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L'Intervista

Il fronte del “no” all’impianto Ch4: «Dimensione e ubicazione errate»

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di Vittorio Fiorenza

La società Ch4 Energy ha presentato il suo progetto di impianto di trattamento dei rifiuti di Piano Rinazze: il biodigestore per la produzione di gas metano e compost per l’agricoltura. Ad ascoltare, tra i vari soggetti presenti a Villa delle Favare, pure Giuseppe Lo Bianco, presidente dell’Irssat, l’Istituto di Ricerca Sviluppo Sperimentazione Ambiente e Territorio. E proprio Lo Bianco resta nella schiera del “no”.

Non per la tecnologia utilizzata, ma per dimensioni e localizzazione. È così?
Noi abbiamo parlato soltanto dello studio di impatto ambientale. Sul piano della tecnologia non siamo entrati nel merito. Riteniamo complessivamente che la digestione anaerobica sia la migliore da potere utilizzare. Il problema non è questo, ma l’ubicazione dell’impianto, le risorse locali già esistenti, le comunità e la dimensione della struttura. Dimensione che è tra le più grandi in Italia: 1,7 Mega è un grande impianto.

Un impianto, però, che sembra avviarsi verso l’autorizzazione finale, nonostante un ricorso al Tar in corso, basato sulle osservazioni che lei ha ricordato.
Tutto dipende dall’autorità regionale, per l’aspetto amministrativo, e dal Tar, per il ricorso a cui noi abbiamo collaborato, affiancando il Comune, il cui parere –certo– non è vincolante e determinante.

Ha sentito? Pure Cia e Confagricoltura (contrariamente a quanto avevano detto in precedenza) si sono espressi a favore di questo impianto.
Se secondo loro un terreno vocato al biologico può ospitare impianti che possono coinvolgere un milione e mezzo di utenti (la società Ch4 riferisce invece di 350/400mila, ndr), cosa dire? Sono loro i rappresentanti degli agricoltori. Noi abbiamo fatto delle osservazioni ambientali, non entriamo nel merito delle valutazioni degli agricoltori o dei politici.

Se sulla tecnologia della Ch4 tutti siete d’accordo, altro discorso è –per quanto ci è dato sapere– la tecnologia dell’impianto proposto dalla Greenex, che prevede un sistema di multicombustione.
Non conosco il progetto. Oggi il mondo va in termini di economia circolare: le risorse si riciclano, si riusano, non si bruciano. Non è solo una questione tecnica. Non so se riguarda la Greenex, certo è che gli inceneritori sono stati messi al bando dalla Commissione Europea, che dice di evitare di costruirne altri, anzi cominciamo a spegnere quelli esistenti. Noi siamo d’accordo con questa posizione.


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L'Intervista

Conti in rosso, Vincenzo Giardina: «Stanare i furbi, animare l’economia»

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di Vittorio Fiorenza

Agosto 2018, seduta di Consiglio Comunale per approvare il rendiconto di gestione. A pronunciare per la prima volta la parolina tanto temuta, “dissesto”, fu il consigliere Vincenzo Giardina, già in passato vicepresidente dell’assemblea cittadina. Fu lui ad evidenziare il pericolo, parlando pure della necessità per il Comune di fare da “sceriffo” contro i tanti furbetti che non pagano il dovuto. Un intervento che faceva presagire le misure di rigore votate pochi giorni fa dall’aula per convincere la Corte dei conti della svolta nella gestione comunale ed evitare il crac.

Giardina, allora non avevate ancora piena contezza dell’eredità che vi era stata lasciata, ma lei fu tra i primi ad intuirne la drammaticità.
Sì, è così. Era il primo Consiglio dopo quello di insediamento. Effettivamente vedendo che c’erano 35 milioni di residui attivi (di cui 15 di dubbia esigibilità), debiti per circa 18 milioni e una bassissima riscossione, il rischio del dissesto si intravedeva. Feci un intervento politico, chiedendo cosa avesse fatto la passata amministrazione per riscuotere quei 35 milioni di residui attivi. Nulla, non era stato fatto nulla. Parlai della necessità di fare da “sceriffi” proprio per tutelare coloro che onestamente hanno pagato rispetto a coloro che, pur potendolo fare, non hanno versato il dovuto.

Fa un certo effetto, oggi, seguire quella riunione consiliare su Youtube (a partire dal minuto 25) e sentire gli interventi dei suoi colleghi seduti di fronte a lei mentre sostengono che hanno lasciato un bilancio sano. Sano, forse, solo su un foglio Excel. Questo è accaduto pochi mesi fa.
Infatti, avevo detto in quella stessa riunione che avremmo potuto avere problemi a pagare gli stipendi dei dipendenti comunali. Cosa che poi accadde. No, non sono un oracolo. I numeri parlavano chiaro, vista anche la notevole anticipazione di cassa sulla quale si pagano interessi.

A Biancavilla chi non paga tasse e imposte è una grossa fascia di popolazione. Impensabile che tutti siano indigenti. Diciamo che abbondano i furbi. Non perseguirli, negli anni, è stata una scelta politica di ingiustizia sociale, la negazione di un principio sacro della sinistra. Ci ha pensato? Lei, come tutti, è chiamato adesso a fare il “comunista”, affinché tutti paghino il dovuto e gli onesti non subiscano la sfacciataggine dei furbi.
Stanare i furbi non è da “comunisti” né da “fascisti”. È un dovere. La mia formazione è quella della destra sociale. Se è vero che il 40% paga regolarmente e l’indice di povertà in Sicilia è del 15-20%, significa che c’è un buon 40-45% che può e invece non paga e pretende pure i servizi. Noi dobbiamo dire da che parte stare: io sto con chi rispetta le regole e non con i furbi.

In linea puramente teorica sarebbe favorevole a mettere online la situazione tributaria di ogni amministratore e ogni consigliere?
È una questione di etica politica. Volendola considerare, si può fare. Comprendo che se i politici chiedono ai cittadini di essere in regola, è giusto che innanzitutto lo siano loro. È un’idea da considerare.

Coloro che hanno la responsabilità hanno nomi e cognomi precisi. Ma si possono indicare oppure è vietato? Sembrate timorosi a farlo. Forse perché in maggioranza avete imbarcato alcuni che sono stati protagonisti nella passata esperienza amministrativa?
Nessuna difesa della passata esperienza, non assolvo assolutamente l’amministrazione Glorioso, che poteva intervenire prima e non l’ha fatto. Noi abbiamo ereditato debiti, mentre l’amministrazione Cantarella ha lasciato un Comune virtuoso.

La Corte dei conti è chiara nell’individuare le criticità economico-finanziarie dell’ente e ad indicare le responsabilità, che sono locali. Invece, a sentire taluni, sembra che l’allarme rosso sui conti comunali sia dovuto a fattori… meteorologici. Avevate promesso un’operazione verità: non l’avete fatta.
Dovrebbe spettare in particolare al sindaco perché ha maggiore contezza, ma è un’operazione già in atto. Lo abbiamo detto che non è stata fatta alcuna riscossione e nessun intervento.

Fatto sta, Giardina, che adesso tocca a voi tentare di sistemare le cose. D’ora in poi, ogni responsabilità è vostra. Bastano quelle misure indicate in maniera unanime dal Consiglio Comunale?
È un primo tentativo per rispondere alla Corte di conti, per mostrare che stiamo lavorando, per salvare la situazione ed evitare il default del Comune. Aderire all’Agenzia delle entrate per fare riscossione è un passo serio e, speriamo, proficuo.

Come ha detto il suo collega Vincenzo Amato, dovreste strappare il vostro programma elettorale perché l’unico ed esclusivo impegno dovrà essere riempire la voragine di bilancio. È così?
Sì, in primis è quello che ho detto io. L’azione amministrativa dovrebbe essere svolta in funzione del programma elettorale. Invece si dovrà intervenire su ciò che ci è stato lasciato: due rendiconto andati a male, un bilancio di previsione 2016-2018 che non presenta caratteri di stabilità finanziaria. Quindi, ahimé, c’è il rischio grosso di aumentare le tasse. Mi auguro –se dovesse avvenire– che sia un aumento temporaneo. E non bisogna tralasciare poi l’urgenza di fare ripartire l’economia a Biancavilla.

E come? Con quale ricetta?
Dobbiamo vigilare sull’approvazione, imminente, del nuovo Piano Regolatore e puntare sulla zona artigianale, in modo da evitare di fare scappare imprenditori da Biancavilla, cosa che è accaduta.

Ecco, la zona artigianale di Sciammarita: un cavallo di battaglia del Centrodestra fin dai tempi della seconda Giunta Manna. Battaglia che perse vigore dopo l’esproprio dei terreni per circa 500mila euro, 98% dei quali andati alla società “Salentina Sicula Immobiliare”, proprietaria di 62.778 metri quadri. Insomma ci troviamo con un pugno di terra senza averci fatto nulla. L’unico felice è chi ha incassato i soldi degli espropri.
Quell’opera, portata a compimento con la realizzazione dei servizi dall’amministrazione Cantarella, si potrebbe rendere appetibile, per esempio rivedendo le modalità e le condizioni di assegnazione dei lotti. Bisogna riprendere l’opera: è possibile rilanciarla.

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Piano anti-dissesto, Dino Asero: «L’ho votato perché non sono Pilato»

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di Vittorio Fiorenza

Non ha alcuna responsabilità sui conti in rosso del Comune: né politica né amministrativa. Non ha a che fare né con la precedente compagine né con quella attuale. Eppure, seduto nei banchi dell’opposizione, unico rappresentante del Movimento 5 Stelle, ha votato (come gli altri gruppi di minoranza e l’intera maggioranza) il piano “lacrime e sangue” da sottoporre alla Corte dei conti, nel tentativo di riordinare il disastrato quadro economico-finanziario dell’ente, ereditato dalla passata amministrazione, con lo spettro del dissesto che si anima sempre più.

Consigliere Dino Asero, ragionando per convenienza politica, avrebbe potuto benissimo guardarsi la scena da una posizione comoda: da una parte coloro che ci hanno portato a questo punto, dall’altra coloro che hanno l’onere di porvi rimedio.
Certamente, ma mi sarei sentito come Ponzio Pilato. Non rientra nel mio stile. Appena sono stato eletto con il Movimento 5 Stelle ho fatto un augurio ad Antonio Bonanno, che ripeto ora: auspico che possa governare bene in questi 5 anni per potere essere riconfermato. Una buona gestione non deve essere legata agli interessi politici dei singoli consiglieri. Il bene, se c’è, resta per tutti.

Quando e se attuate quelle misure “lacrime e sangue” (come le ha definite il consigliere di maggioranza Vincenzo Amato), nessuno dell’opposizione, quindi, può alzarsi a protestare: avete avallato correttivi di eccezionale rigore.
Sì, se però si continua in una politica dispendiosa sulle residue casse comunali, noi ci alzeremo e contesteremo il dispendio di denaro pubblico. Ma ho votato con coscienza e convinzione quelle misure, nonostante io, esponente del Movimento 5 Stelle, sono l’unico in Consiglio Comunale a non avere responsabilità.

Dalla delibera è stato stralciato il rientro del personale comunale, attualmente in prestito alla sede del Giudice di pace. Sede che era destinata alla chiusura o meglio alla chiusura anticipata rispetto al 2021, quando comunque per legge sarebbe soppressa per effetto della riforma del processo civile.
Il Giudice di pace ha svolto e svolge un ruolo fondamentale: è un punto di riferimento, un presidio nel territorio. Già avevamo subìto la chiusura dei tribunali distaccati. Ecco perché ritengo non abbia senso andare a chiudere un servizio. Morirà per effetto della riforma, ma proprio perché si tratta di qualche anno non vedo il motivo di anticiparne la chiusura. Vero è che questa misura era stata indicata per adoperare il nostro personale per potenziare gli Uffici Tributi e Contenzioso, come ci chiede la Corte dei conti. Ma credo ci possano essere altre risorse, in un’ottica di rimodulazione generale degli uffici comunali.

Ad ogni modo lei ha ottenuto il “salvataggio”, per ora, del Giudice di pace. Una “vittoria di carta”, va detto. Nulla vieta al sindaco, se lo riterrà inevitabile, di rinunciare comunque alla sede giudiziaria, prima della sua chiusura naturale.
Rispetto alle mie osservazioni, il sindaco ha saputo ascoltare al punto che ha eliminato dalla proposta di deliberazione il riferimento al Giudice di pace. La gestione del personale è nei poteri del sindaco, certamente. Sarà eventualmente lui a giustificare le sue scelte. Ma sarebbe opportuno ascoltare gli operatori del settore.

In quella seduta consiliare, vi siete concentrati soprattutto sulla questione, marginale, del Giudice di pace. Ma avete compreso il peso di tutto il resto (taglio alle spese, aumento delle tasse, riscossione coattiva…)?
Abbiamo soppesato anche tutto il resto. E non bisogna nascondersi dietro un dito. La riscossione coattiva, per esempio, rappresenta un atto dovuto, senza attendere “autorizzazione” del Consiglio Comunale: rientra nei doveri dell’amministrazione comunale. Bisogna essere chiari: se si dovesse arrivare al dissesto, le conseguenze sarebbero ben più gravi. In coscienza dico che sarei pure d’accordo a ricorrere ad un aumento delle imposte, se necessitato. Non percorrere questa strada ed arrivare al dissesto significherebbe, per legge, fare schizzare le aliquote al massimo consentito. Ma attenzione su un punto.

Quale?
Abbiamo votato, tenendo presente tutte le misure per dare un contributo al sindaco, che ha trovato una situazione disastrosa, come lui stesso ha dichiarato e come la Corte dei conti ha rivelato. Ma noi saremo vigili sull’azione dell’amministrazione comunale, a cominciare dalle spese che effettuerà, comprese le spese voluttuarie minime.

Ma non c’è un divieto assoluto di spesa, altrimenti sarebbe il suicidio di un ente. Non sempre c’è un criterio oggettivo per definire una spesa superflua. Spesso si tratta di sensibilità soggettiva.
Per esempio ho sentito che il Comune dovrebbe ripristinare le cene per anziani: in questo momento non sarebbe uno spreco? Ho contestato il Carnevale non per l’organizzazione della festa in sé, ma come si giustifica una spesa, anche se contenuta, di fronte al momento che viviamo? Se il Comune deve dare un segnale di crisi economica, deve passare pure da questo. Leggo in qualche delibera spese per la sistemazione dei fiori al cimitero. È proprio di assoluta necessità?

Asero, ma le bacchettate della Corte dei conti sono su questioni di ben più drammatica e consistente entità, mica contesta i fiori al cimitero o i 10mila euro spesi per il Carnevale. 
Alla Corte dei conti stiamo dicendo che rimoduleremo i programmi di spesa. Se a casa mia sono in debito e ho le banche col fiato sul collo, non potrò permettermi di regalare dei fiori a mia moglie perché è una spesa superflua. Su questo saremo intransigenti.

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