ho presieduto due incontri, però devo affermare che c’è tanta partecipazione e tanta gioia. In queste missioni stiamo imparando che tutti noi cristiani –sottolinea il parroco– siamo pietre vive della Chiesa e la parrocchia è famiglia di famiglie; casa, perché dobbiamo sentirla nostra, e scuola, perché dobbiamo sempre più conoscere Cristo e crescere anche nel perdono e nella sopportazione».

La “missione ottobrina” è organizzata e portata avanti, insieme al parroco, dal Cammino neocatecumenale e dalla Confraternita “Santa Maria dell’Idria e del Crocifisso Risorto”, realtà molto attive in parrocchia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa

I “Misteri”, perché ci emoziona così tanto la più antica delle processioni

Il Covid interrompe una tradizione secolare: era successo soltanto durante le rivolte del 1860

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© Foto di Antonio Bruno

E così neanche quest’anno celebreremo il Venerdì santo come a Biancavilla abbiamo imparato a fare fin da piccoli: per le strade della nostra storia, dietro ai nostri “santi”, nell’aria profumata della sera primaverile, con le note funebri che accompagnano i nostri passi.

La pandemia, ormai ce ne siamo accorti, non ha reso pericolosi solo gli abbracci, ma anche i riti della tradizione, perfino quei momenti liturgici popolari che neanche i secoli sono ancora riusciti a svuotare, quanto piuttosto ad esaltare, nobilitare, solennizzare.

Durante gli ultimi tre secoli, a quanto ne sappiamo, solo una volta la città aveva perso l’appuntamento con “a sira de’ tri misteri” a causa del respiro violento della storia: era il 1860, nel pieno delle rivolte contadine contro la borghesia e la piccola nobiltà per l’occupazione delle terre comunali. In quel caso, la scelta fu dettata dalla necessità di evitare che il corteo religioso diventasse il teatro di un eccidio.

La processione dei “Misteri” è probabilmente la più antica delle manifestazioni religiose esterne biancavillesi, di certo è la più grandiosa, e poi, senza alcun dubbio, la più emozionante. Ecco, chiediamoci, perché ci emoziona così tanto?

Sarà forse per la bellezza struggente dei simulacri? O forse per la partecipazione maestosa di tutte le confraternite cittadine con i loro abiti tradizionali, con le loro rispettive insegne, con i loro affascinanti colori? Oppure perché i primi tepori della giovane primavera ci fanno dimenticare i rigori dell’inverno ormai alle spalle?

O non sarà forse perché accompagnando le statue del Cristo piagato e sconfitto per le vie del centro storico tutti noi accompagniamo idealmente ancora una volta al sepolcro i nostri morti, riflettendo sulla vanità della nostra vita?

Ecco, forse ci emoziona tanto perché, più che in ogni altra processione, la fede, la storia, la tradizione, il mistero della vita, la tenerezza della speranza continuano a tessere un affascinante e drammatico dialogo.

Per tutto questo e per tanto altro la notte del Venerdì santo è carica di suggestioni profonde. Per tutto questo e per tanto altro ci mancherà anche quest’anno.

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