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Detto tra blog

Lello Rapisarda e i 70 anni del Msi «Lo sdoganamento? Un’infamia»

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Ricorre il settantesimo anniversario della fondazione del Movimento Sociale Italiano. I suffragi elettorali che a suo tempo mi avete copiosamente tributato nelle sue liste sono stati gelosamente custoditi ed impegnati. Neppure uno dei vostro voti è stato mai barattato o svenduto. Uno ad uno ve li ho sempre restituiti tutti puliti, limpidi, integri!

Arturo Michelini, Giorgio Almirante, Pino Romualdi, Augusto De Marsanich vollero donare agli italiani il MSI. Mio padre, Ciccio Zappalà, il ragioniere Placido Lanza ed altri ancora nella nostra provincia aderirono individuando in Filippo Anfuso e Tano La terza  la loro punta di diamante.

Tutti ci hanno proposto una concezione della politica che fa a pugni con la squallida realtà che stiamo vivendo. Non avevamo bisogno di attestati di democrazia da parte di alcuno; la gente ci apprezzava per la nostra coerenza e per il nostro coraggio.

Quando si disse che, finalmente, per meriti altrui, eravamo stati “sdoganati “si compì la più grossa delle infamie contro la destra vera, autentica, popolare. In pochi si accorsero che si stava perdendo un patrimonio di ideali e di formidabile organizzazione costruita negli anni.

Ma il passato è passato! Non so a chi appartenga il “dominio” del simbolo della fiamma tricolore, né mi interessa saperlo. Francamente me ne frego.

Certamente appartiene a me e a quanti come me hanno avuto e continuano ad avere “nostalgia dell’avvenire”. Grazie per avermi letto amati concittadini e auguro buon anno a tutti. Toto corde.

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Detto tra blog

Un maschilismo arcaico duro a morire: basta sfogliare l’albo degli scrutatori

Accade ancora nel 2022: i nominativi delle donne sposate, accostati al cognome dei mariti

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In attesa della consultazione referendaria del 12 giugno, scorrendo l’albo degli scrutatori del Comune di Biancavilla, mi sono accorta che le donne sono identificate mediante nome, cognome e… il cognome del marito. Anzi, peggio, sono esattamente identificate nella forma: Anna Rossi IN Verdi.

Ebbene sì, nell’epoca in cui in Italia finalmente è intervenuta la Corte costituzionale sul doppio cognome, a Biancavilla (certamente come altrove) si sente ancora la necessità di identificare l’appartenenza della donna a un uomo. Ciò, in barba a quanto già da oltre 60 anni ha statuito la Corte di Cassazione. La norma del Codice Civile prevede che il cognome del marito vada aggiunto a quello della moglie quale un diritto della donna, non per obbligo.

Pertanto, non essendo previsto alcun automatismo e volendo, per logica, escludere che tutte le donne di Biancavilla abbiano chiesto l’aggiunta del cognome del marito al proprio, devo concludere che siamo tristemente alle solite.

Infatti, a prescindere dal dato normativo e/o dall’eventuale impostazione tecnica del software utilizzato dal Comune di Biancavilla (e da altri Comuni, come presumo che sia), trovo tutto ciò arcaico, gretto, maschilista e sessista. E non posso che leggerlo come un rimando ad una subcultura sociale degli anni che furono, che fatica a cambiare.

Ipocrisie e subcultura patriarcale

L’importante, però, è che il 25 novembre e l’8 marzo si parli a sproposito di parità di genere, di uguaglianza di diritti. E si urli a gran voce “No alla violenza sulle donne”. Ed ancora più importante è che se ne parli durante le campagne elettorali. L’argomento “donne” è noiosamente utilizzato per acchiappare voti da parte di uomini e di donne che, di fatto, parliamoci chiaro, non sanno neanche quello che dicono.

La nostra ipocrita società non si rende conto che la mentalità e la subcultura maschilista e patriarcale imperanti nel nostro Paese abbiano origine in primis negli stereotipi di genere e familiari che noi stessi alimentiamo. Ne è un esempio l’identificazione della donna con l’aggiunta del cognome del marito. Oppure con l’utilizzo dell’odiosissima espressione “capo famiglia”. O ancora, con l’utilizzo in numerosi moduli di Istituzioni pubbliche (anche scuole!) dell’arcaica definizione di “patria potestà” in luogo della definizione corretta “responsabilità genitoriale”.

C’è da piangere. E c’è ancor più da piangere a pensare che, puntualmente, si debbano sollevare questi argomenti tramite Biancavilla Oggi, unica testata che abbia questa sensibilità. Possibile che nessuno dei politici (donne e uomini) di Biancavilla ed esponenti della cosiddetta società civile se ne siano accorti? Possibile che l’utilizzo di Anna Rossi IN Verdi non abbia disturbato nessuno? È mai possibile? A Biancavilla, sì. Possibilissimo.

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